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Centrale nucleare

Nucleare, ora la parola d’ordine è “riflessione”. E l’agenzia Dire cattura un dialogo fra il ministro Prestigiacomo, il portavoce del premier Bonaiuti e Tremonti: “E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese“.

Per giorni il governo ha insistito sulla bontà della politica delle centrali, soprattutto per bocca del ministro dell’Ambiente. Ma a poco a poco sono affiorati i distinguo, anche sull’onda delle resistenze dei Governatori. Ma il vero punto di svolta è arrivato nel giorno della festa dei 150 anni, con una nota a firma di Umberto Veronesi. E cioè del celebre oncologo ed ex senatore del Pd, che ha lasciato Palazzo Madama per diventare presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Veronesi ha dettato una lunga dichiarazione: “Le gravi vicende dei quattro reattori giapponesi impongono inevitabilmente a chi, come me, ha deciso di  occuparsi di sicurezza degli impianti nucleari e di salvaguardia della popolazione, di mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda. Le caratteristiche di eccezionalità degli eventi giapponesi, dove al terremoto si è associato lo tsunami e poi  l’incidente atomico, ha risvegliato in tutti noi paure ataviche e visioni apocalittiche, oltre che dolore e solidarietà sincera per la gente e per gli eroi, tecnici e scienziati, che tentano in ogni modo di salvarla. Io rimango convinto che il mondo non può fare a meno del nucleare per sopravvivere, tenendo conto che  petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi,  che stiamo avvicinandoci ai 7 miliardi sul Pianeta con bisogni sempre maggiori di energia, e che le altre fonti di energia non sono attualmente  sfruttabili  in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno.

Dopo l’incidente delle centrali nipponiche tuttavia non posso evitare di pormi degli interrogativi. A cominciare daisistemi di sicurezza delle centrali di Fukushima: perché non sono stati in grado di essere attivati con efficacia? Dobbiamo concludere che erano insufficienti? Mi domando poi se i modernissimi reattori di terza generazione avanzata di cui vorremmo dotarci  avrebbero resistito a uno tsunami di quella portata, e se  siamo sicuri che sia più opportuno e più sicuro avere pochi reattori di grande taglia,  piuttosto che dotarci di una rete di minireattori. Per rispondere a queste e ad altre domande, vorrei personalmente approfondire e riesaminare i piani ( che peraltro ho sempre ritenuto eccellenti) di sviluppo nucleare del nostro Paese, anzi dell’Europa. Noi abbiamo il vantaggio di ripartire da zero e di poter fare scelte libere da vincoli e siamo quindi nelle condizioni migliori per decidere con coscienza, prudenza,  intelligenza, e senza fretta”.

E prima della parola dello scienziato, è arrivata quella del politico. “Non obbligheremo nessun territorio ad ospitare una centrale nucleare, anche se la legge lo consentirebbe” ha affermato il ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani. “Il tema della riflessione sul nucleare – ha spiegato il ministro – deve contemplare anche la condivisione delle scelte. Maggioranza, opposizione e comunita’ locali devono condividere il processo e devono essere informate sui processi di sicurezza. Nessuno, quindi sara’ obbligato ospitare eventuali centrali. C’è ovviamente una grande preoccupazione, ma mi pare prematuro parlare di uno stop definitivo”. Per il presidente dei Verdi Bonelli, le parole di Romani sono un inganno: “Solo per far calmare le acque”.

Fonte: www.repubblica.it

 

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