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Scuola in Caserma

La natura delle missioni militari all’estero, effettuate attraverso l’aeroporto di Pisa, costituisce una delle questioni relative all’Hub militare in via di realizzazione. Su tale questione si è aperto un confronto tra opposte posizioni, scaturito dal volantino che riceviamo e pubblichiamo.

Volantino di Jaegerstatter ed Emergency, 10 febbraio 2011

Ma in caserma no!

Anche quest’anno il Comune di Pisa ripropone alle scuole pisane la “Giornata della Solidarietà”. Leggiamo dal sito del Comune: ”Una festa, una giornata gioiosa dedicata ai bambini, e alla condizione dei bambini nelle aree di guerra. I ragazzi hanno riempito la caserma Gamerra (…) Una grande lezione per tutti i bambini, (…) per far conoscere le molte problematiche connesse alle missioni umanitarie e di pace nelle aree di guerra. Una lezione (…) sui valori e sui diritti umani.”
In pratica i bambini e le bambine delle scuole pisane (infanzia, primarie, medie) verranno condotti dagli insegnanti all’interno della caserma Gamerra, per attività svolte con la collaborazione e l’assistenza della Brigata “Folgore”.
Abbiamo chiesto al Comune, l’anno scorso, che l’iniziativa fosse svolta in giorno e orario non scolastico, in modo che fossero le famiglie a decidere se portarvi oppure no i figli. Non siamo stati ascoltati. L’iniziativa è riproposta con le stesse modalità: in giorno scolastico, in orario scolastico. Nel massimo rispetto di tutti gli organizzatori, noi continuiamo a non essere d’accordo. E proviamo a dire perché con alcune semplici domande rivolte al Comune e alle Scuole:
Siete davvero sicuri che un luogo in cui si addestrano le persone all’uso delle armi sia un posto adatto ai bambini?

L’iniziativa è finalizzata alla raccolta fondi per una casa di accoglienza a favore di bambini vittime di guerra e bisognosi di cure mediche. Questa è una bella cosa. Ma cosa c’entra con la visita in caserma? Perché non portare i bambini a visitare la casa di accoglienza, o l’ospedale pediatrico?

Nel descrivere questa iniziativa parlate sempre di “missioni di pace”. Wikileaks ha messo in luce l’episodio in cui militari italiani, durante la missione in Iraq, hanno sparato su un’ambulanza, uccidendo 4 persone fra cui una donna incinta. Nel maggio del 2009, in Afghanistan, una pattuglia italiana ha sparato contro una macchina su cui viaggiavano solo civili, uccidendo una bambina di 13 anni. Fuori dalla casistica degli “errori”, nel 2004 a Falluja sono morti migliaia di civili, fra cui moltissimi bambini, uccisi dai bombardamenti angloamericani. Il contingente italiano era già in Iraq in “missione di pace”, e non risulta che sia intervenuto in favore dei civili di Falluja. Racconterete questi episodi ai bambini, parlando delle “missioni di pace”?

Nel 2010 la spesa militare italiana è stata di oltre 23.000 milioni di euro. Nel frattempo la spesa per la scuola pubblica è stata brutalmente tagliata. Diminuiscono i posti negli asili, non ci sono soldi per il materiale didattico, per le gite, per le attività extracurricolari, per gli insegnanti di sostegno, per gli stipendi degli insegnanti. Spiegherete ai bambini anche questo, mentre li portate da una scuola a una caserma?

Gruppo F. Jaegerstatter per la nonviolenza-Pisa

Gruppo Emergency Pisa

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14 febbraio 2011

 

Lettera aperta del Prof. Rocco Altieri all’Assessore alle politiche scolastiche del Comune di Pisa

Domenica 13 febbraio, alla manifestazione “Se non ora quando” di Pisa abbiamo distribuito il volantino pubblicato qui nel blog.  In seguito a una conversazione avuta durante la manifestazione con l’assessora Chiofalo, il prof. Rocco Altieri le ha inviato questa lettera aperta.

All’assessore alla scuola del Comune di Pisa, prof.ssa Marilù Chiofalo
Cara Marilù,

mi dispiace che la distribuzione durante la manifestazione di oggi pomeriggio di un innocente volantino, firmato dal gruppo Jägerstätter e da Emergency, sul “No ai bambini in caserma”, ti abbia contrariata al punto da farti lanciare accuse nei nostri confronti di violenza e falsità. Innanzitutto, mi preme chiarire che non è stato improprio in una giornata, così ben riuscita, contro la violenza sulle donne, distribuire un volantino contrario alla preparazione della guerra, la più terribile delle violenze concepite dal potere maschilista, che con le moderne armi di distruzione di massa minaccia la sopravvivenza della Madre Terra e di tutti gli esseri che la popolano.

