Home»Ecologia»Napoli continua emergenza rifiuti: arriva il “Monnezza Day”

 

Rifiuti in discarica

Vito Enzo Salatino

Si legge da “Repubblica” del 6.04.2011 che il comitato denominato “Progetto Cittadini Campani”, che raccoglie aderenti, da Terzigno a Chiaiano, ad un movimento di protesta contro la politica di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani praticata da Regione, Provincia e Comune napoletani, ha indetto per sabato 9.04.2011 una giornata di protesta, il “Monnezza Day”, con corteo attraverso il centro di Napoli passando davanti alle sedi istituzionali.

La ragione di fondo della protesta è che la raccolta dei rifiuti urbani in città non funziona affatto e mai, ora come prima e come sempre.

Il comitato suddetto lamenta che circa 2.000 ton. di rifiuti municipali di ogni genere (circa 1/3 dei rifiuti giornalieri della città di Napoli) non vengono raccolti e giacciono in decomposizione nelle strade della città, in particolare nella zona Est.

Ciò significa che si raccoglie la “monnezza” giornaliera, ma la raccolta è sempre inferiore e al di sotto della produzione giornaliera di rifiuti solidi, per cui si verifica un continuo accumulo nelle strade, ora a livello di 2000 ton crescenti, fino a raggiungere e poco a poco il solito “pieno” trabocchevole fino ai capelli dappertutto (cioè la “sommersione” o “immersione” ricorrente dei napoletani sotto il livello del mare di rifiuti !).

Naturalmente il riempimento delle strade cittadine, la decomposizione, il fetore, la contaminazione, la infestazione e infezione sistematica e continua della città si verificano oramai nella indifferenza e rassegnazione più assoluta da parte di tutti (o quasi), in primis da parte delle cosidette autorità istituzionali preposte (munite probabilmente del famigerato tappo istitizionale al naso !).

La ragione per cui la città non viene mai ripulita a fondo una volta per tutte e così mantenuta ripulita, è perchè, se, diciamo per esempio, la produzione giornaliera di rifiuti è ca. 6.000 ton, ne vengono in pratica raccolti sempre un pò di meno, non è ben chiaro perché, diciamo per esempio 5.700 ton, in modo che ca. 300 ton rimangano sempre a terra, e sempre negli stessi posti, e quindi, per es., in dieci giorni si accumulano a terra a destra e a sinistra 2.000 o 3.000 ton fisse, mai raccolte.

Si dice che la cosa sia accuratamente programmata, non si sa bene da chi e come, ma qualche esperto programmatore ci deve pure essere, con la funzione di dosare la “monnezza” con cura e precisione, sempre al limite, in modo che la bilancia penda un pò sempre dalla stessa parte.

Il piatto pendente della bilancia poi, inaspettatemente, scende e sale bruscamente sopra o sotto le 2.000 – 3.000 ton di giacenza stradale, probabilmente a giudizio e volontà del programmatore.

C’è chi dice che alla discarica di Giuliano i tempi di attesa degli autocompattatori siano troppo lunghi, quelle di Santa Maria Capua Vetere e Pianodardine sono troppo lontane, quella di Chiaiano accetta troppo poco, etc.

Ora il comitato organizzatore del “Monnezza Day” contesta il piano rifiuti della Regione e chiede a gran voce che venga realizzata la “raccolta differenziata spinta porta a porta” e che in particolare le autorità procedano a realizzare la raccolta separata della frazione organica umida biodegradabile (in pratica rifiuti di cibo e materia organica), cosa che a Napoli nessuno, autorità comprese, manco si sogna di concepire e di fare, nemmeno morti, giacchè pare faccia più schifo manipolare i rifiuti organici che vederli abbandonati per terra in decomposizione nelle strade.

