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. Teheran: “Usata per fare pressioni”

Sakineh Mohammadi Ashtiani

Il Comitato internazionale contro le esecuzioni riferisce che la donna non è stata giustiziata ma resta in pericolo. La replica del governo iraniano che accusa l’Occidente di strumentalizzare la vicenda. Ministro degli Esteri francese: “Parlato con Mottaki, ancora non c’è verdetto”.

Sakineh non è stata giustiziata, come si temeva, ma resta in pericolo. Lo riferisce la portavoce del Comitato internazionale contro le esecuzioni, Mina Ahadi, secondo cui le pressioni dei governi occidentali sul regime di Teheran hanno contribuito alla decisione. L’attivista per i diritti umani, in esilio in Germania, ha spiegato al telefono che è ormai trascorso l’orario per le impiccagioni in Iran, “ma l’esecuzione è stata rinviata, non annullata, e potrebbe ancora essere portata a termine in qualsiasi giorno“. Secondo fonti iraniane, infatti, il nome della donna si trova su una lista di persone da giustiziare nei prossimi giorni stilata dalla Corte suprema iraniana. La comunicazione sarebbe già arrivata al carcere di Tabriz, nel nord dell’Iraq, dove è rinchiusa Sakineh.

Intanto Teheran replica all’appello di Europa e Usa lanciato ieri per fermare l’annunciata esecuzione, e accusa: il caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è usato dall’Occidente come “strumento per fare pressioni” politiche sull’Iran, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehman-Parast, citato dall’agenzia Isna. Gli occidentali “sono così insolenti da aver trasformato il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani, che ha commesso dei crimini, in una questione di diritti dell’uomo”, ha dichiarato Mehman-Parast. Hanno fatto del “suo caso un simbolo della libertà della donna nei Paesi occidentali. Chiedono la sua liberazione – ha aggiunto – tentano di usare un caso semplice di diritto comune come strumento di pressione contro l’iran“.

Intanto da Parigi il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, sostiene che “il verdetto finale nel caso riguardante Sakineh non è stato ancora pronunciato” e “le informazioni su una sua eventuale esecuzione non corrispondono alla realtà”. In una nota, il ministro spiega di aver avuto stamani un colloquio al telefono con il suo collega iraniano, Manouchehr Mottaki, per “lanciare un nuovo appello alle autorità iraniane affinché rinuncino definitivamente a giustiziare Sakineh e le concedano la grazia“. Il ministro iraniano, scrive Kouchner, “mi ha riferito che il verdetto finale nel caso riguardante Sakineh non è stato ancora pronunciato dalla giustizia iraniana e che le informazioni di una sua eventuale esecuzione non corrispondono alla realta”. Aggiunge inoltre che la Francia e l’Europa “restano mobilitati per salvare la vita della donna iraniana“. “Con i nostri partner europei – si legge – continuiamo ad essere molto preoccupati per la situazione dei diritti umani in Iran. Lanciamo un appello alle autorità iraniane a rispettare le libertà fondamentali, a cessare la loro politica di intimidazione e di repressione e liberare quanti sono oggi ingiustamente imprigionati”.

La 43enne Sakineh Mohammadi-Ashtiani, madre di due figli, è stata condannata alla lapidazione, pena poi convertita nell‘impiccagione, per adulterio e concorso nell’omicidio del marito. Da luglio, dopo una mobilitazione internazionale per salvare la vita alla donna, le autorità iraniane hanno fatto sapere che la condanna a morte deve essere ancora confermata nell’ultimo grado di giudizio. Un figlio della donna, Sajjad Ghaderzadeh, e il suo avvocato sono stati arrestati in Iran il mese scorso insieme a due giornalisti tedeschi che stavano cercando di intervistarli.

Fonte: www.repubblica.it

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