Constatato che nel testo non c’è nessun riferimento critico alle persone, ma solo alle politiche culturali che consideriamo sbagliate, non possiamo non ribadire che per noi è un gravissimo errore, un crimine assoluto contro la  cultura della pace, mandare i bambini in caserma. Le  donne, le madri, le educatrici non possono che nutrire orrore nell’immaginare i propri figli in luoghi di morte, dove circolano strumenti che danno la morte, dove si addestrano gli uomini ad uccidere contravvenendo al comandamento divino del “non uccidere”!
Non bisogna assecondare quei tentativi subdoli di chiamare le guerre “missioni di pace”, creando di fatto un’assuefazione, se non un divertimento dei bambini all’idea della guerra e ai suoi strumenti, portandoli in caserma.

“Pisa città della pace” dovrebbe scoraggiare scuole, insegnanti e genitori dall’inviare i bambini in caserma e non sponsorizzare iniziative militaresche, che riecheggiano quella lombarda sostenuta dai ministri Gelmini e La Russa.

Mi pare che al di là delle singole buone intenzioni, qui e là dichiarate, l’amministrazione comunale di Pisa sia nella sostanza totalmente ostaggio delle logiche di guerra e si fa strumento della loro diffusione, sia attraverso l’azione promozionale, subliminale, dei  bambini portati in caserma, sia nel sostegno al progetto dell’hub militare.

Alle amiche Virginia Del Re e Paola Bora, animatrici instancabili della Casa della donna, il mio plauso per la giornata di oggi così bene organizzata e  l’invito a non cessare mai di dire la verità, anche quando essa possa essere scomoda o suscitare conflitti con le autorità costituite.

Solo con questo coraggio le donne riusciranno a salvare il mondo dalla guerra!

Rocco Altieri
presidente del Centro Gandhi ONLUS

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14 febbraio 2011

 

Lettera aperta dell’assessora Maria Luisa Chiofalo in risposta a quella del prof. Rocco Altieri

Caro Rocco,

non ho lanciato alcuna accusa. Ho affermato, da persona che conosce i percorsi e la storia dell’iniziativa, e in particolare i fatti di questi mesi, che nel volantino sono scritte falsità. E ho osservato che non c’è pace senza verità. E che le bugie generano violenza. Non per caso, come ho saputo ieri sera, un gran numero di persone hanno lasciato la manifestazione di ieri – che era una manifestazione di tutti – dopo aver letto il volantino.

Il tuo linguaggio “…al punto da farti lanciare accuse nei nostri

confronti di violenza e falsità” mette gli autori al posto del contenuto della lettera (io ho parlato del contenuto) e contiene un’ulteriore falsità visto che non ho lanciato accuse contro nessuno, ho soltanto espresso il mio pensiero sulla lettura del volantino. E la tua libertà di espressione non è maggiore della mia. Il linguaggio, quando è usato inmaniera etica cioè aderente al contenuto – come tu dici in molteoccasioni di fare e io non ho motivo di non credere – rivela.

A proposito di linguaggio, bisognerebbe poi chiedere un parere alle maestre che in queste settimane – uso le loro parole – si sono “sentite aggredite” da persone che si definiscono gruppo di genitori responsabili. Cosa diciamo a quelle maestre e agli altri 7000 genitori che la pensano diversamente da chi si è rivolto a loro in quel modo, che non comprendono

– quelle maestre che sulla cultura di pace a scuola lavorano tutto l’anno?

E a proposito della manifestazione di ieri e del modello che il nostro Presidente del Consiglio offre alle giovani generazioni, quale modello di cultura di pace viene praticato in circostanze come quella riportata dalle maestre? Infine, cosa diciamo alla famiglia di Nicola Ciardelli, alla presidente dell’Associazione Federica, che lavorano per un progetto straordinario, la Casa dei Bambini di Nicola, con enorme sforzo e impegno, cercando di trasformare in pace quello che la guerra ha prodotto? Una famiglia che vede nelle tue parole tutto il lavoro fatto e le tante persone che vi si muovono attorno con passione, amore, e solidarietà, sparire letteralmente, come se non esistesse, dietro a un no grande quanto una caserma, “No ai bambini nelle caserme”. Ma siccome è la sostanza che plasma la forma e non il contrario – come abbiamo cercato di dire tutti nella manifestazione di ieri – fortunatamente questo accade solo nelle tue parole, non accade nella testa e nel cuore delle persone che conoscono questo progetto e lo sostengono con tutte le loro forze. Anche questa è coerenza.

Dispiace poi leggere che anche il resto della tua lettera contiene un elenco di giudizi laceranti, che dividono senza speranza, che definiscono sin dall’inizio le categorie e lo spazio, che sono gonfi di stereotipi non diversi da quelli per i quali siamo scesi in piazza in tanti e in tante ieri pomeriggio, che non lasciano alcuno spazio al dialogo e al confronto.

Un dialogo ed un confronto che invece l’Amministrazione Comunale continua a tenere aperto e al quale continua – instancabile – ad invitarvi. Qual è la vostra disponibilità ad un confronto in spazi aperti, senza categorie, barriere e protezioni di ogni sorta?

