Home»Città possibile»Ecco gli angeli della monnezza “Ora basta, Napoli la puliamo noi”
Napoli - CleaNap all'opera

Conchita  Sannino

Hanno messo le braccia al posto delle parole, quello che fa un piccolo risorgimento al suo primo varco. Hanno cominciato con una piazza, due scope e guanti spaiati da chirurgo. Ora sono duecento alle assemblee pubbliche e tremila soltanto su uno dei social network coinvolti, e hanno adottato quattro aree della città. A volte basta che sia uno a indicare: “La città è nuda”. Succede che, allo sbando, si trovino le forze.

Le forze si trovano non per un altro grido, ma per fare un passo e guadagnare ossigeno. Capita quasi sempre mentre stai per arrenderti o affogare. È un clic che stavolta muove Napoli, capitale incline alla sorda indolenza quando l’onda della crisi – si chiami rifiuti o degrado – diventa compagno promiscuo, intima violazione. E infine morso quotidiano a cui non si vuole offrire altra carne.

La cura diventa ripartire dal basso. Pulire prima una strada, poi una piazza, poi un’altra. Tirare le erbacce dagli interstizi insieme alle carte dai marciapiedi. Ridarsi appuntamento e fare un altro pezzo di “pulizia”. Da soli. “Senza partiti, senza padroni”. Quando finiscono, si passano la parola. Che poi è diventata un programma e una sigla felice, in due sillabe, buona per bambini, laureati e nonni: CleaNap.

Un’idea forte dietro la quale c’è la tenacia di un anziano libraio, Rino De Martino, custode ormai di Piazza del Plebiscito abbandonata. E, dopo, l’intuizione di una 27enne, Emiliana Pellone, una laurea in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale, una faccia alla Audrey Tatou, a cui piace ignorare che Napoli non sia il mondo di Amelie. E che dal suo blog, il 4 giugno lancia un appello: “Facciamolo noi, facciamo piazza pulita”. “Credo che ce la possiamo fare, solo se ci impegniamo tutti in prima persona – spiega Emiliana – . Alla fine basta poco, mi sono detta: una scopa, una paletta, un paio di guanti e tanta acqua pubblica, e si lava la faccia a un frammento di città. Avevo scritto ai miei amici di Facebook: “Perché non cominciamo con una forma di flash mob? Una performance, filmata e ripresa, iniziando da piazza Bellini, un posto fantastico che se fosse in altre zone del mondo sarebbe gremito di turisti. Se andasse in porto, potremmo “adottare” un luogo ogni 10 giorni. Jamme bell'”. Tipico preziosismo gergale, sta per: diamoci una mossa.

È nato così, in Rete, il fenomeno CleaNap. In 28 giorni, i primi 2800 iscritti. Poi, dopo le prime operazioni di decoro collettive, la pagina viaggia al ritmo di cento iscritti al giorno (vedi alla voce www. fanpage. it/cleanap). Continua Raffaella: ” “Ho pensato a una crasi – ebbene sì, ho fatto il classico – tra il verbo to clean e NAP(oli). Se lo andate a pronunciare diventa “Clean up”, i cui svariati significati anglofoni rimandano a moralizzare, pulire, regolare. Anche il sottotitolo Piazza Pulita ha una valenza didascalica e insieme metaforica”. 

Capita, proprio in mezzo alle stagioni dell’emergenza cronica, che si alzi la voce: “Cominciamo da noi”. Nella città delle 2300 tonnellate di immondizia che sta foderando di nuovo gli angoli cittadini, per non parlare delle 15mila spalmate in tutta la provincia, cresce la voglia di dimostrare. Capita che scendano in piazza giovani e anziani con detersivi e pannopelle. E che mettano le mani, appunto, invece delle parole degli altri. Ai primi di maggio comincia De Martino con la pulizia del colonnato di San Francesco di Paola, il 4 giugno Emiliana parte con la sua proposta. L’11 giugno viene ripulita piazza Bellini, il 26 tocca al Largo Banchi Nuovi, l’8 luglio ai giardinetti di Porta Capuana. Prossima tappa il 24 luglio: appuntamento alle 17 in piazza Santa Maria La Nova. 

CleaNap ha trovato sia sulla Rete sia in strada, alleati convinti. I “Friarielli ribelli”, squadre di giovani che, con la loro guerrilla gardening, si incaricano di far risorgere le aiuole inaridite e i giardini dimenticati. E poi il libero attivismo di quei cittadini che da soli stanno diffondendo la moda virtuosa di autotassarsi e mettere la compostiera per l’umido in cortile: aiutati dall’intraprendenza di Francesco Emilio Borrelli, ex assessore dei verdi in Provincia. È bastato che si partisse con Aniello Morra, un commercialista del Parco della Madonnina, che ormai offre sul tema consulenza gratuita (anche su infoverdicampania. it o agmorraibero. it). Riferimenti a cui chiamano da tutta Napoli per chiedere consiglio. Come fosse un call center. “Scusi, noi siamo 50 famiglie, abbiamo bisogno di quale compostiera, con quali batteri da inserire? E dove si acquista”. Perfino nella più sofferente Forcella c’è il padre di Annalisa Durante (uccisa per errore in un conflitto a fuoco) che si è mobilitato per una differenziata spontanea. 

Succede che un semplice appello via social network faccia saltare un tappo. E squillare la tromba che istituzioni e palazzi hanno tenuto muta. Il sindaco Luigi de Magistris riflette: “Sono sempre stato convinto che i napoletani siano pronti ad essere il perno di una rivoluzione ambientale che finalmente conduca al superamento della piaga storica dei rifiuti. Del resto senza il contributo dei cittadini e delle cittadine non è possibile alcun miglioramento in tal senso. Non a caso, abbiamo delegato ad un consigliere Raffaele Del Giudice il compito di mobilitare e organizzare la cittadinanza. Per questo apprezzo le tante iniziative spontanee. Hanno un importante valore simbolico, oltre che pratico, e alimentano la speranza di quanto sia possibile un cambiamento ambientale e civico”. 

Anche Marco Sergio, avvocato e responsabile di una piccola impresa, si è messo in contatto con Emiliana portando in dote altri contatti. Dando disponibilità a organizzare, su pura base volontaristica, “corsi di formazione” per una differenziata responsabile. “Voglio provare a dare una mano, cercando anche di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche. Ma sarebbe importante avviare un vero bombardamento mediatico in grado di stimolare comportamenti etici e virtuosi, e allo stesso tempo un inasprimento delle sanzioni per i trasgressori”. 

On line, la mobilitazione cresce. Senza enfasi, anzi. Chiara Amato scrive: “Basta dire “bravi, vi stimo””. Ma dove sono tutti questi fan, tutti questi sostenitori quando si devono alzare le maniche? Mia madre ha 65 anni e con il colpo della strega è andata a pulire, anche solo per un’ora e mezza”. C’è qualcosa di semplice e solenne nell’azione di uscire con una scopa per fare linda la città di tutti. Meno complimenti agli eroi pulitori. E più gente nelle strade, ci vogliono più braccia, più gente che fa”.  

Fonte: www.repubblica.it

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