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Dal web alla televisione, oggi siamo noi a decidere quando e come fruire dei contenuti: così le piattaforme mobili cambiano il nostro modo di leggere.

Sergio Pennacchini

Nella preistoria dell’era della comunicazione usavamo il videoregistratore: bastava mettere una cassetta, premere un tasto, e potevamo registrare il nostro programma preferito per vederlo con calma più tardi. Oggi le soluzioni per rimandare la lettura o la visione dei contenuti sono aumentate a dismisura. E con il flusso di informazioni continuamente in arrivo dal web, poter selezionare quello che ci interessa per consultarlo in un altro momento è diventata una necessità.

Testimone di questa tendenza è il successo dell’applicazione Read it Later, che consente di taggare dal nostro dispositivo mobile gli articoli interessanti apparsi sul web, e poi leggerli con calma in metropolitana, sull’autobus o sdraiati sul divano.

Come si legge sul blog di Read it Later, “la carta stampata permette di leggere nei momenti e nei luoghi per noi più comodi. Purtroppo, con l’informazione che sempre più si sposta online, oggi è più probabile che le news del giorno le leggiamo seduti alla nostra scrivania. Ancora peggio, i contenuti arrivano con una velocità tale che è molto facile perderci un articolo che magari poteva essere importante. È come se il ragazzo che consegna i giornali fosse diventato un pazzo che lancia in continuazione nuove edizioni del quotidiano sulla nostra porta”.

L’avvento di dispositivi come l’iPad sta insomma cambiando il nostro modo di usufruire i contenuti sul web: la tendenza è quella di non leggere più sul computer di lavoro, magari in pausa pranzo. Adesso abbiamo la possibilità di farlo quando meglio crediamo. Lo dimostra in modo evidente l’analisi condotta da Read it Later su oltre 100 milioni di articoli salvati dai suoi utenti su tutte le principali piattaforme web e mobile: chi legge gli articoli sul computer lo fa in genere in ufficio o a casa (e infatti dai grafici risulta evidente che quello tra le 4 e le 6 del pomeriggio, quando ci si sposta dal lavoro alla propria abitazione, è un periodo morto nella lettura).

Gli utenti di iPhone, invece, sfogliano i contenuti durante la prima colazione (6-7 del mattino) e durante il tragitto di ritorno a casa (dalle 5 alle 7 di sera), quando in treno, in metropolitana o in autobus hanno il tempo di dare un’occhiata alle news che hanno taggato al mattino. Trend analogo, ma ancora più esasperato, per chi possiede un iPad, apparecchio da sfogliare al mattino, davanti a caffè e corn flakes, o a casa, la sera (tra le 7 e le 11).

Una trasformazione dei nostri costumi che, per quanto riguarda i contenuti video, è in atto già da tempo. Lo dimostra uno studio condotto dal Centris Research negli Stati Uniti. Negli ultimi tre anni, la vendita di dispositivi di registrazione video (i Digital Video Recorder) è aumentata del 52%.

Oggi il 20% dei programmi visti in America è registrato.

Sempre secondo questa ricerca, il 77% dei digital video recorder presenti nei salotti a stelle e strisce è fornito direttamente dai servizi di tv via cavo (esattamente come MySky qui in Italia, cioè una versione del decoder Sky dotata di registratore video digitale), il 21% è acquistato nei negozi e il 2% è rappresentato da computer utilizzati come registratori. Il 37% degli intervistati possiede un DVR, un dato in costante crescita rispetto al 29% del 2008. Insomma, oggi negli Usa una persona su cinque guarda contenuti video registrati. Si va sempre più verso una televisione on-demand: pago per un solo contenuto e lo guardo quando voglio. Non è un caso che al recente Consumer Electronic Show di Las Vegas, tutti i maggiori produttori di televisori come Sony, Samsung, Panasonic, Toshiba e LG abbiano presentato una nuova linea di tv, tutte con un loro servizio integrato per vedere film e programmi on-demand.

Fonte: www.wired.it

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