Home»Ecologia»GREENPEACE IN 18 CITTÀ ITALIANE: NON SCARICATE LE FORESTE NEL WC

I volontari di Greenpeace a Castel del Monte

Greenpeace

Questa mattina in diverse città italiane* i volontari di Greenpeace hanno distribuito di fronte ai supermercati “Foreste a rotoli”, la nuova guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Gruppi di volontari – alcuni travestiti da oranghi – hanno posizionato in strada anche dei water, contenenti ciascuno un piccolo albero, simbolo delle piante tagliate per fabbricare prodotti come la carta igienica.

Greenpeace Gruppo locale San Ferdinando di Puglia ad Andria

Negli ultimi anni, infatti, la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del pianeta, minacciati dall’irresponsabilità di aziende come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti. Anche l’industria cartaria italiana ha le sue responsabilità: mantenendo rapporti commerciali con multinazionali coinvolte nella deforestazione, anche le aziende italiane rischiano di immettere sul nostro mercato prodotti che causano fenomeni come la distruzione delle foreste e il cambiamento climatico.

Greenpeace Gruppo locale San Ferdinando di Puglia ad Andria

Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste a rotoli” sono solo cinque i prodotti riciclati al 100%: Coop Vivi Verde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di acquistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto: questo perché alcuni marchi, come Carrefour ed Esselunga, producono anche altre tipologie di carta igienica, valutate come insufficienti o addirittura pericolose. Soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i propri prodotti esclusivamente carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council).

Foreste a rotoli

E i peggiori? Consultando la guida più dell’80% dei prodotti non raggiungono la sufficienza. A rischio, nella fascia rossa, i prodotti di Auchan, Sma e Pam. Tra i non classificabili, infine, Tenderly e tutti i prodotti dall’azienda Georgia Pacific che si è formalmente rifiutata di fornire a Greenpeace le informazioni necessarie per  l’inserimento in classifica.

Guida Foreste a rotoli

È assurdo che in fazzoletti e carta igienica, usati solo una volta e poi buttati nel cestino e nel wc, si nasconda carta pericolosa. Con la nostra guida – afferma Chiara Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace – diamo ai consumatori uno strumento in più per fare acquisti responsabili, evitando di acquistare pezzi di preziose foreste pluviali”.

Greenpeace Gruppo locale San Ferdinando di Puglia ad Andria

* Bologna, Castelli Romani, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Pisa, Ravenna, Roma, San Ferdinando di Puglia, Taranto, Torino, Trieste, Varese, Venezia, Verona.

La guida Foreste a Rotoli, può essere scaricata in versione tascabile sul sito www.deforestazionezero.it

Il video “Deforestation Nightmare” interpretato dall’attrice Barbara Tabita:

http://www.youtube.com/watch?v=Agqcxe2SjEM

eBook

3 Responses to "GREENPEACE IN 18 CITTÀ ITALIANE: NON SCARICATE LE FORESTE NEL WC"

  1. antonio brunori   24 dicembre 2010 at 10:29

    PEFC replica alle accuse di Greenpeace con un comunicato stampa nazionale:
    “Greenpeace pensi a chiarire i criteri usati nelle loro classifiche
    ed eviti disinformazione. Sulla questione dell’azienda APP, non c’è alcun legame tra Pefc e lo sfruttamento delle foreste in Indonesia”.

    “Dopo la pubblicazione della Eco-Guida ‘Foreste a rotoli’ da parte di Greenpeace, noi del PEFC Italia abbiamo chiesto all’associazione ambientalista chiarimenti sui criteri alla base della classifica delle aziende virtuose e l’abbiamo invitata a non fare marketing in favore dello schema di certificazione forestale FSC del quale sono parte integrante. A questo nostro invito hanno risposto con un evidente provocazione. E così facendo fanno due danni: confondono ancor più le idee ai consumatori che vorrebbero premiare le aziende davvero virtuose. E danneggiano l’immagine di un organismo internazionale che, come loro, ha a cuore il miglioramento degli standard di gestione forestale nel mondo. A rimetterci, quindi è solo l’ambiente”.
    Così Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia, ha risposto al commento di Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace.

    “Non vorremmo – prosegue Brunori – addentrarci in una polemica sterile e che nulla ha a che vedere con la tutela ambientale. Ma non possiamo non replicare, cercando, per quanto possibile, di chiarire la realtà.”

