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Blogger anonimo

CogitoergoVomito

Se oggi vi chiedessi a bruciapelo che cos’è la “Rete”, a cosa vi fa venire in mente la parola “Rete”, voi cosa mi rispondereste? Una rete di persone o di idee?

E’ la prima domanda che si dovrebbe porre ogni blogger. In due anni di blog me la sarò fatta duecento volte, ed oggi più di ieri la mia risposta è sempre la stessa e sempre più convinta: di idee.

Questo post nasce da un’esigenza personale: ringraziare tutti i blogger anonimi. In particolare tutti quei blogger che non hanno né pubblicità, né link promozionali, al massimo qualche richiesta di sostegno tramite PayPal, e continuano, nonostante tutto.

Il nonostante tutto è d’obbligo. Per quanto mi riguarda ho avuto qualche offerta, ma aprire il blog e trovarmi l’entusiasmente link “Voti Silvio Berlusconi? Scopri la rivista di Centro-Destra!”, ho pensato che in fondo non potesse essere una buona idea.

Un blogger anonimo è uno che non potrà mai vincere, solo partecipare.

E’ uno di quelli con cui vai d’accordo, di cui appoggi e condividi il pensiero, a cui ti associ, ma che potresti avere accanto in treno, metropolitana o bus e non saperlo.

E’ uno di quelli di cui non potrai mai subire il fascino del tono, ma solo quello della parola.

E’ uno di quelli a cui non potrai mai stringere una mano, semmai riceverla.

E’ uno di quelli di cui non potrai mai dire o pensare “Gli puzza l’alito”, “Che figo”, “Bel profumo”. No, niente di tutto questo. E’ uno di quelli che becchi a caso o ce l’hai tra i link preferiti, ed al massimo potrai onorare o disonorare con una visita o un commento.

Ammetto che quando ho appreso da Newsweek che il fondatore del gruppo “كلنا خالد سعيد”, gruppo dove è nata e a cui si è ispirata la rivolta egiziana, fosse El Shaheed, e cioè un anonimo, ho avuto uno scatto d’orgoglio.

Perché parliamoci chiaro, se l’Italia oggi è ridotta così male, a prescindere dalla sua coscienza paratelevisiva, è anche per una certo culto dell’apparenza, del bello, dell’immagine. Che appartiene alla tv ma anche al web e alla blogosfera.

Un blogger anonimo non ha uno specchio, l’unica riflessione che ha è quella dei suoi lettori.

In due anni di blog ne ho avuti di “pesci in faccia”, come quando ho trovato interi miei post copiati ed incollati (compreso il titolo) su autorevoli blog senza nemmeno un minimo di citazione (tanto chi l’ha scritto è anonimo, chissenefrega); senza parlare di quando su Facebook mandai la richiesta d’amicizia a Zambardino di Repubblica, solo ed esclusivamente per un attestato di stima, e mi fu risposto: “No, non aggiungo gli anonimi”.

Tutto sommato da anonimo sono orgoglioso in questi due anni di aver dato voce, rilevanza o importanza alla sensibilità anonima di persone come Blindsight, e cioè Laura Raffaeli, una blogger cieca e parzialmente sorda che sogno di vedere in Parlamento, al blog dei genitori tosti, blog di genitori con figli disabili, al blog di Luca, Buscialacroce, ragazzo aquilano con la distrofia muscolare di Duchenne, al blog di Chiara di Notte, una ex- escort che trovo tra le persone più acute della blogosfera, a Niccky, blogger sieropositiva.

E tutto questo senza essere un disabile, un genitore di figlio disabile, un ex-gigolò, un sieropositivo. Anche perché in Italia c’è l’insulsa tradizione di occuparci (Tv, Giornali, Web, al bar o davanti ai banconi dei supermercati) di disagi o fenomeni sociali solo quando rientrano nelle prime pagine dei giornali, e cioè quando non ci riguardano.

Per un blogger anonimo la Rete non è una persona, è un’idea. Se scappa una querela allora diventi persona. Se scappa una citazione allora resti un’idea.

Ma se quell’idea riesce ad ispirare una rivoluzione, una società o un cambiamento, allora quell’idea non diventa una persona. Ma un EROE.

Uno di quelli che non potrai mai dire “Gli puzza l’alito”, “Che figo”, “Bel profumo”. (P.S. Ma vuoi mettere la soddisfazione?)

“The Twitter Revolution”. No, this is the Revolution of the Egyptian people. Egyptians resisted for decades. They were tortured, jailed and repressed by the Mubarak and Sadat regimes. Twitter and Facebook are tools. They did not stand in front of the water canons, or go to jail for all these years to get the credit. (dal blog di Sarthanapalos).

Fonte: www.agoravox.it

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