Home»Foto»Diabete II epidemico fra i ragazzi italiani. Dagli Stati Uniti le nuove regole anti-obesità per i bambini da 0 a 5 anni

Verdura

Mario Pappagallo

Gli Stati Uniti lanciano le regole anti-obesità per I bambini da 0 a 5 anni. La scienza ha individuato I due momenti chiave dello sviluppo in cui bisogna fissare il peso forma: nei primi anni di vita e a 18 anni. Chi è in sovrappeso o è obeso in questi due periodi avrà un marker a vita. Cioè le diete per perdere peso saranno sempre rebound per tornare ai chili dei 18 anni. Ecco l’importanza di educare i genitori e i giovani a regole salva-grasso. Lo statunitense Institute of medicine (Iom) le ha fissate: no a punizioni che vietino giochi e movimento all’aria aperta e tv rigorosamente vietate nelle camerette dei bambini. Dieta ricca di frutta e verdure e povera di grassi. E il governo dovrebbe redigere delle linee guida per l’alimentazione dei piccoli sotto I due anni. I pediatri devono controllare peso e altezza ad ogni visita. Ogni 30 minuti di inattività farli muovere. E, importantissimo, farli dormire: la mancanza di sonno è, infatti, un importante fattore di rischio per l’accumulo di grasso e peso.

Non più senile e nemmeno dell’età adulta. Il diabete di tipo 2 diventa giovanile negli Stati Uniti e adolescenziale in Italia. Gli esperti di tutto il mondo riuniti a San Diego per il 71mo Congresso dell’American Diabetes Association’s (Ada 2011) hanno fatto il punto. Un drammatico punto. Questa malattia, che ha come cause principali una dieta scorretta e la sedenterietà delle civiltà consumistiche, è ormai epidemia, se non pandemia. Una pandemia da benessere. Partita dall’Occidente ricco, ormai caratteristica anche delle economie emergenti. Perchè si copia più facilmente ciò che è scorretto ma piacevole invece di ciò che è corretto ma spiacevole. Cosi’ l’Italia, patria della dieta più salubre del mondo, si ritrova con un esercito (relativamente alla natalità ridotta) di bambini in sovrappeso o obesi , da far invidia (in negativo) agli Stati Uniti. Bambini destinati a un diabete di tipo 2 precoce, in età appunto adolescenziale. Non il tipo 1, malattia autoimmune favorita da geni predisponenti, ma quello da usura del pancreas, troppo “spremuto” da una dieta sbagliata da finire prima le sue potenzialità. I numeri dei pazienti nel mondo sono assolutamente chiari, seppur sottostimati da un 30-50 per cento di malati non diagnosticati: 285-350 milioni di diabetic 2 oggi, 438-700 milioni nel 2030 (circa 8 milioni in Italia, di cui 5 milioni noti). Un morto ogni dieci secondi. E nelle prossime 24 ore 55 pazienti diventeranno ciechi (retinopatia diabetica), 120 entreranno in dialisi (per la funzionalità renale saltata), 230 subiranno l’amputazione di un arto, 810 moriranno. Per le complicanze del diabete, favorite da un controllo inadeguato della malattia, da una diagnosi troppo ritardata, da un’aderenza alle cure sbagliata (le punture più volte al giorno di insulina non sono poi così piacevoli, anche se salvavita). E ancora prima di arrivare all’uso dell’insulina, le terapie in uso hanno effetti collaterali ancora non proprio controllabili: aumentano il peso (un controsenso perchè l’obesità è fattore di rischio alto nel favorire il diabete) e possono portare a ipoglicemia (una delle cause principali, per esempio, di coma e di perdita di coscienza che è anche causa di incidenti stradali mortali: 45 al mese in Gran Bretagna). La battaglia contro il diabete dei diabetologi e delle multinazionali del farmaco è anche quella di trovare, tra ormoni e neurotrasmettitori, quelle molecole che raggiungono il migliore obiettivo senza far rischiare i pazienti stessi o disaffezionarli a seguire i dosaggi corretti per tutta la vita. Una di queste è il linagliptin, ormai in fase III di sperimentazione sull’uomo, con le carte in regola per una vicina approvazione anche da parte dell’autorità regolatoria dei farmaci europea (Ema). Quella americana (Fda) lo ha approvato lo scorso maggio. I suoi “effetti collaterali” sono addirittura efficaci nel controllare il peso: fa dimagrire e non è causa di ipoglicemia. Quindi siamo vicini alla “naturalita’”.

Per ora, però, l’arma vincente resta la prevenzione: dieta e attivita’ fisica. Addirittura le dieta puo’ curare. Resettare il pancreas e il fegato e battere un diabete 2 gia’ in atto, l’importante è che sia precoce (da non più di 4 anni, secondo I dati della prima sperimentazione sull’uomo). L’università di Newcastle ha messo a dieta rigida 11 pazienti per otto settimane. Non a digiuno, ma quasi: 600 calorie al giorno. Il team guidato da Roy Taylor, lavoro pubblicato su Diabetology, ha selezionato pure I cibi: verdure non amidacee (quindi solo bietole, cavoli, broccoli, insalata) e bevande light (vietate quelle zuccherine e con le bollicine). I risultati dopo soli tre mesi: sette pazienti guariti. Gli altri 4 sulla buona strada. L’esame con la risonanza magneticA del pancreas ha mostrato che la componentE grassa era passata dall’8% al 6% in buona parte dei pazienti. E anche il fegato si era “ripulito” tornando a svolgere al meglio la sua funzione regolatoria sugli zuccheri. La produzione di insulina regolarizzata. Il tutto eliminando I farmaci. Insomma il reset è riuscito. «Ora – ha commentato Taylor – è fondamentale andare Avanti con la ricerca e verificare se la guarigione è permanente».

Fonte: www.corriere.it

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