    “PEFC è un organismo di normazione, che definisce gli standard di certificazione per il settore forestale e li gestisce lavorando come la ISO (International Standard Organisation). I nostri standard sono verificati da Organismi di Certificazione, su richieste delle aziende, a cui poi verrà rilasciato eventualmente il certificato di conformità allo standard. Quindi le affermazioni di Chiara Campione di Greenpeace sono un evidente esempio di disinformazione e di distrazione dal problema sollevato dal PEFC: la nostra organizzazione non certifica alcuna azienda, essendo tale attività di pertinenza degli Organismi di Certificazione, con cui tra l’altro non ha alcun legame. Come può quindi può prendere le distanze da una azienda che è stata certificata da un altro organismo?”.

    In merito all’accusa di certificare le attività della indonesiana APP (Asia Pulp and Paper), Brunori chiarisce che “certamente si vuol far riferimento al fatto che la APP ha ottenuto un certificato di tracciabilità per le carte che contengono fibre provenienti da piantagioni che sono certificate PEFC in Cile. Ma essendo l’azienda asiatica nel mirino di Greenpeace per le proprie attività in Indonesia e Sumatra, si è voluto unire scorrettamente il tema e lanciare una inutile richiesta per mettere il PEFC in cattiva luce. Infatti non c’è nessun collegamento tra PEFC e le foreste indonesiane incriminate, dove non c’è mai stata certificazione PEFC”.

    Brunori ricorda inoltre che “quelle stesse foreste erano già certificate secondo le regole di FSC fino a quando nel 2007, dietro proteste proprio di Greenpeace e di altre ONG, fu revocato il certificato. Fa pensare che le norme tanto considerate di alto livello di sostenibilità avevano permesso la certificazione delle stesse piantagioni ora messe all’indice da Greenpeace”.

    “Sulla base di questa riflessione, ci auguriamo che Greenpeace passi dalle parole ai fatti nel riconoscere la validità dello schema PEFC, senza ideologie di parte o motivazioni di natura corporativistica (essendo parte attiva all’interno dello schema FSC). Anche valutando che, dall’esclusione di OGM e della conversione di foreste primarie fino all’inclusione di parametri sociali e di sicurezza nelle aziende di trasformazione del legno e carta, il sistema PEFC non ha avuto timori ad evolvere i propri parametri di riferimento, passando da uno schema inizialmente pan-europeo nel 1999 ad uno standard mondiale, entrando in aree forestali tropicali con problematiche e situazioni gestionali diverse da quelle delle piccole proprietà familiari dell’Europa da cui era partito”.

    “Se Greenpeace vuole veramente promuovere politiche virtuose a favore dell’ambiente, senza fare campagne di marketing che drogano il mercato e ingenerano più danni che vantaggi, la smetta di fare una guerra al massacro contro chi lavora esattamente come FSC a favore della gestione sostenibile delle foreste e ci aiuti a creare una società che premi la trasparenza e l’impegno imprenditoriale a favore delle foreste, con metodi equilibrati e non ricattatori”.

    “Ci auguriamo quindi che le eco-guide su parquet, carta grafica e carta tissue di Greenpeace siano reimpostate al più presto con parametri di giudizio più aderenti al vero impegno verso l’ambiente da parte delle aziende italiane e senza l’obiettivo di orientare il mercato verso uno specifico marchio, operazione che basa il proprio successo solo sulla forza del ricatto e del discredito più che sulla forza delle scelte etiche e consapevoli”.

  2. admin   25 novembre 2010 at 23:47

    GREENPEACE A PEFC:“BASTA CERTIFICARE APP DISTRUTTORE DELLE FORESTE”

    “Sostenere che Greenpeace promuova il marchio FSC (Forest Stewardship Council) facendo una sordida operazione di marketing è un errore grossolano che non ci aspettavamo da un organismo di certificazione come il PEFC. Greenpeace è un’organizzazione indipendente che non promuove marchi, ma politiche virtuose” così Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace, risponde alle dichiarazioni di Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia.

    Nella guida verde “Foreste a rotoli” per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta, Greenpeace, oltre alle fibre riciclate, valuta positivamente anche quelle certificate FSC perché al momento è, secondo l’organizzazione, l’unica certificazione che fornisca garanzie su altissimi livelli di sostenibilità per i prodotti di origine forestale.

