Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Meno carne e più uova bio nelle mense di scuole e uffici

Galline bio

Svolta vegetariana del ministero dell’Ambiente, che va incontro alle richieste degli animalisti e introduce nuovi criteri nella scelta delle forniture alimentari per la ristorazione nella PA. Le ditte più “ambientaliste” guadagneranno punti nelle gare d’appalto.

Monica Rubino

Meno carne e più uova bio al posto di quelle tradizionali nelle mense scolastiche e degli uffici della pubblica amministrazione. Con il nuovo “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale sui consumi della PA”, il ministero dell’Ambiente promuove un menu più vegetariano e accoglie i suggerimenti della Lav (Lega antivivisezione), prestando più attenzione al benessere animale e all’impatto ambientale prodotto dagli allevamenti intensivi. Il documento dovrà essere tradotto in un decreto ministeriale nelle prossime settimane.

Il Piano, elaborato dal ministero in ottemperanza alle norme europee, stabilisce criteri ad ampio raggio per l’acquisto di beni e servizi rispettosi dell’ambiente: dalla carta per le stampanti ai serramenti, dalle derrate alimentari ai servizi di ristorazione scolastica. Nelle mense di gestione pubblica e in generale per tutto ciò che concerne l’acquisto di cibo o il ricorso a servizi di ristorazione, d’ora in poi si dovrà tenere conto di nuove regole.

In primo luogo, le società erogatrici dei servizi dovranno fornire informazioni su alimentazione, salute e ambiente e ridurre i consumi di carne, considerando l’impatto ambientale causato dalle attuali pratiche di allevamento degli animali. Per quanto riguarda le uova, il documento prevedeva già che dovessero provenire da agricoltura biologica, così come altri alimenti, ma è stato aggiunto il principio secondo cui la quota di uova non bio deve essere acquistata da allevamenti all’aperto. Si esclude così il ricorso a uova provenienti da galline allevate in gabbia, in applicazione alla Direttiva europea 74/1999, che prevede di bandire questo tipo di allevamento in quanto provoca enormi sofferenze agli animali. Le ditte che rispetteranno tali criteri si aggiudicheranno maggiori punteggi nelle gare di appalto per l’assegnazione di servizi di ristorazione e di fornitura di prodotti alimentari.

I nostri suggerimenti sono stati accolti – spiegano Roberta Bartocci e Paola Segurini del settore Vegetarismo della Lav – e questo per noi rappresenta un notevole riconoscimento. Il documento del ministero è un importante strumento per favorire l’adozione di menu vegetariani nella ristorazione collettiva”.

Solo la ristorazione scolastica fornisce ogni anno in Italia oltre due milioni di pasti ad altrettanti ragazzi e bambini. Secondo i calcoli dell’associazione animalista, se le aziende di ristorazione e le amministrazioni appaltatrici contemplassero un giorno vegetariano a settimana, questo corrisponderebbe a 3.320 tonnellate di CO2 risparmiata al giorno, 126.160 ogni anno. L’equivalente di 22 milioni di km percorsi con i mezzi pubblici anziché in automobile, e ciò solo tramite i pasti scolastici.

Per ciò che riguarda le uova, infine, solo considerando i consumi delle mense scolastiche – che sono pari a un uovo a settimana per ogni bambino -, secondo la Lav, la sostituzione del corrispondente numero di uova di galline allevate in gabbia con uova provenienti da agricoltura biologica significherebbe liberare dalle gabbie circa 271.000 galline ogni anno.

Fonte: www.repubblica.it

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