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Papa Benedetto XVI

Juan Bedoya

Ratzinger scrisse nel 1968. “Ancor più sopra del papa si trova la propria coscienza, alla quale bisogna obbedire prima di tutto, se fosse necessario anche contro quello che dice l’autorità ecclesiastica. Quello che manca nella Chiesa non sono gli incensatori dell’ordine stabilito, sono uomini la cui umiltà e obbedienza non siano minori della passione per la verità, e che amino la Chiesa più della comodità della loro carriera”.

Queste parole se l’è portate il vento non appena Ratzinger, nel 1981, è stato incaricato di presiedere la Congregazione dottrinale, convertita a poco a poco in ferrea polizia della fede. Da allora, la Teologia è trattata come la serva del magistero episcopale.

Obbedienza e unità sono le parole che giustificano tutto. E, inoltre, la volontà di Dio. Però i teologi non ci fanno caso. Seguono il Vangelo più che i superiori. Lo sostiene Hans Küng, compagno e amico di Ratzinger quando erano entrambi docenti all’Università tedesca di Tubinga. “Nemmeno Gesù ubbidiva alla cieca. Aveva solo 12 anni quando, al tempio, ha dimostrato di non obbedire ciecamente ai suoi genitori”.

La verità vi farà liberi, proclama Gesù. È in nome di questa libertà che il teologo Küng si è ribellato. “Non potevo seguire altra strada, non solo per la libertà, che mi è stata sempre cara, ma per la verità, che è al di sopra della mia libertà. Se lo avessi fatto, avrei venduto la mia anima per il potere nella Chiesa”.

Per secoli, la Chiesa romana si è opposta alla traduzione dei testi sacri nelle lingue di ogni popolo. Quando Lutero pubblicò la Bibbia in tedesco, il papa si infuriò esigendo che gli portassero a Roma la testa del monaco agustano. Con le idee di Gesù nelle mani del popolo, Roma non poteva giustificare il suo potere temporale, né la sua pompa e le sue vanità, né la brama di dominio o l’emarginazione della donna. Per questo, come sostiene Küng, “sembra che Gesù goda di maggiore stima fuori della Chiesa che all’interno di essa”. Sottolinea: “Non si chiede mai cosa avrebbe fatto o detto Gesù: in questo contesto una siffatta domanda risulta tanto strana che la maggioranza la giudicherebbe quasi assurda”.

Juan Bedoya

Fonte: Adista

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