Home»Articoli»Non volete una figlia velina? Insegnatele l’autostima
Veline

Maria Luisa Agnese

Metti un pomeriggio a discutere cinque ragazze dai venti ai 29 anni (Marica, Linda, Francesca, Elena, Giulietta) con Michela Marzano, brillante filosofa italiana che insegna a Parigi e che con il libro Sii bella e stai zitta ha imposto in Italia il tema della resa al codice unico di bellezza, e all’uso del corpo delle donne come merce di scambio e scorciatoia verso il successo.

Subito si impone fra gli altri il problema della mancanza di autostima, nodo cruciale dell’identità femminile perché una maggior fiducia in sé, eviterebbe alle donne molte fatiche e garantirebbe loro qualche scatto di carriera in più e ruoli da leader.

E, a voler essere ottimisti, forse ci ritroveremmo anche con qualche escort in meno.

Ma l’autostima non la si compra al supermercato, e neppure leggendo manuali a base di facili ricette, la si costruisce lentamente e ha radici nell’infanzia e per questo “bisognerebbe lavorare in maniera nuova soprattutto sulle bambine, con l’educazione”. Fateci caso, suggerisce la filosofa, in genere se i maschietti sbagliano vengono subito perdonati e incoraggiati sempre con un bel “non importa”, che li porterà a essere indulgenti con se stessi, mentre le bambine anche quando fanno bene si sentono rivolgere un “potevi far meglio” che le accompagnerà come un mantra per tutta la vita. Ecco perché ancor oggi le ragazze faticano a valutare i propri talenti, mentre  per un uomo è più facile avere fiducia in sé, e Marzano racconta di essere sconvolta nel constatare queste diversità fra i suoi studenti: i ragazzi perlopiù sono convinti di aver scritto una tesi geniale e lo restano anche quando io dico che francamente è mediocre. Mentre le ragazze non riescono a convincersi di avere fatto un lavoro eccellente neppure se glielo confermo io.

Fiducia in sé non vuol dunque dire cullarsi in fallaci sensi di onnipotenza e farci andare in giro a petto in fuori: “Tutti abbiamo paura, solo chi mente non ha paura” continua Marzano colloquiando con le giovani studentesse e le lavoratrici milanesi. “Io ho paura quando a lezione a Parigi mi arrivano davanti 500 sconosciuti e perdipiù pronti a beccarmi su quel po’ di accento che mi è rimasto. Siamo tutti fragili abbiamo bisogno di essere coccolati e incoraggiati, ma autostima non vuol dire diventare palloni gonfiati. Per questo proporrei una definizione minima di fiducia in sé: la capacità di risollevarsi quando si cade. Piango e mi rialzo. Ogni volta, senza arrendermi”.

E voi, avete vostra definizione, minima o massima, di autostima? Un segreto per affrontare con equilibrata dose di fiducia in sé le prove, le sfide, il successo e il fallimento?

Fonte: www.corriere.it

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One Response to "Non volete una figlia velina? Insegnatele l’autostima"

  1. Donato Pasqualicchio   1 maggio 2011 at 19:54

    L’uomo e la donna, l’uno ha bisogno dell’altro.
    Per vivere ogni uno ha bisogno di se stesso.

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