Quindi il comitatato denuncia che la raccolta separata della frazione organica non viene nemmeno presa in considerazione, e tanto meno il comitato stesso, che lamenta di non essere ascoltato e nemmeno ricevuto da nessuno, nemmeno dal presidente Caldoro. Sostiene il comitato che “non c’è la volontà politica per avviare la raccolta differenziata, anzi… (tutto il contrario, nessuna differanziata e tutto in discarica, ndr).

Il comitato sostiene che, se venisse raccolta separatamente la frazione organica umida, si potrebbe farne il compostaggio con altri rifiuti vegetali e/o animali di origine agricola e/o forestale, e produrre il cosidetto “terriccio fertilizzante”. E fin quì, a mio parere, sul punto specifico del compostaggio il comitato può avera ragione, trattandosi di uno degli esiti normali e possibili della frazione organica umida. Rimane purtroppo il fatto che il residuo indifferenziato secco non ha esito e “andrebbe trattato in impianti meccanici manuali”, espressione che, a mio parere, non ha un vero significato reale giacchè non si capisce in che cosa consistano e cosa facciano questi impianti “manuali”.

Invece andrebbe ribadito che le frazioni indifferenziate, non separate e non separabili, non hanno più una soluzione tradizionale valida, praticabile e accettabile dalle comunità, nè secondo la pratica umana e civile nè secondo le leggi e norme introdotte, e cioè non sono più praticabili nè le discariche, nè gli inceneritori o termovalorizzatori di vario genere, perchè generatori di quantità enormi di gas ad effetto serra, CO2 e CO2 equivalenti, con relativo Global Warming e mutamenti climatici catastrofici, generatori di contaminazione ambientale ed atmosferica con 2-5 milioni di morti/anno su scala mondiale e malattie di ogni genere da infezioni e inquinamento, distruttori di energia e dispersione di risorse contro il risparmio e recupero energetico e quindi contro la sicurezza e salvezza energetica delle popolazioni.

L’alternativa possibile e praticabile che supera discariche e inceneritori, del tutto obsoleti e contrari al benessere delle società civili, laddove la raccolta differenziata ed il riciclo dei materiali non è più praticabile o non viene praticata, sono gli impianti “Waste to Fuel” e “Biomass to Fuel”, utili e non dannosi, economicamente convenienti, in grado di smaltire rifiuti e biomasse di scarto producendo carburanti liquidi sintetici di qualità superiore ai fossili, in grado di svuotare le discariche, accumuli di rifiuti ed ecoballe, bonificando il territorio e convertendo le discariche in carburanti liquidi “carbon neutral” per il trasporto, senza contaminazione ambientale ed atmosferica, nel rispetto delle direttive europee 2009/28 E.U. che prescrivono il 10% di carburanti sintetici e biocarburanti entro il 2020 in sostituzione del petrolio, insostenibile, indisponibile e fuori prezzo, senza emissioni di CO2 e contaminanti equivalenti di ogni genere in atmosfera con relativo Global Warming e mutamenti climatici disastrosi, con una riduzione importante di consumo di energie fossili (carbone, petrolio e gas naturale) che va ridotto del 20% entro il 2020 affrancadosi dalla dipendenza dal petrolio di importazione, ripulendo l’ambiente, suolo, aria, atmosfera, acque di superficie e falde trasformando il rifiuto in carburante sintetico analogo e migliore di quello attuale, per giunta “carbon neutral”, in ambiente chiuso e in ciclo chiuso e rinnovabile.

Il processo “Waste to fuel” e “Biomass to fuel” consiste sinteticamente in moduli di impianto da 2.000 ton/giorno di rifiuti pellettizzati, sottoposti a gassificazione catalitica, cleaning catalitico a caldo del syngas prodotto, steam reforming del syngas, sintesi catalitica di Fischer-Tropsch a benzine e diesel. Questo processo viene praticato e realizzato su rifiuti e biomasse in USA, Germania, Brasile, Inghilterra, Austria, Svizzera e Irlanda.

Fonte: www.agoravox.it

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