Home»Ecologia»Cosa significa sequestrare l’anidride carbonica?
Inquinamento industriale

Valentina Arcovio

Finalmente l’Italia ufficializza il via libera allo stoccaggio geologico dell’ anidride carbonica. Il Governo ha infatti approvato il decreto legislativo che recepisce la direttiva comunitaria in materia di carbon sequestration. Si tratta di uno degli strumenti da usare per ridurre la CO 2 immessa in atmosfera che prevede il sequestro permanente dell’anidride carbonica in formazioni geologiche profonde. Non è una tecnologia nuova. Le compagnie petrolifere iniettano già da 30 anni in circa un centinaio di giacimenti l’anidride carbonica per aumentarne la produzione secondaria di petrolio. Ora invece questa tecnica viene messa al servizio del Pianeta per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. 

 “L’approvazione del decreto legislativo sullo stoccaggio geologico della CO 2 è una delle poche cose di rilievo in campo energetico fatte dal nostro paese negli ultimi 10-15 anni”, commenta Fedora Quattrocchi, responsabile dell’unità funzionale di Geochimica dei fluidi, stoccaggio geologico e geotermia dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ( Ingv). “Nel nostro paese – spiega – abbiamo già piccoli impianti di cattura della CO 2, per cui non era necessaria una legge ad hoc per tali impianti industriali, che saranno opportunamente sviluppati in grande scala. Quello che mancava invece era una legge per lo stoccaggio che finalmente è arrivata ora”. 

Fino ad oggi l’Italia ha partecipato e promosso diversi progetti nell’ambito della carbon sequestration, in cui sono stati coinvolti sia centri di ricerca che aziende. ” Per certi versi”,  sottolinea Quattrocchi: ” il nostro paese è molto avanti rispetto agli altri, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della gestione dei rischi e del monitoraggio”. L’Ingv ha già condotto una serie di studi di fattibilità, individuando all’incirca 200 siti ideali in cui poter realizzare questi pozzi di stoccaggio geologico. Al momento ci sono molti altri progetti in corso che hanno l’obiettivo di monitorare l’evoluzione della CO 2 dopo la fase di sequestro nel sito. 

A livello europeo con la piattaforma denominata Zep (European Technology Platform for Zero Emission Fossil Fuel PowerPlants), la Commissione ha avviato nel 2005 un programma operativo che vede coinvolte utilities europee, compagnie petrolifere, produttori di tecnologia, associazioni ambientaliste non governative. Tra gli obiettivi, c’è quello di raggiungere lo stadio commerciale per le tecnologie Ccs (Carbon Capture Sequestration). I progetti selezionati sono sei, tra cui quello di Porto Tolle in Italia, in cui Enel ed Eni hanno sottoscritto un accordo strategico di collaborazione per lo sviluppo di tecnologie per la cattura, il trasporto e il sequestro geologico della CO 2 e per accelerare lo sviluppo della Ccs.

In particolare, l’accordo prevede il trasporto e lo stoccaggio della CO 2, catturata a Brindisi, presso il sito di Cortemaggiore (Piacenza), dove viene iniettata e immagazzinata nel sottosuolo in un giacimento di gas esaurito e già utilizzato per lo stoccaggio di metano. Il progetto costituisce un prototipo precompetitivo per la realizzazione di un impianto su scala industriale. Invece il progetto Eepr Porto Tolle di Enel ha ricevuto un supporto finanziario europeo di circa 100 milioni di euro. Molto interessante e promettente anche il progetto del bacino del Sulcis che prevede la realizzazione di un sistema di cattura della CO2 prodotta da una centrale a carbone, il suo convogliamento nel giacimento dove andrebbe a spiazzare il metano intrappolato nei micropori del carbone. I risultati? Dall’aumento del grado di produttività del giacimento all’eliminazione dell’emissione in atmosfera di metano fino a disporre in loco di un sito per intrappolare la CO2 della centrale. 

“Con il no dell’Italia al nucleare – conclude Quattrocchi – è davvero importante per il nostro paese investire nella CCS per dare una risposta forte al problema dei cambiamenti climatici, sebbene sia molto importante continuare a fare ricerca su tutte le filiere energetiche, incluse rinnovabili geotermiche e nucleare delle prossime generazioni ad impatto scorie minimo. Le aziende italiane possono comunque investire proficuamente anche all’estero, data la loro competenza”.

Fonte: www.wired.it

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