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David Petraeus

Enrico Piovesana

Petraeus a Langley completa il processo di militarizzazione dell’intelligence Usa, e di ‘secretizzazione’ della guerra, iniziata dopo l’11 settembre

La nomina del generale David Petraeus alla direzione della Cia, al posto di Leon Panetta che passa a capo del Pentagono, è il coronamento – come osserva il New York Times – del processo di fusione tra apparato militare e spionistico avviato negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001.

La militarizzazione dell’intelligence Usa, mal vista da chi ha sempre considerato la Cia come potere civile indipendente dai militari, è iniziata con Bush. Ma è stato Obama, su consiglio di Petraeus e con la collaborazione del fido Panetta, ad accelerarla con l’escalation delle operazioni militari clandestine della Cia in Pakistan (i bombardamenti aerei dei droni e le missioni segrete di forze speciali e contractors).

Parallelamente Petraues, con la benedizione della Casa Bianca, ha portato avanti la ‘secretizzazione’ delle forze militari Usa, firmando nel settembre 2009 – quando ancora dirigeva il Comando centrale – una direttiva che autorizzava le forze speciali a condurre operazioni segrete di intelligence in Yemen, Iran e in tutto il Medio Oriente allo scopo di ”infiltrare e distruggere” le forze nemiche e ”preparare il terreno” a futuri interventi militari.

La cooperazione sul terreno tra Cia e Pentagono non è certo una novità assoluta: fin dagli ’80 gli operativi paramilitari della Divisione attività speciali (Sad) del Servizio clandestino della Cia hanno condotto operazioni clandestine assieme alle unità militari del Comando congiunto operazioni speciali (Jsoc/Socom) del Pentagono addette alle operazioni antiterrorismo. Negli ultimi anni, però, questa estemporanea collaborazione è diventata la strategia centrale della politica di difesa e sicurezza di Washington.

Una strategia, quella della fusione tra apparato militare e spionistico Usa, dettata inizialmente da un nuovo tipo di sfida, la guerra globale al terrorismo, e successivamente imposta dalle mutate esigenze politiche e finanziarie: la fine delle campagne militari ‘classiche’ (ieri in Iraq e domani in Afghanistan), l’esigenza di interventi più agili e meno visibili in quelli e in nuovi paesi e, non ultima la necessità di diminuire le spese militari.

Fonte: www.peacereporter.net

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