Home»Foto»Quando il farmaco è un boomerang

Pillole

Daniela Cipolloni

La parola farmaco deriva dal greco “pharmacon” che ha il duplice significato di veleno e rimedio. In inglese si si usa lo stesso termine, ” drug”, per indicare sia farmaco che droga. In effetti, non c’è medicina che sia sicura al 100 per cento, basta dare un’occhiata a qualunque bugiardino per rendersene conto. All’azione terapeutica di un determinato principio attivo si contrappone sempre il rischio dei possibili effetti collaterali. Il problema è capire da che parte pende la bilancia: se sul piatto pesano più i benefici o se invece è la cura a far più danni del male che dovrebbe trattare. Sorprenderà, ma per la maggior parte dei farmaci in commercio la questione è aperta.

Solo nel momento in cui un gran numero di pazienti inizia ad assumere un determinato medicinale si viene a scoprire se questo, oltre a essere efficace, è davvero sicuro o meno. In un certo senso, ogni volta che acquistiamo una confezione in farmacia è come se partecipassimo a una grande sperimentazione di massa. Gli esperti la chiamano fase 4, la fase post-marketing. Le sorprese non mancano mai.

Prendiamo le statine, per esempio, farmaci che abbassano il colesterolo e riducono il rischio di attacchi cardiaci. Sono le pasticche più prescritte negli Stati Uniti: circa 20 milioni di persone le buttano giù ogni giorno con un sorso d’acqua. Di certo, il cuore ci guadagna. Qualche volta, però, ci vanno di mezzo muscoli, reni, fegato e in rarissimi casi può presentarsi una grave condizione, chiamata rabdomiolisi, con esito fatale. Da quando sono entrate in commercio, le statine sono sotto osservazione (di qualche giorno fa l’ultimo provvedimento della Food and Drug Administration per limitare l’uso della simvastatina). Ora da un’analisi condotta su oltre 32mila pazienti in terapia emerge che le statine aumentano leggermente il rischio di diabete. Il pericolo riguarda soprattutto i consumatori che assumono il farmaco alle dosi più elevate: hanno una probabilità del 20% superiore di sviluppare diabete di tipo II rispetto a chi non prende statine, e del 12% più alta rispetto a chi prende gli stessi farmaci a dosi inferiori, scrivono i ricercatori sul Journal of American Medical Association. Nonostante tutto, “ il bilancio netto è a favore delle statine”, secondo Kausik Ray della St. George’s University di Londra, tra gli autori dell’articolo.

Vale la pena, insomma, correre il rischio in nome del grande guadagno di evitare infarti e ictus. Ma come si fa a deciderlo? A chi spetta il compito di misurare il rapporto danni/benefici dei farmaci? E poi, non sarebbe meglio stabilirlo prima di metterli in circolazione anziché dopo?

“ La sperimentazione clinica, per quanto accurata, ha sempre dei limiti”, spiega Maria Rosa Luppino, farmacista della Ulss 20 di Verona e referente di farmacovigilanza della rivista d’informazione indipendente Dialogo sui Farmaci.

“ Gli studi sono condotti su un ristretto numero di persone e nella fase 3, quella decisiva, si possono arruolare solo pazienti ultraselezionati, per evitare distorsioni nei risultati. Le case farmaceutiche, inoltre, hanno tutto l’interesse a dimostrare i benefici di una molecola, più che la sua sicurezza. A meno che non emergano eventi avversi macroscopici durante i test, il vero e proprio profilo di sicurezza di un farmaco si andrà a delineare solo quando ad assumerlo è un vasto campione di popolazione generale, tra cui bambini, anziani, pazienti con altre patologie, sui quali non sappiamo esattamente l’effetto che farà finché non lo sperimentano sulla propria pelle”.

La conoscenza delle reazioni avverse è rimandata alla fase di farmacovigilanza post-marketing, un esame senza fine che coinvolge case farmaceutiche, medici, farmacisti, pazienti e soprattutto autorità sanitarie (qui trovate i casi celebr di faramci ritirati che la scienza medica ha dovuto affrontare). In Italia, a sorvegliare ci pensa l’Aifa, l’ Agenzia del farmaco che si avvale di una rete capillare di oltre 400 “sentinelle” sparse nelle Asl, ospedali e Irccs che segnalano ogni reazione sospetta. Non è solo compito degli operatori sanitari stare in campana. Anche il singolo cittadino può informare l’Aifa di aver avuto un effetto collaterale non previsto nel “bugiardino”, compilando un apposito modulo.

Ogni anno arrivano nel database nazionale decine di migliaia di segnalazione: più di 300 per milione d’abitante, soglia standard fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità. “ L’Aifa passa al vaglio tutte le segnalazioni, le trasmette alla rete europea Eudravigilance e in caso di nuove reazioni avverse valuta eventuali provvedimenti da prendere a tutela della salute pubblica”, spiega Ferranda Ferrazin, a capo dell’unità di farmacovigilanza dell’Aifa: “ Il più delle volte, l’intervento regolatorio consiste nel modificare il foglietto illustrativo. Nei casi più gravi, si possono adottare misure drastiche che vanno dal divieto d’utilizzo del farmaco, alla sospensione temporanea dal commercio, fino la revoca, il provvedimento più grave che comporta il ritiro irrevocabile dal mercato”. Solo nel 2010 per motivi di salute pubblica sono state ritirati o sospesi dal mercato italiano 20 principi attivi.

Finché un farmaco è in commercio, è di fatto sotto giudizio. Come scrive Marcia Angell, medico e docente alla Harvard Medical School, autrice del libro-denuncia Farma & Co (il Saggiatore, 2006), “ più un farmaco è vecchio, maggiori sono le probabilità che sia migliore la documentazione sulla sua sicurezza”.

In termini di salute pubblica, la farmacovigilanza post-marketing è di cruciale importanza. Più della metà dei farmaci che sbarcano in farmacia presenta reazioni avverse indesiderate non riconosciute durante la fase di sperimentazione. Si calcola che le reazioni avverse siano la quinta causa di morte al mondo.

Circa il 2% degli accessi al pronto soccorso è dovuto alle reazioni avverse ai farmaci”, stima Bonati: “ Nella metà dei casi si tratta di medicinali cosiddetti off-label, cioè prescritti per altre indicazioni rispetto a quelle per cui sono stati registrati. Gli effetti collaterali dipendono anche dall’uso non appropriato che facciamo delle pasticche. Se ci limitassimo a prendere solo i farmaci essenziali e di comprovata efficacia, avremmo sicuramente meno problemi”.

Fonte: www.wired.it

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT