Home»Articoli»Internet: le cifre di una rivoluzione

Internet

Piergiorgio Cattani

Per comprendere la reale portata della rivoluzione tecnologica in atto occorre partire dalle cifre. Secondo alcuni dati forniti dall’interessante trasmissione radiofonica “media e dintorni” per esempio, nel corso del 2010 sono stati spediti a livello globale circa 294 miliardi di mail al giorno ma di esse l’89% sono spam, posta indesiderata, virus…

Non è facile quantificare il numero dei navigatori: stime realistiche parlano di 2 miliardi di persone che hanno l’accesso alla rete anche se, ovviamente, la qualità e la quantità del suo utilizzo dipendono in larga parte dalla velocità di connessione. Il 2010 è stato anche l’anno del boom dei social network, in particolare Facebook che nel giro di 12 mesi e passato da 350 milioni di iscritti a più di 600 milioni: Twitter invece si ferma a 165 milioni. È questa la tendenza del futuro quando il Web 2.0 cioè un nuovo approccio alla rete più partecipato e interattivo sarà patrimonio di un sempre maggior numero di persone. Tutto questo cambierà radicalmente non solo il modo di informare e di informarsi ma anche la visione complessiva globale, un mutamento che avrà enormi ripercussioni in campo politico, economico, culturale.

Dati molto precisi sull’utilizzo di internet negli Stati Uniti nel 2010 sono stati elaborati dall’istituto indipendente di ricerca Pew Internet & American Life Project (disponibili in inglese a questo indirizzo). Confrontandoli poi con una recentissima indagine Istat “Cittadini e nuove tecnologie” del dicembre 2010 concentrata sul nostro paese si capisce quanto ancora siamo indietro nella rivoluzione di internet e quali saranno probabilmente gli scenari futuri.

Il 79% degli americani adulti utilizza internet, una percentuale costante negli ultimi 4 anni. Ma ci sono differenze significative a seconda delle classi di età: se i giovani tra i 18 e i 33 anni sono quasi tutti connessi (95%), la percentuale degli adulti tra i 34 e i 55 anni scende ma resta significativamente sopra l’80%, mentre, con l’aumentare dell’età, essa cala in maniera drastica tanto che solo il 30% degli anziani utilizza la rete. In Italia invece soltanto il 52,4% delle famiglie ha un accesso a internet, percentuale che sale significativamente al 74,7% nelle famiglie con la presenza in casa di un minorenne. Il 59% degli italiani con un’età compresa tra i 16 e i 64 anni è online, un dato che comunque ci colloca al ventesimo posto in Europa, superati da Malta, Lituania e Ungheria… Tuttavia la percentuale degli adolescenti italiani utilizzatori della rete raggiunge quasi i livelli di oltreoceano segnalando in maniera inequivocabile la direzione futura.

Eloquenti sono le motivazioni addotte da quanti non fruiscono di internet: il 31% degli americani si dice non interessato, mentre il 12% afferma di non avere un computer ma soltanto il 9% pensa che sia troppo difficile da usare, e il 6% di non aver tempo di impararlo. Sommando alcune voci si deduce che solo il 20% dei non utilizzatori è “analfabeta” dal punto di vista tecnologico. Da questo punto di vista la situazione italiana è ben più allarmante: ben il 40,8% delle famiglie che non navigano su internet indicano come motivazione la mancanza di capacità. Il 23,2% delle famiglie considera Internet inutile e non interessante.

Negli Stati Uniti ci si collega a internet soprattutto per inviare o ricevere email (94%), utilizzare motori di ricerca (87%), cercare informazioni relative a salute e malattia (83%), per vedere le notizie (75%) o per acquistare prodotti (66%). Cifre simili si riscontrano anche in Italia benché per esempio solo il 40% usa la rete per trovare informazioni sanitarie e soltanto il 26,4% per vendere o acquistare prodotti!

La popolarità dei social network (Facebook, Twitter, MySpace…) negli USA è schizzata in alto in pochi mesi: tra il dicembre 2008 e il maggio 2010 la percentuale degli internauti utilizzatori dei network è salita dal 35% al 61% toccando l’83% tra i giovani (prima era il 67%), mentre c’è un arretramento nei giovani per quanto riguarda i blog. Una tendenza riscontrabile anche in Italia dove circa il 45% complessivo utilizza network con punte del 78,7% nei diciottenni .

È importante che ciascuno analizzi questi numeri dal suo punto di vista ma è altrettanto vero in prospettiva il mondo girerà sempre di più intorno alla rete: sarà il mondo di Facebook, Google, Youtube, Wikipedia… il problema principale risiederà nella capacità di rendersi conto che queste piattaforme da noi utilizzate come ambienti neutri e gratuiti sottendono invece fortissimi interessi economici.

Proprio questo è il punto sottolineato anche dal forum WSIS tenutosi nel maggio 2010 a Ginevra. Internet deve rimanere uno spazio di libertà, aperto alle diverse opinioni. Poiché i motori di ricerca e i social network non sono “pubblici” occorre un monitoraggio continuo da parte degli utenti per evitare qualsiasi abuso di potere da parte degli inventori e dei proprietari di tali strumenti entrati ormai nel nostro quotidiano.

Piergiorgio Cattani

Fonte: www.unimondo.org

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