Maria Luisa Chiofalo

Assessora Comune di Pisa

Politiche Socio-Educative e Scolastiche

Promozione tecnologie digitali per la formazione

Pari Opportunità

Città valori, memoria, cultura della legalità

 

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Articolo di Manlio Dinucci (il manifesto, 15 febbraio 2011)

A Pisa bambini a scuola di «pace» in caserma

Alla manifestazione «Se non ora quando?», alla quale hanno partecipato a Pisa migliaia di persone soprattutto donne, i gruppi locali di Jaegerstatter ed Emergency hanno deciso fosse ora di sollevare, in un volantino, la questione della «Giornata della Solidarietà» promossa anche quest’anno dal Comune. Che cosa sia lo spiega la stessa amministrazione comunale: bambine e bambini delle scuole dell’infanzia, primarie e medie vengono condotti dagli insegnanti nella caserma della Brigata Folgore, dopo essere stati «coinvolti in un progetto della durata di due mesi, durante i quali è possibile far conoscere le molte problematiche connesse alle missioni umanitarie e di pace nelle aree di guerra». Si tratta di una «grande lezione per tutti i bambini: quella sui valori e sui diritti umani», culminata lo scorso 28 aprile, alla caserma della Folgore, in una «una giornata gioiosa dedicata ai bambini e alla condizione dei bambini nelle aree di guerra», presieduta dal sindaco Marco Filippeschi (Pd).

Quest’anno la lezione sulle «missioni umanitarie di pace» sarà ancora più significativa: la bandiera di guerra del 186esimo  Reggimento paracadustisti Folgore è già stata portata lo scorso 7 febbraio in Afghanistan e i primi reparti sono già impegnati in combattimenti nell’area di Farah, dove gli alpini, che i parà della Folgore vanno a sostituire, hanno già inflitto «un buon numero di perdite agli aggressori». Il grosso della Folgore  arriverà in Afghanistan in primavera per affrontare quella che viene preannunciata come una delle battaglie più sanguinose.  Così la «Giornata della Solidarietà», il prossimo 28 aprile, sarà ancora più «gioiosa».

A parte la legittima curiosità di sapere come gli esperti della Folgore spiegano ai bambini della scuola dell’infanzia le «molte problematiche connesse alle missioni umanitarie e di pace nelle aree di guerra», nel volantino di Jaegerstatter ed Emergency si pongono alcune semplici domande al Comune e alle scuole. Siete sicuri che un luogo in cui si addestrano le persone all’uso delle armi sia un posto adatto ai bambini? In Afghanistan, una pattuglia italiana ha sparato contro una macchina su cui viaggiavano solo civili, uccidendo una bambina di 13 anni: racconterete questi episodi ai bambini, parlando delle «missioni di pace»? Nel 2010 la spesa militare italiana è stata di oltre 23.000 milioni di euro, mentre la spesa per la scuola pubblica è stata brutalmente tagliata: spiegherete ai bambini anche questo, mentre li portate da una scuola a una caserma?

A scagliarsi contro Jaegerstatter ed Emergency, per queste domande irriverenti, non è stato un reparto d’assalto della Folgore, ma Maria Luisa Chiofalo (Pd), assessora comunale alle politiche socio-educative e scolastiche, nonché alla cultura della legalità. In una lettera aperta afferma che nel volantino «sono scritte falsità», che «non c’è pace senza verità» e che «le bugie generano violenza». Sostiene quindi che un gran numero di persone hanno lasciato la manifestazione dopo aver letto il volantino. Ciò che la Chiofalo teme è ben altro: l’anno scorso un gran numero di persone si sono rifiutate di mandare i figli a scuola di «pace» in caserma.

* * *

Forgeranno le loro spade in vomeri,

le loro lance in falci;

un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo,

non si eserciteranno più nell’arte della guerra.

(Isaia 2, 4)


Care lettrici e cari lettori di Pisa Notizie,

da più parti ci è venuta la sollecitazione a chiarire pubblicamente perché il Centro Gandhi Onlus, di cui sono il presidente, abbia sollevato un conflitto con l’assessora alla scuola del comune di Pisa, prof.essa Marilù Chiofalo, opponendosi al suo progetto di invio dei bambini in caserma, nell’anniversario della morte avvenuta a Nassiryia il 27 aprile 2006 di Nicola Ciardelli, maggiore del 185° reggimento paracadutisti della “Folgore”.

Noi tutti siamo vicini con profonda compassione alla famiglia Ciardelli che ha subito l’incommensurabile dolore per la morte in guerra di Nicola, così come  abbiamo un’eguale pietà per tutte le vittime della guerra.  Proprio perché condividiamo con profonda partecipazione le sofferenze inenarrabili che la follia della guerra procura, siamo impegnati da anni con molteplici attività editoriali di studio, ricerca e azione educativa, perché l’umanità elimini dalla storia il ricorso alla violenza nella gestione dei conflitti, adottando il satyāgraha, cioè una lotta che si svolge senza fare violenza all’avversario, facendo leva sulla forza della verità, un metodo sperimentato con successo da Gandhi, Martin Luther King, Danilo Dolci, Nelson Mandela, dalle società dell’Est Europa nel 1989 e, in questi giorni, dalle rivolte dei popoli arabi.

