Home»Ecologia»Organizzare un’austerity felice. Crisi in Libia, e se rimanessimo senza benzina?
Risparmio energetico

La benzina è ormai a 1,6 euro al litro. La crisi in Libia si aggroviglia sempre più. I regimi nei Paesi arabi sono come d’autunno sugli alberi le foglie. Si teme uno choc energetico come quello del 1973.

In seguito alla guerra fra Israele ed Egitto, nel 1973 la benzina arrivò a 162 lire al litro (circa 8,5 centesimi di euro) e venne imposta l’austerity. Fu vietato per qualche tempo circolare in auto la domenica e vennero disposte misure obbligatorie per risparmiare energia. Credetemi: non si stava affatto male.

E voi, avete mai pensato alla possibilità di un’austerity felice? Ovvero: come ridurre i consumi di energia senza rinunciare a vivere bene, e anzi vivendo perfino meglio.

Per esempio: credo che tutti saremmo più contenti se le insegne di negozi e centri commerciali si spegnessero obbligatoriamente dopo l’ora di chiusura. Niente energia inutilmente sprecata, e non sarebbe più così difficile vedere le stelle.

Una bella bacchettata sulle dita ai commercianti che lasciano aperte le porte nonostante il riscaldamento (o il condizionamento) acceso: se ne andrebbe un’altra abitudine anti ecologica che nessuno rimpiangerebbe.

Fragole e ciliegie in tavola a Natale: sono cibi che viaggiano, consumando energia e producendo inquinamento, e al loro funerale nessuno piangerebbe. Così come potrebbero essere felicemente aboliti i dehors dei locali pubblici riscaldati coi bruciatori a gas e simili, quando per trovare un confortevole tepore basterebbe sedere – anzichè fuori – all’interno.

Sono le prime cose che mi vengono in mente, ma credo che se ne possano trovare molte altre ripensando in modo un pò illuminato e accorto alle abitudini quotidiane.

Più in generale, basterebbe rendere pienamente efficienti gli impianti delle case italiane per risparmiare ogni anno una quantità di energia pari a quella prodotta da 7 centrali nucleari da 730 Mwe.

L’adeguamento potrebbe appoggiarsi a fondi pubblici – credo che sarebbero senza lacrime anche i funerali del ponte di Messina, della Tav Torino-Lione, delle centrali nucleari e di tanti altri simili progetti – e si creerebbero occasioni di lavoro.

Allo stato attuale dei fatti, senza le importazioni dalla Libia l’Italia non dovrebbe avere problemi fino alla fine dell’estate. Lo afferma (condizionale compreso) l’amministratore delegato dell’Enel. Dalla Libia non arriva solo petrolio, ma anche gas dal quale si produce elettricità.

Siamo proprio sicuri che alla fine dell’estate la crisi libica si sarà risolta con piena soddisfazione delle importazioni italiane? Siamo proprio sicuri che invece l’instabilità non si estenda ad altri Paesi esportatori di idrocarburi? Dopo l’Egitto e la Tunisia, già sono scossi dalle proteste Bahrein, Oman e perfino un poco l’Arabia Saudita.

Qui non si tratta di fasciarsi la testa prima di rompersela, ma di attrezzarsi per non battere una capocciata: pianificare una riduzione intelligente e il più possibile indolore dei consumi di energia è indispensabile perchè lo choc petrolifero – se davvero arriverà – non ci lasci al freddo, al buio e a piedi.

Organizzare un’austerity felice. Che dite: è pretendere troppo dalla classe politica italiana?

Fonte: www.blogeko.it

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