Home»Articoli»Silvio e la TV: un’invasione. “Intervenga l’Osce”

Silvio Berlusconi

Un appello all’Organizzazione per la sicurezza in Europa perché vigili sulla pluralità dell’informazione (soprattutto in tv) nel nostro Paese. Perché gli spazi e i modi con cui Berlusconi ha invaso i media non sono da democrazia.

Mauro Munafò

Visto che l’Italia non riesce a mettere un freno allo strapotere mediatico di Berlusconi e del suo governo, è forse arrivato il momento che se ne occupi un organismo internazionale. La richiesta arriva da Ernesto Maria Ruffini, avvocato ed esponente del Partito Democratico, che con il supporto dell’associazione Articolo 21 e del direttore del ‘Futurista’ (area Fli) Filippo Rossi, ha appena presentato una dettagliata denuncia all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea.

Nel documento, a pochi giorni dalla nuova tornata elettorale, viene richiesto «che l’Osce, tramite il proprio Rappresentante per la libertà dei mezzi d’informazione, valuti e garantisca l’effettivo rispetto in Italia dei principi di pluralismo, di imparzialità, di completezza, di obiettività e di parità di trattamento nei mezzi di informazione in vista delle prossime consultazioni elettorali». Un po’ come avviene nelle democrazie “a rischio” in occasione delle elezioni, anche in Italia serve insomma un organismo internazionale che possa controllare il comportamento dei media. Andando a sfogliare l’esposto presentato all’Osce, ci si trova di fronte a un lungo elenco di violazioni al pluralismo e alla libertà di espressione, per cui l’Italia è stata più volte richiamata dalle istituzioni internazionali. La diatriba tra Rete4 e Europa 7, la divisione delle frequenze stabilita dalla legge Gasparri, le sentenze della Corte Costituzionale forniscono un sommario riassunto dei fatti avvenuti solo negli ultimi anni.

Più interessanti sono però le segnalazioni dell’Agcom sul tempo dedicato dai tg agli esponenti della maggioranza rispetto a quello dell’opposizione, disponibili sul sito internet dell’autorità e sufficienti a chiarire la sproporzione di attenzione dedicata a B. e ai suoi uomini.

Nei giorni scorsi, con il regime di par condicio già in vigore “è stato possibile rilevare nell’ambito delle principali edizioni del Tg1 (ore 13.30 e ore 20.00) e del Tg 5 (ore 13.00 e ore 20.00) un vistoso squilibrio esistente tra i tempi di antenna concessi all’On. Silvio Berlusconi rispetto a quelli dedicati a tutti gli altri leader politici di opposizione” si legge nell’esposto. Solo lunedì 11 aprile sul Tg1 e sul Tg5, Berlusconi ha avuto complessivamente un tempo di parola di 3 minuti e 46 secondi, a fronte dei 54 secondi di Pier Ferdinando Casini, dei 22 secondi di Gianfranco Fini e dei 15 secondi di Pierluigi Bersani.

Anche in regime di par condicio c’è chi è più uguale degli altri.

Fonte: L’Espresso

 

Silvio e la Rai: un’invasione

Denise Pardo

Una ricerca enumera la quantità impressionante di ‘messaggi’ inviati da Berlusconi che il Tg1, ossequiosamente, trasmette senza confronto e senza domande. Roba che nemmeno in Birmania.

Il telefono, la sua voce, il Tg1. L’ultima incredibile frontiera o diabolica invenzione, o spudorato escamotage della comunicazione unica, nel senso del senso (unico), del presidente del Consiglio è il martellante inserimento delle sue telefonate nell’edizione delle 20 del tg più importante della Rai.

Secondo la ricerca curata dall’onorevole Pd Paolo Gentiloni, ex ministro per le Comunicazioni, e dal suo staff, negli ultimi cinque mesi, nel giornale firmato da Augusto Minzolini, le chiamate di Silvio Berlusconi vengono considerate avvenimento così clamoroso da diventare addirittura l’apertura. Ora, che il premier sia un utilizzatore smodato, imprudente e intercettato della cornetta è noto. Quindi le sue telefonate non sarebbero nemmeno una notizia. Figuriamoci poi quando non sono affatto indirizzate al Tg1 ma sono solo la messa in onda, una volta a settimana se non di più, di quelle che hanno rallegrato convegni e siti Pdl e para Pdl dove non va e non andrebbe nemmeno dipinto. No, dipinto ci è andato.

Intanto dal novembre 2010 al marzo 2011, sempre secondo il monitoraggio di Gentiloni, il Tg1 ha inserito nei titoli di testa le conversazioni di Berlusconi per ben 26 volte. Quelle fatte dai tinelli delle varie residenze hanno occupato il tg per 16 minuti, invece i tre videomessaggi teletrasmessi nella seconda parte di gennaio sono durati cinque: pochissimo per la logorrea da cui è afflitto, un’enormità per i tempi televisivi. Un incubo. Un fenomeno fuori dai canoni dell’informazione e sconosciuto nel resto del mondo democratico. E soprattutto il sorpasso più spregiudicato del contraddittorio: interviste con botta e risposta, non se ne parla, tranne che in poltrone molto fidate, una solo al Tg1 piuttosto sospetta (domande inserite dopo?) e quasi mai, ragguagli sull’attività del governo (sarà perché ce ne sono ben pochi?). In compenso, fiato alle trombe, anzi al ricevitore, contro la magistratura, che novità, l’acerrimo presidente della Camera, i maledetti finiani.

Ogni tanto ci scappa l’attacco a Pier Ferdinando Casini e le saette verso il paventato Terzo Polo e l’opposizione criminale, ovviamente. Destinatari primari – quello finale è il Tg1 che trasmette tout court – di tale dovizia di scoop e rivelazioni esclusive, i pregevoli convegni delle correnti Pdl, l’imperdibile sito dei Promotori della Libertà del ministro Michela Vittoria Brambilla, la comunità di Don Gelmini (una telefonata), la riunione dei Riformatori azzurri (una anche a loro), quella dei Popolari di Italia Domani di Francesco Saverio Romano, ora ministro. E perfino il programma “Mattino 5” di Mediaset!

Tutti appuntamenti di grande interesse nazionale. Anche se il più gettonato dal premier, il telefono del desiderio è quello dell’onorevole Francesco Pionati, ex volto del Tg1 che ha mandato in onda le quattro chiamate presidenziali durante quattro convegni della sua Alleanza di centro. Ma, è lapalissiano, la tv ha bisogno di immagini, e Minzolini è più che coscienzioso: via all’abbinamento di filmati con platee in muta adorazione e folle in delirio.

Il 31 marzo, durante la convention dei Cristiano Popolari di Mario Baccini con solita telefonata – andata in onda, ovvio – è successo qualcosa di più. Mentre il premier parlava, veniva esibito un vivido ritratto del suddetto (opera, è stato detto, del maestro Sciacca). Berlusconi deve aver saputo che nel Rinascimento i principi mandavano una loro raffigurazione quando non potevano presenziare, come a dire, l’ubiquità del potere divino. E allora, senza adddentrarci nei meandri del culto della personalità e dell’idolatria, non sarà che il successivo passo tv sarà l’effigie del Cavaliere – su una poltrona di “Porta a Porta” – a cui Bruno Vespa si rivolgerà con soave deferenza?

Fonte: L’Espresso

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