Noi ci siamo impegnati con fermezza, insieme a milioni di pacifisti in tutto il mondo, perché la guerra in Iraq non fosse scatenata e, insieme a centinaia di migliaia di famiglie italiane che esposero alle finestre le bandiere della pace, chiedemmo che l’Italia rispettasse il dettato costituzionale del ripudio della guerra.

Se le implorazioni di Pace fossero state ascoltate dai potenti della terra, ora non staremmo qui a piangere le migliaia di vittime della sciagurata guerra in Iraq e Nicola Ciardelli sarebbe ancora vivo!

Io sono sicuro che la famiglia Ciardelli sia consapevole di tutto ciò e ci è vicina nell’implorare con Giovanni Paolo II:  “Mai più la guerra avventura senza ritorno”! Mai più guerre, mai più soldati mandati a morire per gli interessi economici delle super potenze.

“Dulce bellum inesperto” scriveva Erasmo nel 1508: “Chi ama la guerra, non l’ha vista in faccia”. Per questo motivo capita spesso che i militari che hanno conosciuto la guerra sui campi di battaglia diventino i più fermi e convinti pacifisti. Così capitò nell’antica India al re Asoka, o in epoca cristiana ad alcuni grandi santi come Martino di Tours, Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola. In epoca moderna vogliamo ricordare il grande scrittore russo Lev Tolstoj, teorico della non resistenza al male con la violenza; il generale inglese Baden Powel, che dopo aver partecipato alla guerra contro i boeri in Sud Africa si impegnò nell’educare la gioventù a un sostituto morale della guerra, dando vita al movimento internazionale degli scout; infine, più recentemente, l’ammiraglio inglese King Hall che dopo le esplosioni atomiche capì che bisognava elaborare nuove strategie di difesa non armata e nonviolenta.

Al contrario dei militari i politici danno spesso prova di superficialità e di opportunismo, partecipano sempre con grande narcisismo e compiacimento alle parate, impettiti più di un generale, suggestionati dalle fanfare e dai giochi acrobatici, strumentalizzando con la retorica del patriottismo e delle cosiddette “missioni di pace” i lutti delle famiglie di chi è stato mandato in guerra a morire.

Creare una commistione tra pace e guerra, tra aspetti umanitari e azioni di combattimento, come si fa a Pisa con le giornate dei bambini in caserma, è un modo nocivo per edulcorare la guerra, giustificare le spese belliche, trovare consenso alle missioni militari all’estero, promuovere fin da piccoli la simpatia per l’arruolamento militare.

Guardate su internet i numerosi video prodotti per le giornate in caserma, per cogliere quanto sia seduttiva l’atmosfera creata intorno ai bambini con i parà che si lanciano dagli aeri o che animano i vari giochi allestiti nel cortile della caserma Gamerra, trasformata in luna park con arrampicate, piste ciclabili, tiri a segno, materassi gonfiabili e  piscine artificiali.

Non si dubita che quest’atmosfera contagiosa abbia avuto i suoi effetti anche sugli adulti. L’umano narcisismo non può non gonfiarsi a contatto con tanto sfoggio di forza e di organizzazione, sentendosi importanti vicini a uomini in divisa che hanno potere di vita e di morte, legittimati in ciò e benedetti anche dalla massima autorità religiosa, l’arcivescovo di Pisa. In conseguenza di una tale commistione sacrilega, ci si può sentire come condottieri di una grande nave e guardare dall’alto in basso quei miseri pacifisti che si ostinano a non adorare il Vitello d’oro.

Dalla grande ammiraglia  gli obiettori di coscienza appaiono dei poveri illusi, tanti Sileni di Alcibiade che vorrebbero su fragili scialuppe impedire a navigli sicuri e ben attrezzati, guidati da capitani esperti di lungo corso, di prendere il largo.

La metafora navale evocata dall’assessora Chiofalo, in vena di poesia nella sua lettera a Pisa Notizie, ignora, in realtà, l’esito finale dell’umana traversata in mare aperto. Il racconto ci è stato tramandato dagli Atti degli Apostoli nel capitolo 27. Paolo di Tarso, l’apostolo delle genti, cercò inutilmente di avvertire il centurione che la navigazione si sarebbe fatta rischiosa, supplicandolo di non partire. Ma chi era Paolo per dare consigli? Un folle, un disobbediente, un prigioniero che stava per essere condotto a Roma davanti a Cesare per essere giudicato. Sicuramente più affidabili erano il pilota e il comandante della nave, e al loro insindacabile giudizio si affidò il centurione.  Costoro si ritenevano esperti navigatori e, accecati dall’hybris del loro orgoglio e della loro scienza, ignorarono gli avvertimenti di Paolo e portarono la nave al naufragio con tutto il suo carico umano.

Come nell’antichità le opinioni di Paolo di Tarso furono irrise e perseguitate dai pagani, ugualmente ai nostri tempi gli insegnamenti di Aldo Capitini, Giorgio La Pira, padre Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani, Teresa Mattei, maestri e testimoni dell’obiezione di coscienza agli eserciti, vengono ignorati o messi a tacere da chi governa gli Stati.

