Home»Ecologia»Agricoltura biologica»State of the World 2011. Sfamare il mondo, sicurezza alimentare, agricoltura e autoproduzione

State of the world 2011

Parla di sicurezza alimentare e agricoltura lo State of the World 2011, il rapporto annuale del prestigioso Worldwatch Institute, considerato il più autorevole osservatorio dei trend ambientali globali. Sottotitolo: Innovations that Nourish the Planet.

Ne emerge un quadro di luci e di ombre. Da un lato, l’insostenibilità e gli insuccessi dell’agricoltura industriale come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 50 anni.

Dall’altro, una carrellata di piccole grandi iniziative a cavallo fra tradizione ed innovazione messe in atto dalle comunità dell’Africa sub sahariana – una delle zone più misere del pianeta – per allontanare la fame e la povertà.

Sintetizzo con parole mie: l’edizione 2010 parlava della necessità di superare il consumismo per salvare la civiltà. Quest’anno il rapporto suggerisce di superare il mercato e di virare verso l’autoproduzione agricola per sfamare il pianeta.

L’agroindustria ha fallito. Sono parole mie, lo State of the World 2011 non usa un giudizio così netto. Però nota che cinquant’anni dopo la “rivoluzione verde” (i trattori, i concimi chimici e i pesticidi che hanno moltiplicato le rese dei campi) una buona fetta del genere umano continua a soffrire la fame.

Come osserva un articolo di Afp a commento del rapporto, solo dal 1980 al 2009 la produzione mondiale di orzo, mais, miglio, avena, riso, sorgo e frumento è aumentata di quasi il 55%.

Cionondimeno il numero degli affamati è aumentato – circa un miliardo – ed è diminuito il numero dei Paesi autosufficienti dal punto di vista alimentare.

Inoltre l’agricoltura industriale produce il 15% delle emissioni di gas serra (la cifra varia un po’ a seconda delle fonti, ma è decisamente più alta se si considera anche l’allevamento del bestiame) e consuma circa il 70% dell’acqua usata dall’intero genere umano: ma l’acqua è un bene sempre più raro e prezioso, soprattutto se per irrigare i campi si usa quella estratta dal sottosuolo, di cui la Terra non possiede riserve infinite.

Il rapporto parla della necessità di aumentare gli investimenti nell’agricoltura e di renderla sostenibile. Ma vi si può leggere anche un’altra indicazione: abbandonare il modello di una produzione agricola interamente destinata al mercato e mettere invece le comunità in grado di produrre quanto più possibile il proprio cibo.

La soluzione dei problemi alimentari che attanagliano il mondo, dice il Worldwatch Institute, non passa necessariamente dall’aumento della produzione agricola. Passa piuttosto attraverso il modo in cui il cibo è trattato e commercializzato e attraverso il tipo di investimenti che si fanno nel settore del cibo.

Soprattutto, suggerisce il rapporto, è importante il consumo di cibo locale: eviterebbe di sprecare nei meandri della commercializzazione – come ora succede – il 40% del cibo prodotto nel mondo.

Lo State of the World 2011 del Wordwatch Institute

Fonte: www.blogeko.it

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