Home»Articoli»UN “ATOMO” DI MEMORIA: TRA SILENZI E SOSTEGNI, QUANDO ALLA GERARCHIA CATTOLICA PIACEVA IL NUCLEARE
Chiesa Cattolica italiana pro nucleare

Valerio Gigante

Chissà se tra i vertici ecclesiastici, in questi drammatici giorni di emergenza nucleare, qualcuno si sarà ricordato di Energia per il futuro, un fascicoletto di 48 pagine esplicitamente realizzato per “sponsorizzare” l’opzione nucleare nel nostro Paese ed allegato nel gennaio 2010 a diversi settimanali diocesani. A curarlo era stata la società Mab.q, concessionaria pubblicitaria di Radio Vaticana, il cui primo inserzionista è proprio l’Enel, principale attore della riapertura dell’ipotesi nucleare in Italia. L’opuscolo assumeva toni trionfalistici sulle prospettive dell’atomo. Fin dalla prima pagina sottolineava la «lungimiranza» della Chiesa cattolica, che «negli anni si è sempre opposta al nucleare applicato a fini bellici, ma si è dimostrata altrettanto aperta nei confronti dell’utilizzo pacifico di questa fonte energetica». «La Santa Sede – proseguiva il libretto – si è sempre dimostrata particolarmente attenta nei confronti del nucleare come potenziale fonte energetica “pacifica”, soprattutto per promuovere la crescita economica dei Paesi emergenti e per una più equa distribuzione delle risorse su scala mondiale». E citava il card. Renato Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace: «L’energia nucleare – erano le parole del card. Martino riprese nel fascicolo – non va guardata con gli occhi del pregiudizio ideologico, ma con quelli dell’intelligenza, della ragionevolezza umana e della scienza».

La riflessione sul dibattito intorno al nucleare dentro la Chiesa cattolica, alla luce delle disastrose conseguenze del terremoto giapponese, non possono che ripartire da qui. Dal fatto cioè che la gerarchia cattolica ha spesso sottovalutato la questione delle energie rinnovabili, il rischio di un ritorno al nucleare, e più in generale i temi che riguardano la sostenibilità ambientale. Tutte questioni legate ad un concetto di “difesa della vita” che evidentemente non tocca le corde profonde di cardinali e vescovi quanto avviene invece per i temi dell’aborto, del testamento biologico, della fecondazione assistita.

Ma se da parte delle gerarchie c’è stato disinteresse o, come nel caso dell’opuscolo dello scorso anno, adesione entusiasta nei confronti del nucleare, non così è avvenuto tra le realtà di base della Chiesa, che anche su questo tema hanno evidenziato uno scollamento rispetto alla gerarchia, mobilitandosi per la raccolta di firme in calce ai referendum di giugno per bloccare la costruzione di nuove centrali atomiche, costituendo reti sui territori, elaborando documenti, organizzando momenti di riflessione, incontri, dibattiti (v. Adista nn. 30 e 55/10; 19/11).

Intanto però, fuori dai nostri confini italiani le cose sembrano andare in maniera assai diversa. La Chiesa tedesca, ad esempio, nei giorni scorsi ha preso con decisione la strada del no al nucleare, con il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, mons. Robert Zollitsch, che il 14 marzo scorso ha dichiarato che «l’energia atomica non è l’energia del futuro», ma una «tecnologia di passaggio» ed ha esortato i politici tedeschi a «ripensare al settore energetico per adottare fonti energetiche più ecologiche e sostenibili. Occorre tener conto degli interessi delle generazioni future». La Chiesa italiana sembra molto in ritardo. Nessuna dichiarazione ufficiale dei vertici della Cei su quanto avvenuto in Giappone e sulle sue ripercussioni rispetto alla scelta del governo italiano di dare il via libera al nucleare.

Fonte: Adista

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