La minaccia che incombe sull’umanità non è oggi un uragano di acqua, ma di fuoco. La possibilità di una guerra nucleare dovrebbe, in verità, indurre i teorici del realismo e della ragion di Stato a meditare quanto scriveva Einstein: “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni”. E similmente scriveva il Mahatma Gandhi: “O l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”.

Cercare forme di difesa alternative alle armi è, quindi, l’unica scelta razionale, realistica  per  la sopravvivenza del pianeta. Ben vengano i bambini e i giovani a frequentare le caserme riconvertite a usi di pace, ad addestrarsi ai modi della difesa popolare nonviolenta. Da tempo reclamiamo che  una delle caserme in via di dismissione  ospiti i corsi di laurea in scienze per la pace, unici in Italia, le cui lezioni, dopo dieci anni dall’attivazione, continuano a svolgersi in situazioni strutturali molto precarie,andando raminghi da un luogo all’altro della città senza avere una sede stabile.

Ben vengano gli aerei che si sollevano in volo non per trasportare armi, ma  bambini bisognosi di cure. Ma ciò che avviene solo sporadicamente non sia utilizzato in modo strumentale per giustificare l’ampliamento dell’aeroporto e la costruzione dell’hub militare, mescolando ancora una volta la dimensione umanitaria e quella bellica.

Quando abbiamo chiesto al Comune di Pisa nell’autunno scorso il patrocinio del convegno per il centenario della morte di Tolstoj, il grande maestro di Gandhi, ci fu risposto che l’amministrazione comunale non aveva neanche la possibilità di stampare un centinaio di inviti per il convegno. Allora viene spontaneo chiedersi in situazioni di penuria quanto venga a costare  la trionfalistica manifestazione in caserma dei 1500 bambini e bambine con i loro insegnanti. Questi numeri così imponenti, che non neghiamo, fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale, ci lasciano in realtà costernati e preoccupati per la regressione culturale che ha subito negli ultimi anni la società italiana, di cui l’adesione acritica a un tale progetto da parte di scuole e insegnanti è un sintomo evidente.

Intanto, mentre sono gli stessi amministratori a lamentare il taglio dei finanziamenti statali per i servizi sociali e culturali, nessuno denuncia il nesso evidente tra il crescere delle spese per gli armamenti e i tagli all’istruzione pubblica. In realtà sul sostegno al riarmo e sul progetto di costruzione a Pisa dell’hub militare si assiste a un convergere in egual modo  sia delle forze di centro sinistra  che di quelle di centro destra.  Che tristezza! Che mancanza di coraggio!

Così va il mondo, predicano i machiavellici in nome del realismo politico. E a una comune visione della politica di potenza degli Stati si accodano anche coloro che pur si dicono seguaci del Maestro divino che aveva detto: “Il mio Regno non è di questo mondo”!

Durante la manifestazione delle donne del 13 febbraio scorso a nome del  Centro Gandhi per la nonviolenza ho preso la parola per salutare e incoraggiare le donne nel loro impegno per la pace. Ho riportato una considerazione di Gandhi: “Soltanto che le donne dimenticassero di appartenere al sesso debole, non ho dubbi che potrebbero opporsi alla guerra infinitamente meglio degli uomini… Supposto che le donne e i fanciulli d’Europa si infiammino di amore per l’umanità, trascinerebbero gli uomini e annienterebbero il militarismo in tempo incredibilmente breve”.  A qualcuno dei presenti è sembrato improprio che nella giornata della dignità delle donne si distribuisse un volantino contro l’invio dei bambini in caserma. Ma non è forse il militarismo l’espressione più truce del maschilismo? E i missili e le bombe, come ci ricorda Galtung, non sono forse la rappresentazione tragica del potere fallocratico che stupra la Madre Terra e massacra con un terrorismo dall’alto le popolazioni civili? Parlando ai piedi della torre pendente, alla fine del corteo, ho invitato le donne a mantenere un’uguale capacità di mobilitazione nel contestare i progetti dell’hub militare e di impedire che l’amministrazione comunale prostituisca la città alle logiche della guerra.

Non bisognerebbe mai temere la diversità di opinioni e negare la libertà di espressione a chi contesta le decisioni di chi comanda.

La nostra iniziativa di contestazione non ha nulla di personale nei confronti dell’assessora Chiofalo di cui riconosciamo il carisma e la personale generosità. La pace e la guerra, però, sono questioni troppo importanti per tenerle confinate nei limiti di una discussione privata e i cittadini devono poter ricevere il massimo di informazioni.

Come Centro Gandhi accetteremmo volentieri la sfida che ci lancia l’assessora Chiofalo di recarci in caserma con una nostra iniziativa di nonviolenza.

Ma andando in caserma il Centro Gandhi sarebbe garantito nell’esercizio della libertà di espressione? I bambini e le bambine potranno invitare i soldati al rispetto dell’ art.11della Costituzione italiana, sollecitando i paracadutisti a ritirasi dall’Afghanistan, o questa richiesta sarebbe interpretata come un reato, un invito alla diserzione ?

