Home»Articoli»LE ARMI DELLA SANTITÀ. LE OFFERTE PER IL BEATO GIOVANNI PAOLO II SI FANNO PRESSO LE BANCHE ARMATE
Chiesa Cattolica e Banche armate

Luca Kocci

Un’offerta in una «banca armata» per il «papa della pace», Giovanni Paolo II, che così viene definito da molti per le sue parole contro le guerre dell’ultimo ventennio, a cominciare dalla prima contro l’Iraq del 1990. È l’iniziativa della diocesi di Roma che, per «sostenere l’organizzazione» della beatificazione di papa Wojtyla – in programma a Roma il prossimo primo maggio –, ha pensato bene di raccogliere soldi aprendo quattro conti correnti presso tre delle principali «banche armate», ovvero gli istituti di credito che forniscono servizi finanziari di appoggio e di sostegno alle industrie italiane che vendono armi all’estero, per lo più in Africa e Medio Oriente (come risulta dal Rapporto appena reso noto dal governo, v. notizia precedente), incassando sostanziosi compensi per il loro lavoro di intermediazione. Si tratta in particolare di Bnl – Bnp Paribas, che nel 2009 ha movimentato oltre 804 milioni di euro per contro delle industrie armiere; Intesa San Paolo, che ha spostato 186 milioni (a cui però andrebbero aggiunti anche i 47 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia, facente parte dello stesso gruppo); e Unicredit, con 146 milioni (v. Adista n. 41/10). Solo il Monte dei Paschi di Siena, la quarta banca prescelta, non è coinvolta nel commercio di armi.

Del resto non si tratta di una novità perché i principali organismi istituzionali ecclesiastici scelgono di affidarsi alle «banche armate», cui strappano condizioni particolarmente favorevoli: l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero dispone di otto conti bancari dove i fedeli possono versare le offerte per il clero (all’interno delle cosiddette “erogazioni liberali”), e sette di questi sono aperti presso le principali «banche armate» (oltre a Bnl, Intesa-San Paolo e Unicredit – con i marchi Unicredit Private Banking, Banca di Roma e Banco di Sicilia, tutte dello stesso gruppo –, anche Banca Popolare di Milano e Banco di Sardegna); la Conferenza episcopale italiana ha scelto Banca Prossima, del gruppo Intesa San Paolo, per depositare i 30 milioni di euro del fondo di garanzia del “Prestito della speranza”, un’iniziativa di sostegno economico alle famiglie in difficoltà in collaborazione con l’Abi; e anche la Caritas italiana, impegnata in iniziative di solidarietà in diversi Paesi del Sud del Mondo e nella promozione dei corpi civili di pace, per i suoi tre conti correnti ha optato, oltre che per Banca Etica – che ovviamente non sostiene l’export di armi – le “solite” Intesa-San Paolo e Unicredit (v. Adista n. 48/10).

I “laici” non sono da meno: pure Emergency e Legambiente hanno scelto le «banche armate» per i loro progetti. «L’associazione umanitaria fondata nel 1994 da Gino Strada “per portare aiuto alle vittime civili delle guerre”, ha sviluppato importanti progetti con il gruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna», scrive Giorgio Beretta su Unimondo (31/3). E il gruppo Bper «offre da tempo servizi al commercio legale di armi sia con la capogruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna sia, soprattutto attraverso la controllata Banco di Sardegna e per importi minori anche la Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila: nell’insieme le banche del Gruppo Bper nel sessennio 2004-2009 hanno assunto autorizzazioni relative all’esportazione di armamenti italiani per circa 56,3 milioni di euro». Mentre per iscriversi a Legambiente si può fare un bonifico presso Allianz Bank, che possiede una quota rilevante di Commerzbank che, scrive ancora Beretta, «dal 2003 al 2009 ha assunto operazioni relative all’esportazione di armamenti italiani per un valore complessivo di oltre 319 milioni di euro». Replica (8/4) a Beretta Cecila Strada: Bper «sta lavorando alla definizione di una propria politica di autoregolamentazione in materia di finanziamento dell’industria bellica», grazie anche «alla attività di sensibilizzazione e alla disponibilità di collaborazione fornita da Emergency». Appunto, «sta lavorando», ma intanto, e da diversi anni, collabora e guadagna dal commercio delle armi.

«La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, per produrre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica», scriveva Tiziano Terzani nelle sue Lettere contro la guerra. «Un pensiero che, credo – risponde (11/4) Beretta a Cecilia Strada – Gino Strada, lei e tutti i sostenitori di Emergency intendono sottoscrivere. E che, mi auguro, venga presto realizzato dalla sua associazione».

Fonte: Adista

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