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Transition Town

Monteveglio è la prima città d’Italia a seguire il movimento internazionale Transizione. Che punta alla riduzione dei consumi energetici e conta quasi 300 città in tutto il mondo. Alessandra e Roberto ci raccontano com’è viverci.

Giuliano Di Caro

Immaginatevi un orto che si nutre da solo. Basta trovare la giusta combinazione di sementi, che interagiscono tra loro spontaneamente, rafforzandosi a vicenda, e il gioco è fatto. Si chiamano orti sinergici e sono una delle figure simbolo della Transizione, movimento internazionale che punta alla riduzione dei consumi energetici e conta quasi 300 città in tutto il mondo.

In Italia la prima transition town ufficiale è Monteveglio, 5280 abitanti a una ventina di chilometri da Bologna, sindaco 35enne (l’età media anche della giunta comunale), orti sinergici nelle case e nelle scuole, giornate della semina, gruppi d’acquisto di pannelli fotovoltaici per privati e aziende. E l’ambizione di partire dal basso, dal locale, per provare a risolvere i problemi ambientali ed energetici globali, sperimentando un nuovo modello di convivenza civile.

Qui sono in molti ad aprire le porte di casa ai concittadini e mettere a disposizione la terra. È il caso di Alessandra e Roberto, che si sono trasferiti a Monteveglio un paio di anni fa da Bologna. “Il bello è che non sapevamo assolutamente nulla della Transizione prima di arrivare qui” racconta divertita Alessandra. E tuttavia, era già in cerca: dopo anni nella città, sentiva il bisogno di proporre un diverso stile di vita ai suoi figli.

La loro evidente felicità e la gentilezza con cui ti ospitano per parlare della loro scelta di vita sono prove tangibili che vivere in questo modo è una vera benedizione. Il casale rosso dove la coppia abita con i due figli è stato ristrutturato utilizzando materiali ecosostenibili: tetto ventilato, sughero, pavimento riscaldato, caldaia a legna. Certo, costa circa un terzo in più rispetto a un edificio normale. Ma a guardarlo è un piccolo angolo di paradiso: il serpentone di orti sinergici, la casetta degli attrezzi, il laghetto, una panchina azzurra con vista sulla vallata. Mirko, il figlio più piccolo, scorrazza per il giardino con le galosce ai piedi e ti mostra con orgoglio i nuovi germogli. “Quando vivevamo in città lui aveva sviluppato una serie di allergie”, racconta Alessandra. “Qui non ne soffre quasi più”. Alla figlia più grande, Annalisa, 14 anni, non mancano nemmeno gli amichetti di città, perché si è fatta nuovi amici qui nella città della Transizione e degli orti sinergici. “Sentivamo la necessità di vivere diversamente, tornare la sera in un luogo nostro per davvero”.

Giunti a Monteveglio, Alessandra e Roberto hanno incrociato la strada con altre persone che la pensavano come loro. “Un incontro speciale, non pianificato, con un paese intero. Qui abbiamo scoperto quel senso di comunità che nelle città è sostanzialmente scomparso”, spiega lei.

D’altronde la Transizione è proprio questo: “un esperimento sociale nato circa cinque anni fa in Inghilterra, nel Devon. L’idea di partenza è che le singole comunità, grazie all’impegno di piccoli gruppi di persone, siano in grado di riprogettarsi da sole, partendo dal basso”, spiega Cristiano Bottone, che per tre anni ha fatto da ponte tra Monteveglio e gli alfieri inglesi del movimento. L’obiettivo è arrivare a pianificare e pubblicare un “piano di decrescita energetica”, come ha fatto qualche mese fa la cittadina britannica di Totness. Il paese del Devon è il primo tra le ben 293 città di Transizione sparse in tutto il mondo a esserci riuscito, dopo quattro anni di lavoro. Il piano comporta la conversione alle nuove tecnologie pulite per edifici pubblici, privati e aziendali, la riduzione dei consumi, progetti di educazione e orti comunitari. “Ma anche e soprattutto un nuovo modo di pensare la vita di comunità, incentrato su principi collaborativi e di grande impatto sulla vita quotidiana”.

Fonte: www.repubblica.it

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