    “Monitoriamo costantemente il processo di miglioramento degli standard PEFC e non escludiamo, anzi ci auguriamo – continua Campione -, che questa certificazione riesca a darci le stesse garanzie del FSC. Al momento attuale non è così”.

    App (Asia Pulp and Paper), che secondo le più importanti associazioni ambientaliste mondiali è una delle peggiori minacce per la tutela delle ultime foreste torbiere indonesiane, dichiara di poter garantire la sostenibilità dei propri prodotti anche grazie alla certificazione PEFC. “FSC si è dissociata da APP già nel 2007. Quando PEFC farà lo stesso?” conclude Campione.

    Greenpeace Italia

  3. antonio brunori   24 novembre 2010 at 13:32

    Sono indignato per questa ennesima campagna “fasulla” di Greenpeace!
    Greenpeace è parte coinvolta nelle certificazioni forestali, favorisce un marchio proprio e distrugge i concorrenti! Così facendo altera il mercato, quando ancora solo il 10% delle foreste è certificato.
    L’iniziativa di Greenpeace è apparentemente destinata ad aumentare la sensibilità del mondo industriale verso l’uso consapevole della fibra di cellulosa e del riciclato, ma in realtà è un enorme spot pubblicitario verso lo schema di certificazione FSC e uno strumento per indirizzare il mercato attraverso la disinformazione al consumatore e il ricatto verso le industrie della carta.
    Utilizzando la propria notorietà acquisita attraverso operazioni spettacolari contro baleniere e centrali nucleari, questa organizzazione ambientalista perde la propria autorevolezza di organizzazione a favore dell’ambiente entrando a pié pari nel mercato usando mezzi subdoli e mistificazione delle informazioni. Infatti al mondo esistono due schemi internazionali di certificazione dell’origine sostenibile della cellulosa e della carta riciclata: una è quella dentro cui opera e svolge attività Greenpeace (cioè FSC), l’altra è PEFC, quella che, se posseduta dalle industrie della carta nella classifica mistificatoria dei buoni e dei cattivi, ha ricevuto i voti peggiori.
    In poche parole, con l’ecoguida si fa credere che i migliori siano quelli che hanno il marchio FSC, sbattendo agli ultimi posti quelle aziende che, pur utilizzando fibra certificata per l’origine sostenibile, non hanno il marchio da loro promosso ma l’alternativo PEFC.
    I fatti sono che FSC e PEFC sono riconosciuti dal Parlamento Europeo essere uguali “a fornire garanzia al consumatore che i prodotti certificati a base di legno e carta derivino da gestione forestale sostenibile che tenga conto del ruolo multifunzionale delle foreste”, riconoscimento ottenuto anche dalle politiche di acquisti verdi di Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e altre ancora, senza alcuna eccezione. Nella stessa Italia, che ha normato il valore ecologico premiante delle risme di carta da fotocopia con fibra certificata per l’origine sostenibile, PEFC o FSC sono valutate in maniera equivalente dal Ministero per l’Ambiente (con il Dm n. 111/09), associandosi a dichiarazioni sul tema da parte dell’Associazione degli Industriali della Carta (Assocarta) e del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF).
    Purtroppo, in maniera parziale e assolutamente autoreferenziale, Greenpeace si è elevato sopra centinaia di tecnici e di agenzie governative che svolgono istituzionalmente il compito di valutare la validità degli schemi di certificazione, alterando le informazioni e fornendo la percezione che uno schema sia migliore dell’altro.
    La cosa sconvolgente è che purtroppo SOLO il 10% delle foreste nel mondo sono certificate (1/3 FSC e 2/3 PEFC), quindi c’è ancora tantissimo da fare a favore della difesa dell’ambiente. Sono ancora poche le aziende virtuose che scelgono i propri fornitori con fibra proveniente da boschi certificati e invece Greenpeace fa di tutto per promuovere il proprio schema, dimostrandosi più interessato al mercato che alle foreste.
    Mi auguro che si capisca che non bisogna credere all’oro colato!
    Antonio Brunori
    (Segretario generale Pefc Italia)

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • ECOLOGIA
  • LOCAL
  • ABOUT
  • CONTACT