Home»Ecologia»Per dimagrire termosifone a 18° troppo calore favorisce l’obesità
Obesità

Una ricerca dello University College di Londra spiega l’alta temperatura artificiale riduce la necessità del corpo di spendere energia per contrastare i rigori dell’inverno. Gli esperti confermano, ma sottolineano che “questa è solo una delle ragioni per cui si ingrassa”.

Sara Ficocelli

Calor di panni non fa danni“, dice un vecchio proverbio, e ancora una volta la saggezza popolare dimostra la sua lungimiranza. Secondo uno studio inglese, il calore prodotto dai termosifoni per attutire le temperature invernali favorisce infatti l’obesità, privandoci di quell'”inverno fisiologico” di cui il corpo ha bisogno per bruciare la giusta quantità di calorie. In altre parole, più dentro casa fa caldo e meno l’organismo è costretto a consumare energia per riscaldarsi.

Meglio dunque, secondo lo studio dello University College di Londra pubblicato su Obesity Reviews, un maglione in più e un grado in meno sul termostato. “Anche perché – precisa Ciro Vestita, dietologo dell’università di Pisa e autore di Coltiviamo la salute (Giunti, 477 pp, 16,50 euro) – i termosifoni fanno male in generale. Sono un danno immenso per la salute. La temperatura interna di un appartamento non dovrebbe superare, in inverno, i 18-19 gradi di giorno e i 15 di notte. Ma questo noi non riusciamo a capirlo, e restiamo fermi sui 21. Spalancando la porta a obesità, raffreddori, acari e malattie di ogni tipo per i bambini“.

Ma vediamo esattamente in che consiste lo studio degli scienziati inglesi. Analizzando l’andamento del metabolismo delle popolazioni di Regno Unito e Stati Uniti, la dottoressa Fiona Johnson e la sua collega Marcella Ucci hanno concluso che una ridotta esposizione al freddo riduce al minimo la necessità del corpo di spendere energia per restare al caldo, sfasando l’equilibrio metabolico dell’organismo, preparato al freddo stagionale. In particolare, studiando le temperature nelle abitazioni private dal 2008 a oggi, le studiose hanno verificato una diretta proporzionalità tra l’aumento dei gradi del termostato e quello dell’obesità.

Le autrici hanno analizzato soprattutto il ruolo del tessuto adiposo bruno nella produzione di calore umano. Il cosiddetto “grasso bruno” è diverso da quello bianco perché ha la capacità di bruciare energia per produrre calore, e il suo sviluppo nel corpo è pensato dalla natura per renderci pronti all’esposizione al freddo. Studi precedenti avevano già concluso che un aumento del tempo trascorso in un ambiente caldo può portare a una perdita di grasso bruno e, di conseguenza, a una minore capacità di bruciare energia. “L’aumento del tempo trascorso in casa – spiega la Johnson – l’accesso diffuso a riscaldamento centralizzato e aria condizionata e il miglioramento del comfort termico, contribuiscono a limitare il range di temperature che sperimentiamo nella vita quotidiana e a ridurre il tempo in cui i nostri corpi sono sottoposti a stress termico. Il che significa che stiamo bruciando meno energia e mettendo su peso”. La scienziata precisa inoltre che finora “la ricerca sui fattori ambientali che causano l’obesità si è concentrata su dieta ed esercizio fisico, che sono indubbiamente quelli principali. Ma è possibile che altri fattori ambientali, come le temperature invernali indoor, possano avere un ruolo rilevante”.

Secondo l’endocrinologo Salvatore Ripa, esperto di diagnosi e terapia dell’obesità, quando si parla di chili di troppo non si può tuttavia prescindere da una valutazione globale delle concause: “Anni fa – spiega – condussi uno studio sugli effetti dell’idratazione continua sul metabolismo. Risultò che bere un litro e mezzo di acqua al giorno aiuta a perdere 1 kg ogni mese e mezzo, perché ingerire continuamente acqua costringe il corpo a lavorare per riscaldarla e adattarla alle esigenze dell’organismo. Il rapporto tra temperature e metabolismo è complesso e dato quindi da molteplici fattori: tenere troppi alti i termosifoni non aiuta, ma questa è solo una delle ragioni per cui si ingrassa”.

Fonte: www.corriere.it

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