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Il casco della morte - Foto - The Sun

Fabio Pipinato

Un «casco della morte» modello Star Wars e una «polsiera individua-cecchino» sono i due nuovi e futuristici dispositivi in dotazione alle Forze Armate inglesi. Il primo è usato dai piloti della Raf e permette di individuare ed abbattere un aereo nemico semplicemente guardandolo: stando a quanto riporta il quotidiano britannico “The Sun“, questo speciale casco da 250 mila sterline funziona grazie a degli appositi sensori ottici, i cui impulsi vengono raccolti da altri sensori posti sulla carlinga. All’atto pratico, non appena il radar dell’aereo rileva gli obiettivi nemici posti di lato e in basso, questi vengono proiettati sulla visiera del casco del pilota che, dopo aver stabilito quale colpire per primo grazie ai comandi vocali, non deve fare altro che aprire il fuoco.

«Questa è la fine del combattimento aereo – ha spiegato al tabloid il pilota Mark Bowman – . Di solito, tu devi essere dietro ad un aereo nemico per riuscire a bloccarlo, mentre da adesso in poi sarà possibile orientare le armi con la testa». Sviluppato dall’azienda inglese “BAE Systems”, il «casco della morte» viene già usato sui jet da combattimento Typhoon.

Potremmo così modificare la campagna “il casco ti salva la vita” con la campagna “il casco uccide la vita.”

Verrà, invece, sperimentato questo mese dai paracadutisti inglesi in Afghanistan il rivoluzionario dispositivo «da braccio» che permette di individuare la posizione esatta dei cecchini nemici a quasi 1000 metri di distanza. Sviluppato dagli scienziati dell’esercito al Defence Science and Technology Laboratory di Wiltshire, stando al Daily Mail il «Boomerang Warrior -X» costa circa 10mila sterline ed è considerato il rilevatore di posizione più avanzato che ci sia sul mercato. Grande 30 centimetri per 300 grammi di peso, va indossato sopra al braccio ed è collegato ad un sensore, posizionato sulla spalla, che rileva la posizione, mentre la tecnologia acustica analizza e stabilisce da dove arrivi il fuoco nemico, inviando le coordinate al display e indicando l’obiettivo con una freccia rossa. Contemporaneamente, viene emesso un segnale acustico di avviso nella cuffia collegata con il dispositivo. Questo, almeno, il funzionamento in linea generale, perché in realtà i dettagli sono tenuti comprensibilmente segreti, mentre vi è un unico software che fornisce i continui aggiornamenti sulle location nemiche. Fantastico! Ma non eravamo in missione di pace? Probabilmente vengono sparati tulipani sulla popolazione o petali di rose.

Andando al dunque. Non è che “l’immaginario violato” dall’alta tecnologia militare ci faccia scordare il diritto internazionale? Perché nei paesi occidentali vengono sempre meno i fondi alla peace research ed alla cooperazione internazionale mentre i denari per queste diavolerie confluiscono a fiumi? La realtà si avvicina sempre più al virtuale? Il second life al life? Perché non s’intravvede una politica che si differenzi e che punti ancora sulla mediazione nel conflitto, nei buoni uffici, nell’azione diplomatica anziché nella fallimentare azione di guerra? 25 miliardi di euro al bilancio de la Difesa in Italia non è uno sproposito? A che pro? Quando potremmo riconoscere, attraverso uno sguardo, la vita anziché la morte dell’altro ed affermare, finalmente “uno sguardo e sei vivo”?

Fabio Pipinato

Fonte: www.unimondo.org

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