In caserma vorremmo, se fosse possibile:

spiegare che le spese per gli armamenti costringono alla morte per fame, per malattie, milioni di bambini della terra. Le armi uccidono anche se non vengono usate, diceva Raoul Follereau, mentre invitava a concedere l’equivalente di due bombardieri per sconfiggere la lebbra.

ricordare al cappellano militare il comandamento biblico: Non  Uccidere!

sollecitare nei bambini con laboratori audiovisivi, con musiche e

drammatizzazioni la repulsione per il sangue e per le armi, perché la guerra , dice Zanotelli, deve diventare tabù e un tale meccanismo culturale si sviluppa nella prima infanzia.

esporre le foto dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, le foto dei bombardamenti su Pisa del 31 agosto 1944, che provocarono 9000 morti.

pregare e cantare con le canzoni pacifiste di De André, Joan Baez,

Mercedes Sosa, meditare con la lettura di brani dagli scritti di Tolstoj, Gandhi, Capitini, Lanza del Vasto, Danilo Dolci, don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani.

Quel giorno i soldati metteranno i fiori nei loro cannoni. E sui muri della caserma cartelli accoglieranno i bambini con frasi che inneggiano “all’amore, e non alla guerra!”

Finalmente “svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai”, come invitò a fare il compianto presidente Sandro Pertini.

Rocco Altieri

* * *

La scuola, la caserma e la macina al collo

Matteo Della Torre

Da tre anni, il 27 aprile, per iniziativa del comune di Pisa, accade che una scuola-istituzione, che continua a dimostrarsi, per certi aspetti, una “caserma prussiana”, incapace di mettersi in discussione e cambiare, sposta fisicamente 1500 bambini delle scuole dell’infanzia, primarie e medie, in orario scolastico e senza offrire alcuna alternativa alle famiglie diversamente pensanti, dalla “scuola-caserma” alla “caserma Gamerra” della Brigata Folgore, in nome dell’educazione alla pace e alla solidarietà.

Il grande pedagogista Célestin Freinet, quando affermava che una scuola rispondente ai veri bisogni dei bambinidoveva uscire fuori dall’aula per approfondire dal vivo le arti e i mestieri del falegname, del panettiere, del fabbro, del tessitore e dell’ortolano, mai avrebbe pensato di far approfondire ai bambini il “mestiere” del soldato. In quest’ottica la visita dei bambini alla caserma militare è una  assurdità pedagogica.

Per un’intera giornata, nella caserma della Brigata Folgore, i bambini sono esposti alla violenza culturale che esalta le virtù del militarismo e indottrinati con l’apologia delle forze armate, la retorica delle “missioni di pace” e della solidarietà dei militari.

I loro occhi innocenti vedono ciò che alla loro giovane età non si dovrebbe vedere: mezzi militari, armamenti e soldati addestrati ad uccidere, professionisti della guerra, le cui logiche sono benedette con sacrilega solennità dalle autorità della chiesa cattolica.

Nelle mani dei bambini vengono posti, come in un macabro gioco, moderni fucili (vedi foto 1), sofisticati strumenti di morte, sotto gli occhi dei loro insegnanti.

Senza spirito critico, senza alcuna riflessione il modello machistamilitaresco è promosso e venduto alle giovani coscienze con la modalità accattivante dello spettacolo, dell’avventura e del gioco, per formare in loro lo spirito guerresco e così modellare adulti del futuro cinici, asserviti al potere e indifferenti.

Qual’è la sostanza di questa iniziativa? Quale “grande lezione” e quale cultura di pace trasmette la scuola alle giovani generazioni organizzando una visita in caserma?

Nelle visite guidate a questi “santuari” della violenza armata viene spiegato ai bambini il significato della guerra e della sua follia intrinseca, lo scandalo delle spese militari e le sue ripercussioni sulla povertà mondiale?

Si fa capire ai bambini che mentre le truppe Nato in Afghanistan bombardano vigliaccamente con droni teleguidaticivili innocenti, seminando distruzione lutti e odio, forieri di nuove violenze ritorsive, di ben altri “bombardamenti” avrebbero bisogno quei paesi poveri  ai quali vogliamo imporre la nostra cultura e la nostra democrazia?

I “bombardamenti” rappresentati dall’istruzione della donna e dei bambini, dalla lotta alla povertà e all’isolamento attraverso la conoscenza e le nuove tecnologie e da una più equa ripartizione delle risorse della Terra.

Si riflette sul senso dell’articolo 11 della nostra Costituzione “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, che è stato svuotato di senso dal Nuovo Modello di Difesa dell’Italia?

Si avvia un’analisi seria sul fallimento delle missioni italiane in Iraq ed Afghanistan?

Nulla di tutto ciò.

