Home»Foto»WikiLeaks, ecco i documenti sull’Italia in Iraq

Soldati in Irak

Raffaele Mastrolonardo

Queste rivelazioni hanno a che fare con la verità”, ha detto Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, presentando al mondo l’ultimo scoop realizzato dalla sua organizzazione: 391.832 rapporti sulla guerra in Iraq a cui finora i media non avevano avuto accesso. Grazie a queste informazioni, e attraverso il meticoloso lavoro di ricerca condotto dalle testate giornalistiche (tra cui spiccano New York Times, Guardian e Spiegel) di tutto il mondo e da chiunque sia disposto analizzare i file liberamente disponibili in rete, Assange è convinto che emergeranno aspetti nascosti di una guerra che è già costata la vita a 109mila persone. Un’operazione trasparenza che riguarda, seppur in piccola parte, anche il nostro Paese e che potrebbe portare alla luce nuovi elementi man mano che i media italiani scaveranno nei documenti messi a disposizione da WikiLeaks. Le prime analisi, intanto, hanno permesso di fare emergere ulteriori dettagli (seppur non sempre chiarificatori e definitivi) su alcuni episodi controversi del nostro coinvolgimento nelle operazioni belliche irachene, a cominciare dalla morte di Nicola Calipari. Vediamoli.

Una macchina piena di esplosivo

Una nota datata 1 novembre 2005, come si legge su WikiLeaks, aggiunge un particolare inedito alla vicenda che ha portato alla morte dell’agente del Sismi, ucciso presso un checkpoint americano il 4 marzo del 2005 mentre era in missione per riportare in Italia la giornalista de il manifesto Giuliana Sgrena rapita a Baghdad un mese prima. Secondo quanto affermato nel documento, un capo terrorista, Sheik Husain, definito “ex leader della cellula di Baghdad di al-Qaeda”, avrebbe avvertito il ministero dell’Interno iracheno che la macchina su cui viaggiavano l’agente segreto e la reporter conteneva dell’esplosivo pronto per l’attentato. Questo fatto, se accertato, potrebbe servire a contestualizzare la dinamica dell’incidente: se i soldati Usa presenti al posto di blocco fossero stati a conoscenza dell’informazione (ma non c’è conferma di questa ipotesi nei documenti) il ricorso repentino al fuoco riceverebbe una spiegazione ulteriore. Tuttavia, per quanto aggiunga un altro tassello a quelli già accertati dalle relazioni delle commissioni di inchiesta italiana e americana, il particolare della macchina imbottita di esplosivo non è certo risolutivo e non convince la stessa Sgrena. La giornalista lo giudica troppo coerente con la “versione americana dei fatti”, quella che – ha scritto in un commento pubblicato sul manifesto del 24 ottobre scorso – “gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto per giustificare la sparatoria e l’uccisione del numero due della sicurezza di un paese alleato”. Insomma, i dubbi, da qualsiasi parte si guardi la vicenda, rimangono.

La morte di Salvatore Marracino

Le incertezze non scompaiono nemmeno per quanto riguarda il decesso del sergente della Folgore Salvatore Marracino, avvenuto nel marzo 2005, e anch’esso documentato nei rapporti di WikiLeaks. I documenti messi a disposizione dal sito danno nuova linfa alle perplessità sulla versione dell’accaduto fornita dai militari alla famiglia: quella della morte provocata dallo stesso milite. “A noi hanno sempre detto che Salvatore è morto per un incidente causato dalla sua arma”, ha affermato la madre del sergente della Folgore, Maria Luigia Grosso. In due carte (qui e qui) svelate dal sito degli informatori si legge che il 15 marzo 2005 “alle ore 13, (un militare italiano) stava prendendo parte a un’esercitazione di tiro a Nassiriya. E’ stato accidentalmente colpito (alla testa)”. Una formulazione che lascia aperta la porta alla possibilità che il proiettile che ha ucciso Marracino sia partito dall’arma di un commilitone. Il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, ha comunque confermato la versione ufficiale.

La battaglia di Nassiriya

Una possibile discrepanza tra la versione fornita dai militari e la realtà interessa infine la “battaglia dei lagunari” sui ponti di Nassiriya avvenuta nell’agosto del 2004 quando un veicolo guidato da iracheni fu colpito dal fuoco dei militari italiani ed esplose. Secondo quanto si legge in due rapporti (qui e qui) presenti nel database di WikiLeaks il mezzo “non si è fermato a un check point” e, dopo il fuoco dei soldati, “è saltato in aria”, cosa che ha indotto gli italiani a “ritenere che si trattasse di un veicolo con esplosivo a bordo”. Nei documenti non si dice che il mezzo avrebbe aperto il fuoco, cosa sostenuta dai soldati, che hanno affermato di avere risposto a un attacco armato. Secondo il ministro della Difesa La Russa, comunque, dai file non emergerebbe “alcuna novità”.

Raffaele Mastrolonardo

Fonte: www.wired.it

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