Home»Foto»Italia, paradiso delle scorte

Scorte

Nel nostro Paese ci sono più di mille auto blindate, con 2.400 agenti. Molte sono indispensabili, come quelle ai giudici in terre di mafie. Ma ha senso pagare anche quelle di Sgarbi, Diliberto, Scajola e Dell’Utri?

Gianluca Di Feo

Il fantomatico attentato virtuale contro Gianfranco Fini. I micidiali pacchi bomba anarchici. I petardi contro le sedi della Lega. E la misteriosa sparatoria sulle scale di casa Belpietro, passata in due mesi da emergenza nazionale a bufala individuale.

Le cronache di quest’ultima stagione tornano a riempirsi di allarmi, in un contesto che tra crisi economica, aspri confronti sindacali e scontri studenteschi è di sicuro teso, offrendo lo scenario perfetto per azioni clamorose e simulazioni più o meno credibili. In questo clima da fine impero c’è una figura che torna protagonista: quella del pretoriano, che spesso invece di difendere l’imperatore diventa strumento di interessi diversi. Oggi si chiama scorta e, nell’italica declinazione viene sempre più spesso percepita come lo status symbol supremo. Per alcune persone realmente in pericolo si tratta di una logorante necessità, che annulla la libertà di movimento e la privacy, una condanna alla vita blindata. Per altri invece è solo l’ostentazione di un rango: il massimo del privilegio, molto più dell’auto blu.

PANZER DI STATO

Tra minacce concrete e sfarzi di casta, l’Italia è diventata l’Eldorado delle auto corazzate: il nostro governo vanta il record mondiale degli acquisti, più degli Usa o della Russia, della Colombia o del Libano. Negli ultimi anni lo Stato ha speso circa 120 milioni per comprare 600 Bmw delle serie 3 e 5; un centinaio di Audi 6, ciascuna del costo di 140 mila euro; un’ottantina di “carri armatiAudi A8 e Bmw 7 che per 300 mila euro promettono di incassare anche le raffiche di kalashnikov. Ma nei garage pubblici c’è molto altro. Centinaia di Lancia Thesis e Lybra, decine di Alfa 164, le nuove Subaru Legacy e le ormai vetuste Fiat Croma, residuati della flotta commissionata all’indomani della strage di Capaci. Non esiste un censimento dell’autoparco blindato: dovrebbero essere circa 1.500 macchine, che consumano il doppio e si logorano molto più rapidamente. Solo per le missioni assegnate dal Viminale ogni mattina ne partono 650: messe in fila formerebbero un corteo lungo più di tre chilometri.

pastedGraphic.pdfServono per garantire la sicurezza di 263 magistrati, la metà dei quali in Sicilia e Calabria; 90 parlamentari e uomini di governo; 21 sindaci e governatori regionali; altrettanti ambasciatori e otto tra sindacalisti e giornalisti. A sedici di loro viene assegnato il dispositivo massimo: due-tre blindate con oltre otto agenti. Altri 82 hanno una doppia macchina con sei uomini armati mentre 312 si devono accontentare di una sola auto corazzata con una coppia di bodyguard. Ad ulteriori 174 personalità invece è stata concessa una vettura normale con uno o due militari di tutela.

In totale il ministero dell’Interno ha disposto 585 “servizi di protezione ravvicinata” che richiedono 650 vetture antiproiettile, 300 auto non blindate, circa 2 mila tra agenti, finanzieri, carabinieri e guardie carcerarie più altri 400 uomini per vigilare su case e uffici. E questo apparato in molti casi si alterna su due turni, raddoppiando così personale e macchine.

ARMATA FUORI CONTROLLO

L’elenco ufficiale del ministero – che “L’espresso” rivela per la prima volta – è comunque parziale, perché esistono molte altre scorte che non dipendono dal Viminale. Anzitutto, c’è lo scudo di Palazzo Chigi, con una struttura da 007 che schiera 30 commandos ed ex guardiaspalle privati della Fininvest, tutti alle dipendenze dei servizi segreti, con 13 Audi corazzate e altri 70 uomini per sorvegliare le residenze del premier. E bisognerebbe conteggiare anche i dispositivi che vegliano sul capo dello Stato e quello che contribuisce alla sicurezza del papa.

C’è poi una serie di provvedimenti d’urgenza disposti dai singoli prefetti: nell’ultimo periodo hanno riguardato 23 magistrati e un numero top secret di politici nazionali o locali. Nella lista vanno aggiunti i “servizi di vigilanza”, ossia il livello minimo di protezione: un’auto di ronda che passa periodicamente sotto l’abitazione o il luogo di lavoro della personalità da protegger. La vigilanza riguarda 678 magistrati e una moltitudine di esponenti di partito, sindacalisti, imprenditori, alti prelati e un gruppetto di giornalisti. Infine, l’ultima novità: i vigili urbani usati come guardia personale dai sindaci, con la benedizione o meno dei prefetti, come avviene da Palermo a Pavia.

Fonte: L’Espresso

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