Home»Foto»Ma da Napoli al Piemonte la Base si ribella contro Grillo e il suo guru

Beppe Grillo

Avete presente Fight Club? A un certo punto il progetto di Edward Norton – creare una rete di combattimenti notturni per sfogare la volontà di potenza di maschi americani – va così oltre le intenzioni che sfugge totalmente dalle mani di chi l’aveva iniziato. Ecco.

Mentre Beppe Grillo ieri portava la sua voce in Val Susa a quelli che si battono contro la Tav, sul blog peerates.org Alessandro, uno dei sostenitori dei suoi meet up, commentava amaro: «Grillo mi ricorda un po’ quella scena di Fight club , dove il protagonista perde il controllo del progetto Mayhem, che continua anche senza di lui e contro il suo volere». E il fatto è questo ormai: dopo l’uno-due elezioni amministrative-referendum, sono sempre di più i sostenitori o semplici cittadini che non accettano più l’equazione movimento-uguale-Grillo, e non tollerano più i metodi dell’antico ispiratore. Non è la prima volta che accade, in questi anni, ma ora il malessere ha un senso particolare perché investe la domanda: che facciamo dopo le vittorie elettorali? Il casus belli risale al 18 giugno, le discusisoni duravano ancora ieri. Grillo convoca una riunione a porte chiuse a Milano – di solito avvengono ogni sei mesi – in cui, col divieto di far riprese e raccontare all’esterno (!), prova a strutturare una forma di coordinamento. Se ne occupano due uomini, i fratelli Davide e Gianroberto Casaleggio, che con la loro azienda gestiscono da anni il sito e la strategia del comico di Genova.

L’incontro, dalle 11 alle due e mezzo di pomeriggio, nomina (non elegge) quattro figure, Matteo Olivieri (Reggio Emilia), documenterà i progetti realizzati nelle città; David Borrelli (Treviso), si occuperà delle liste; Vito Crimi, di Brescia, analizzerà e coordinerà i programmi sui vari territori; infine Vittorio Bertola, di Torino, che ha il compito di ritoccare Movable Type, il sistema su cui gira il sito Grillo, per creare una piattaforma informatica per condividere tutto il lavoro prodotto dai consiglieri grillini in Italia. Normale, Grillo si dà una struttura, sia pure leggerissima. Ma lui o qualcun altro per lui? Luca B., dei meet up bolognesi, domanda: «Chi decide questi coordinatori?». Roberto Fico, del meet up di Napoli, attacca: «Con che criterio organizzate gli incontri, potremmo saperlo?».

Davide Bono, consigliere piemontese, ieri in Val Susa ha ribadito ogni solidarietà con Grillo. Però è certo che i modi con cui è avvenuta la strutturazione del movimento non gli sono piaciuti, «altro che spontanee, queste sono candidature spintanee. E tre di loro hanno doppi incarichi». A fine meeting aveva raccontato: «Strappo il microfono alle 14,30 e chiedo lumi, chi ha deciso chi, e se sono ruoli tecnici o politici? Mi si risponde che se qualcuno del territorio me lo chiede devo mandarlo aff…». Siamo a questo: Grillo sfodera il vaffa contro i suoi stessi eletti.

Bertola nel frattempo si autosospende dal coordinamento piemontese, in polemica con Bono. Mauro Conte accusa, «vale il singolo cittadino o sono due tre persone senza nome e senza volto, che scavalcano tutto? Grillo mi manda aff…? Io mando aff… lui». La candidata romana Serenetta Monti dice che Beppe «prende ordini» da Gianroberto Casaleggio. Chi sia quest’uomo dai capelli Galbusera – che ieri se ne stava sereno nel bosco che possiede vicino a Ivrea, nel Canavese – è noto, ma varrà la pena ricordarlo.

Beppe Grillo stesso, nella prefazione di «Web ergo sum», racconta: «Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile del 2004. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di rete. Di come potesse cambiare il mondo. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco. Ebbi un attimo di esitazione. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora di Calimero, il pulcino nero, Gurdjieff». E infatti Casaleggio un po’ ricorda il mistico armeno, con le sue teorie su una rete impalpabile (Gaia) che arriverà a controllare la vita e la politica reale. Sarebbe discorso lungo, il fatto è che Grillo demanda a Casaleggio ormai tutto. E sul web fanno le pulci al network del guru, i suoi esordi nell’Olivetti di Roberto Colaninno, il passaggio in Webegg, un’azienda allora controllata da Telecom (ai tempi Tronchetti Provera), la sua amicizia con un altro socio della Casaleggio, Enrico Sassoon, poi dal 1998 dell’American Chamber of Commerce in Italy, che raggruppa tra l’altro gruppi come quello dell’Aspen Institute.

Nulla di male, ovviamente; ma nulla che esalti la base. La mobilitazione, web o reale non fa distinzione, cresce, e non accetta più totem, specie dopo le vittorie elettorali. Grillo giura: «Mi chiamo fuori da questa deriva partitica piemontese». Ma il movimento cinque stelle sa di non essere il Pdl.

Fonte: www.lastampa.it

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