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Julian Assange

Umberto Eco

Nessun segreto è ormai inattaccabile. E il rapporto tra governi e stampa cambia radicalmente. Scenario del mondo dopo la rivoluzione WikiLeaks (03 gennaio 2011) Julian Assange. Due Bustine di Minerva fa mi intrattenevo sui “falsi” scandali delle rivelazioni di WikiLeaks, e cioè sul fatto che quei rapporti segreti rivelavano solo ciò che tutti i giornali avevano già pubblicato; e rilevavo che l’idea che le ambasciate fossero anche (o del tutto, come quelle sovietiche durante la guerra fredda) centri di spionaggio ci era già stato raccontato da tanti bellissimi film. Questo non vuole dire che l’operazione condotta da Julian Assange sia priva di risvolti drammatici, il primo dei quali è stato una perdita di prestigio da parte del Dipartimento di Stato americano il quale, alla fine dei conti, ha fatto la figura di pensarla esattamente come “Repubblica” (e chissà perché Berlusconi non ha sfoderato il suo argomento preferito, rivelandoci che anche il governo degli Stati Uniti viene continuamente imbeccato dai comunisti nostrani).

Ma c’è di più, e all’alba di questo nuovo anno si deve riflettere sul senso e sulla conseguenze di ciò che è accaduto e che, con ogni evidenza, continuerà ad accadere. Se continuerà ad affidare le proprie comunicazioni e i propri archivi riservati a Internet o ad altre forme di memoria elettronica, nessun governo al mondo potrà più alimentare aree di segretezza, e non dico solo gli Stati Uniti ma neppure San Marino o il Principato di Monaco (e forse verrà risparmiato solo Andorra).

Cerchiamo di cogliere la portata del fenomeno. Una volta, ai tempi di Orwell, si poteva concepire il Potere come un Grande Fratello che monitorava ogni gesto di ciascuno dei suoi sudditi, anche e specie quando nessuno se ne rendeva conto. Il Grande Fratello televisivo ne è una povera caricatura perché lì tutti possono monitorare quanto accade a un piccolo gruppo di esibizionisti che si radunano proprio per farsi vedere – e quindi la faccenda ha rilievo puramente teatrale o psichiatrico. Ma quella che ai tempi di Orwell era ancora profezia si è ora compiutamente avverata da quando, poiché il Potere può controllare ogni movimento dei soggetti attraverso il loro telefono cellulare, ogni transazione compiuta, hotel visitato, autostrada percorsa attraverso le carte di credito, ogni presenza in un supermarket attraverso le televisioni a circuito chiuso – e via dicendo – il cittadino è diventato vittima totale dell’occhio di un Fratello Grandissimo.

Così almeno pensavamo sino a ieri. Ma ora si dimostra che neppure i penetrali dei segreti del Potere possono sfuggire al monitoraggio di un hacker, e quindi il rapporto di monitoraggio cessa di essere unidirezionale e diventa circolare. Il Potere controlla ogni cittadino ma ogni cittadino, o comunque lo hacker eletto a vendicatore del cittadino, può conoscere tutti i segreti del Potere.

E se pure la gran massa dei cittadini non fosse in grado di esaminare e valutare la massa di materiale che lo hacker cattura e diffonde, ecco delinearsi un nuovo ruolo della stampa (e già lo sta impersonando in questi giorni) che, anziché registrare le notizie rilevanti – e quali fossero le notizie veramente rilevanti lo decidevano i governi, dichiarando una guerra, svalutando una moneta, firmando un’alleanza – ora decide autonomamente quali notizie debbano diventare rilevanti e quali possano essere taciute, addirittura patteggiando (come è accaduto) con il potere politico quali “segreti” svelati rivelare e quali tacere.

(A parte il fatto che – visto che tutti i rapporti segreti che alimentano odi e amicizie di un governo provengono da articoli pubblicati o da confidenze di giornalisti a un addetto d’ambasciata – la stampa sta assumendo anche un’altra funzione: una volta la stampa spiava il mondo delle ambasciate straniere per conoscerne le trame occulte, ora sono le ambasciate che spiano la stampa per conoscerne le manifestazioni palesi. Ma torniamo a bomba).

Come potrà reggersi da domani un Potere che non ha più la possibilità di conservare i propri segreti? È pur vero che, come già ci diceva Simmel, ogni vero segreto è un segreto vuoto (perché un segreto vuoto non potrà mai essere rivelato) e possedere un segreto vuoto rappresenta il massimo del potere; è pur vero che sapere tutto sul carattere di Berlusconi o della Merkel è effettivamente un segreto vuoto in quanto segreto, perché materia di pubblico dominio; ma rivelare, come ha fatto WikiLeaks, che i segreti di Hillary Clinton erano segreti vuoti significa togliere al Potere ogni potere.

Fonte: L’Espresso

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