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Onorevoli fannulloni

Ghedini, Angelucci e Verdini tra i recordman dell’assenteismo alla Camera. Ma al Senato tra gli scansafatiche ci sono due del Pd, Tedesco e Crisafulli. Il rapporto di Openpolis sull’attività dei parlamentari.

Mauro Munafò

Sarà che hanno altro da fare, sarà che in Parlamento si annoiano, sarà che sono fannulloni, ma eccolo qui: Niccolò Ghedini, Denis Verdini, Antonio Angelucci del Pdl alla Camera, Sebastiano Burgaretta Aparo (Pdl), Alberto Tedesco e Vladimiro Crisafulli del Pd al Senato si sono conquistati la palma di parlamentari meno produttivi degli ultimi anni, calcolata attraverso il nuovo Indice di Produttività dell’associazione Openpolis.

L’indice di produttività e Openpolis. Dopo aver scosso il mondo politico con le classifiche di presenza e il monitoraggio attento dell’operato di deputati e senatori (resta negli annali il tentativo della Carlucci di accreditarsi come parlamentare da record, firmando 241 disegni di legge in un giorno) Openpolis ha affinato ancora le sue armi: l’ultima creatura del gruppo di volontari è l’indice di produttività parlamentare, un parametro che stabilisce l’entità e l’impegno dell’onorevole durante la legislatura, considerando fattori diversi come la sua presenza in aula, i disegni di legge firmati e presentati, le mozioni, gli emendamenti e altro ancora.

Una ricerca che non serve però ad alimentare antipolitica e demagogia, come ci tengono a precisare da Openpolis: «Non siamo alla ricerca della formula magica per calcolare la buona politica. Non pretendiamo, né vogliamo far credere, che il lavoro, e in particolare quello politico, possa essere ridotto a unità fisiche omogenee e misurato a chili o a metri. La nostra ambizione è di mettere a disposizione strumenti che aiutino a leggere e interpretare una realtà complessa come quella dell’attività parlamentare partendo, però, dai dati ufficiali, quelli forniti dal Parlamento stesso, invece che da giudizi e opinioni preconfezionati», spiega uno dei responsabili del progetto, Ettore Di Cesare..

In contemporanea alla pubblicazione del rapporto Camere Aperte 2011 (scaricabile gratuitamente dal sito) Open Polis rilancia anche la sua campagna di adesioni e tesseramenti: il gruppo ha infatti bisogno di nuovi fondi per continuare la sua opera di monitoraggio (150mila sono i politici seguiti sul sito). Fino ad oggi i fondi raccolti si limitano a poche migliaia di euro, ma l’obiettivo minimo è stato fissato a 100mila euro. Se vi sembrano tanti, pensate che il più fannullone dei parlamentari ne prende almeno il doppio. in un anno di dolce far niente.

La classifica. La domanda adesso è quanto mai lecita: perché gli italiani pagano Niccolò Ghedini? L’avvocato di Berlusconi è a tutti gli effetti troppo impegnato a seguire i processi del suo cliente per poter svolgere qualunque altra attività. I numeri di Openpolis parlano chiaro; in più di due anni e mezzo di legislatura, Ghedini non è mai stato primo firmatario di un disegno di legge, di un emendamento, di una mozione: solo otto volte risulta cofirmatario di atti parlamentari, tra cui il disegno di legge per realizzare un museo borbonico. Se questo non bastasse, Ghedini assente al 77 per cento delle votazioni (quando la media dei deputati è del 15 per cento circa).

A seguire nella graduatoria si trova un altro big del centrodestra, il re delle cliniche e dell’editoria Antonio Angelucci. Rimasto a casa nel 72 per cento delle votazioni, può contare su circa una quarantina di atti in cui compare la sua firma, solo una volta da primo firmatario (un’interrogazione in Commissione di 8 righe esatte). Non è ancora dato sapere come Angelucci reagirà alla sua seconda posizione, ma ad Openpolis farebbero bene a preoccuparsi visto che l’anno scorso lo stesso Angelucci chiese venti milioni di euro a Wikipedia per diffamazione. Soldi che potrebbero tornare comodi per mettere una pietra sopra ai problemi con la Guardia di Finanza, collegati a quelle “decine di milioni di euro” ricevute da Libero e dal Riformista come finanziamento di stato all’editoria, senza però averne diritto. Depurando la classifica da chi è stato bloccato a lungo per malattia, al terzo posto sale un altro colonnello del Pdl, Denis Verdini. Sette volte su dieci non alle votazioni, ha messo la sua firma su soli otto atti parlamentari tra interrogazioni e mozioni. Pochi ma buoni verrebbe da dire, visto che una delle sue (poche) interrogazioni puntava il dito contro la procura di Bari e la fuga di notizia legata al caso D’Addario, dipingendo scenari complottistici architettati da D’Alema e dalle toghe rosse in Puglia. I problemi del paese prima di tutto insomma.

Qualche posizione più giù tra i fannulloni della Camera si possono trovare degli habitué delle graduatorie di improduttività, come mister assenteismo Antonio Gaglione (nove volte su dieci rimasto a casa al momento del voto) o Italo Tanoni, uno dei nomi più gettonati quando si parla di cambiare casacca in Parlamento (prima Pdl, poi misto, per qualche ora tornato con Berlusconi, poi nel terzo polo, adesso tentato di tornare da B.).

Se alla Camera è il centro destra a fare filotto, con sette suoi deputati tra i peggiori dieci, al Senato è invece il centrosinistra a vincere per 6 a 4 la poco prestigiosa gara dell’improduttività. Il primo posto resta comunque in mano al Pdl grazie a Sebastiano Bulgaretta Aparo, senatore siciliano subentrato in Senato a fine 2009, e che può essere parzialmente giustificato proprio dal numero inferiore di giorni passati alle Camere. Al secondo posto c’è invece il Pd Alberto Tedesco, raggiunto in queste ore da un’ordinanza di custodia cautelare collegata all’inchiesta sulla sanità pugliese. Dietro di lui Vladimiro Crisafulli, quattro volte su dieci assente al momento delle votazioni, che precede gli altri democratici Zavoli, Latorre e Agostini.

Fonte: L’Espresso

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