Dietro la vuota retorica delle “missioni di pace” che giustifica la gita in caserma si nasconde molta dell’ipocrisia italica, sconosciuta, ad esempio, negli Stati Uniti. Gli americani non hanno mai definito la loro missione in Afghanistan come umanitaria o di pace. Il comandante in capo delle truppe Nato in Afghanistan, il generale americano David Petraeus, ai cui ordini operano i soldati italiani, parla sempre e in modo chiaro di “War“, di guerra. Quindi di violenza, sangue e morti, tanti, troppi, soprattutto tra i civili innocenti, che ha causato un milione di morti in Iraq e un numero indefinito di morti in Afghanistan, comprensivi dei 37 soldati italiani morti fino ad oggi in questa assurda guerra.

Non mi stupisce affatto che l’iniziativa dei bambini in caserma non provenga da una amministrazione comunale a guida Pdl, composta da fanatici seguaci di Ignazio La Russa, ma da una giunta del Pd.

Sui temi relativi agli armamenti, alle spese militari e al finanziamento delle missioni di guerra dei nostri soldati all’estero i politici del Pd hanno sempre assunto posizioni bipartisan di grande accordo col centro-destra, offrendo completa tutela alle lobby dei mercanti di armi che si arricchiscono con le guerre e la proliferazione degli armamenti.

Considero questa iniziativa di stampo fascista un errore politico e un crimine educativo da non ripetere perché offende i bambini ed è un grave motivo di scandalo per le persone più sensibili della comunità pisana e nazionale.

Credo, comunque, che da questo evento possa nascere una speranza per il mondo della pace. Una speranza di un mondo, di una nazione e di una città migliori che riposa non nel silenzio complice dei dirigenti scolastici e degli insegnanti che hanno accompagnato i bambini in caserma senza sollevare obiezioni, ma in quei coraggiosi cittadinipisani, eroi della quotidianità, che hanno avuto il merito di aver denunciato questo grave problema educativo e morale, come anche nei volti e nei cuori di quei genitori, ogni anno più numerosi, che hanno detto “no” alla visita in caserma e per quel giorno hanno tenuto a casa i propri bambini.

I loro gesti di ferma denuncia e pacata disobbedienza avvicinano di un passo la profezia di Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra”. (Isaia 2,4)

A tutti loro va il mio plauso, la mia stima e la mia vicinanza fraterna.

Matteo Della Torre

 

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One Response to "A Pisa bambini a scuola di «pace» in caserma"

  1. ermete ferraro   26 febbraio 2011 at 18:26

    sabato, 26 febbraio 2011BAMBINI…FOLGORATI !

    Chi, come me, vive da sempre a Napoli e ne condivide le macroscopiche contraddizioni socio-economiche, culturali e politiche, è ormai talmente abituato a sentirne di tutti i colori che difficilmente riesce a meravigliarsi per una notizia. Tuttavia, apprendere che il Comune di Pisa da due anni organizza la c.d. “giornata della solidarietà”, portando le scolaresche in caserma, tra i parà della Folgore, mi ha lasciato piuttosto colpito e, diciamolo, scandalizzato.
    Sono stato tra i primi obiettori di coscienza napoletani, negli anni ’70, ed ho cercato di portare la mia scelta della nonviolenza attiva in ogni occasione successiva di lavoro e d’impegno volontario, sia in campo sociale sia in quello educativo. Come ecopacifista, poi, ho sempre cercato d’inquadrare il mio rifiuto della guerra e del militarismo in un contesto che colloca la pace come qualcosa d’inscindibile dalla giustizia e dalla salvaguardia dell’ambiente, in un’ottica che ritengo coerente con la mia fede in Cristo e nel suo Vangelo.
    D’altra parte, sono abituato a fronteggiare la stupidità della guerra e la mistificazione di chi accusa di violenza quelli che lottano per la pace mentre traffica armi verso paesi belligeranti. Ammetto però che un’assurdità come quella di portare dei ragazzini ad una ‘visita didattica’ in caserma non mi era ancora capitato di sentirla.
    A pensarci bene, qualcosa di simile si era verificata alcuni anni fa, quando il progetto nazionale di educazione alla pace promosso dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione fu sponsorizzato anche dal Ministero della Difesa, lasciando quanto meno perplesse le persone di buon senso…
    Ora, però, ci troviamo di fronte all’iniziativa istituzionale di un ente locale, per di più di ‘sinistra’, che si è adoperato a spedire contingenti di alunni/e delle sue scuole ad una specie di campo di addestramento militare. Le foto della precedente edizione di questa simpatica “scampagnata” sono fin troppo eloquenti. Bambini delle elementari attorniati da parà in mimetica regolamentare, che mostrano con gli occhi lucidi i loro luccicanti mitra, oppure illustrano le loro gloriose imprese di “fanti dell’aria”….. Eppure, proprio in questi drammatici giorni che ci mostrano la rivolta del popolo libico repressa nel sangue dal regime di Gheddafi, non sarebbe male ricordare che la brigata “Folgore” era nata proprio con questo nome, nel 1934, per iniziativa del governatore fascista della Libia italiana, Italo Balbo.

