Home»Città possibile»Carlo Ratti, un Leonardo 2.0 al Mit di Boston

La ruota di Copenahgen

Il SENSEable CIty Lab è un laboratorio dove le metropoli vengono ripensate per essere più pulite, efficienti e vicine all’uomo. Carlo Ratti ha già avuto diverse idee (guarda la gallery) che non faranno più sospirare i cittadini di non abitare in campagna.

Ian Daly

Fermata dell’autobus. Schermi interattivi indicano la posizione del mezzo e permettono di lasciare un messaggio, trasformando lo spazio in una bacheca. La struttura è resa autosufficiente da celle fotovoltaiche.

Possiamo dunque piazzare dei sensori nell’ambiente e collegarli a reti, ottenendo moltissime informazioni su quello che ci succede intorno. Il nostro ambiente parla con noi».

Appoggiata contro la parete del quartier generale c’è una bicicletta bianca che potrebbe cambiare il mondo. Di primo acchito assomiglia a una snella bici da strada italiana, con un misterioso disco rosso appeso ai raggi della ruota posteriore. Ma quel disco è un concentrato di tecnologia. La Ruota di Copenhagen, l’hanno chiamata così, è il prodotto di tre anni di lavoro di una ventina di ricercatori, ed è potenzialmente in grado di trasformare qualsiasi bici in qualcosa di simile a una vettura ibrida. Nascosti sotto il metallo laccato di rosso ci sono un computer, un gps, un bluetooth e un paio di batterie che accumulano l’energia cinetica prodotta dalle frenate. Quando si ha bisogno di una spintarella, magari per affrontare una salita, il motore rilascia parte di quell’energia. È possibile utilizzare qualunque telefono Android per dire alla ruota quanta resistenza si desideri applicare. Inoltre fornisce informazioni gps, mostra in tempo reale le condizioni del traffico, i “chilometri verdi” totalizzati e i dati sull’inquinamento. Insomma, tutto quello che serve per pianificare la propria rotta. Se qualcuno, poi, dovesse essere così stupido da fregare la bici e tentare di farla franca, la Ruota di Copenhagen fornirebbe in tempo reale la sua posizione, regolando intanto la resistenza sul massimo, così che il ladro pedalando si troverebbe anche a caricarci le batterie. I ciclisti, inoltre, si possono connettere a una rete di colleghi sparsi per la città e scambiare informazioni.

«È la pedalata 2.0», sorride Ratti. Lui e la sua squadra, coordinata dalla project leader Christine Outram, hanno presentato la loro ruota nel dicembre 2009, durante la conferenza Onu sui cambiamenti climatici Cop15 che si è tenuta a Copenhagen (città in cui il 36 per cento degli abitanti pedala quotidianamente). L’accoglienza è stata così calorosa che attualmente si stanno testando 12 prototipi, e il mozzo – adattabile alla ruota della stragrande maggioranza delle biciclette – dovrebbe arrivare sul mercato già la prossima estate, e a un prezzo inferiore ai 500 euro. Il suo aspetto elegante non è frutto del caso: per i prototipi, la squadra di Ratti si è assicurata il sostegno e la consulenza di Ducati. Jennifer Dunnam, specializzanda del programma di architettura del Mit, è entrata nella squadra 18 mesi fa e oggi ricorda com’era la ruota all’inizio, quando era solo un disco ricavato nell’acciaio: «Continuavamo a pensare di doverla rendere invisibile, minuscola e sottile, per inserirla tra i raggi senza che si notasse». Jennifer ha gli occhiali con la montatura nera, i capelli biondi tirati indietro: «Poi, un giorno, proprio all’ultimissimo momento, Carlo ha detto: facciamola rosso Ferrari».

Il termine “visionario” sarà magari abusato, ma a Carlo Ratti calza come un guanto.

Fonte: www.wired.it

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