    Una domanda sorge spontanea: ma che razza di lezioni intenderebbe impartire il Comune di Pisa ai suoi ragazzi? Forse un ripasso storico sul colonialismo italiano e sull’esaltazione militarista dei “corpi scelti”, creati non a caso dal regime fascista? Una lezione di geografia dell’Italia, costellata d’installazioni militari e centri strategici per tutto il suo territorio, sempre più militarizzato e “protetto” da un’Alleanza che da anni non ha più nemmeno un diretto antagonista, e quindi una qualsiasi giustificazione alla propria esistenza? Con questa bizzarra “giornata della solidarietà” forse l’amministrazione comunale di Pisa preferiva cogliere l’occasione per una lezione di educazione civica o, come oggi l’hanno chiamata, di “cittadinanza e costituzione”. Purtroppo, sta di fatto che la Costituzione della nostra Repubblica recita seccamente, all’art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” . Con tutta la buona volontà, quindi, sarebbe difficile negare che dei corpi scelti dell’Esercito Italiano si addestrino a fare la guerra e, dal loro punto di vista, ne siano perfino fieri…
    E allora che cosa mai vogliono insegnare gli amministratori di Pisa ai loro futuri cittadini, mandandoli in ‘gita’ scolastica al centro addestramento di una divisione di paracadutisti? Si tratta della vecchia “solidarietà” del governo italiano con i cittadini libici, che si è espressa finora chiudendo entrambi gli occhi sulle esportazioni illegali in quel paese di armi nostrane, con le quali le forze armate e la polizia stanno facendo stragi di civili? Oppure della nuova “solidarietà” che ci apprestiamo a manifestare, inviando coerentemente contro lo stesso regime navi da guerra per improbabile missioni umanitarie ed allertando i “caccia”, che stanno già scaldando i motori nelle basi NATO ed americane che costellano il sacro suolo italico?
    Dubito che si tratti di lezioni di “religione cattolica”, anche se bisogna ammettere che ce ne sarebbe purtroppo materia, visto che i parà della Folgore sono usi recitare devotamente la “preghiere del paracadutista”, nella quale s’invoca l’ “Eterno Immenso Iddio” di “guidare e proteggere l’ardimentoso volo”, prevedendo anche, nell’ipotesi meno fausta : “Se è scritto che cadiamo, sia! / Ma da ogni goccia del nostro sangue / sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, / orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire”…. C’è anche la possibilità che la “gita” degli scolari alla scuola di addestramento paracadutisti di Pisa sia stata ritenuta istruttiva anche sul piano musicale, visto che i parà saranno stati lieti di suonare e cantare agli alunni/e presenti il loro battagliero inno “Come folgore dal cielo”. Particolarmente significativi e formativi, ad esempio, potrebbero essere per dei ragazzi versi come questi: “Cuori d’acciaio all’erta…/ Pugnale e bombe a mano /viatico di morte / e l’ansia della sorte / non sentiremo più. […] E giù dall’infinito / sul nemico più agguerrito / per distruggere o morir, [… E gli angeli di guerra / col pugnale in mezzo ai denti / in uno contro venti / si battono così…”

    Sinceramente, non so – né molto m’interessa… – se gli organizzatori di questo discutibile evento paramilitare avessero in mente altre discipline da insegnare ai ragazzi/e di Pisa, tipo nozioni scientifiche e tecnologiche sul volo o sulla discesa col paracadute, oppure educazione fisica stile ‘marines’ o anche nozioni di fisica applicate alla balistica. Credo però che abbiano fatto molto bene singoli e associazioni ad esprimere riprovazione per una simile iniziativa, innegabilmente “parziale” ed insidiosamente militarista.
    E’ vero che la scuola, come diceva qualcuno, deve essere “palestra di vita”, a patto di non diventarlo di morte. Contrabbandare la propaganda delle forze armate con l’ambigua copertura della “solidarietà” ai militari morti a Nassiriya, mi sembra prima di tutto un atto disonesto e diseducativo e, come tale, va condannato sia come cittadini e genitori, sia come insegnanti. Mostrare agli studenti – delle scuole e delle università – esclusivamente il volto bellico della “difesa”, come se da decenni non fosse già stato stabilito il principio, morale e poi anche giuridico, della legittimità di una difesa civile e nonviolenta, mi sembra un comportamento riprovevole ed oggettivamente unilaterale.
    D’altra parte, se qualcuno pensava che questa strana uscita didattica potesse far tornare a scuola i ragazzi pisani “folgorati” dalla tecnologia bellica e dalle uniformi, credo che abbia fatto male i conti. Sono certo, infatti, che se noi insegnanti avremo svolto davvero il nostro compito di educatori, non saranno certo queste assurde trovate propagandistiche a trasformare i nostri alunni in allievi ufficiali né la disciplina scolastica in disciplina da caserma.
    Ecco perché mi unisco idealmente a tutti coloro che vogliono obiettare a quest’assurda iniziativa ed esprimo loro tutta la mia solidarietà per la loro battaglia, che è soprattutto di civiltà e di rispetto per i nostri giovani.

    © 2011 Ermete Ferraro (http://ermeteferraro.splinder.com)

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