Home»Nonviolenza»Disarmo»La Russa: ”Bombardare per non essere da meno”

Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa

Il ministro della Difesa in Senato: “Le bombe sugli aerei non servono a proteggere i nostri soldati, ma a non far sentire i nostri militari di serie B rispetto agli alleati”. E annuncia che la decisione non verrà sottoposta a votazione parlamentare.

Enrico Piovesana

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha deciso di armare di bombe i caccia italiani schierati in Afghanistan senza sottoporre la questione a una votazione in parlamento: basterà il parere favorevole delle commissioni Difesa, ma magari nemmeno quello.

Lo ha chiarito lo stesso ministro durante il suo intervento in Senato. ”Non me la sono sentita di dire subito sì alla loro richiesta (dei militari, ndr) senza aver prima ottenuto, non un voto, non una decisione, ma un’opinione, per me importante, non ho detto del parlamento, delle commissioni parlamentari. Ribadisco questa opportunità: potrà avvenire nelle commissioni, può avvenire anche fuori da esse qualora mi rendessi conto che l’occasione di un dibattito al loro interno servirebbe ad allargare e non a restringere le distanze”.

Nell’aula di Palazzo Madama, La Russa ha poi candidamente ammesso che la richiesta di dotare di bombe i nostri aerei, venuta dal comando italiano in Afghanistan, non nasce dall’esigenza di garantire una maggior protezione alle truppe a terra, già assicurata dalla copertura aerea alleata, ma dai complessi di inferiorità del nostro contingente militare rispetto a quelli degli altri paesi.

Non si tratterebbe di una modifica tattica – ha chiarito La Russa – perché anche nell’ultima, tragica occasione, in due giorni consecutivi aerei non italiani, una volta francesi, una volta americani, sono stati da noi richiesti e sono intervenuti con le modalità che hanno ritenuto necessarie. Non si tratta quindi di assicurare una sicurezza che altrimenti non c’è, né di modificare il comportamento dei nostri militari, che cambia poco, anche in diritto. Se agiscano direttamente con nostri aerei o se li richiamino perché questi operino, non cambia assolutamente nulla”.

Il ministro ha quindi spiegato l’origine della sua decisione: ”I nostri militari ripetutamente mi hanno fatto osservare che siamo rimasti l’unico Paese ad avere gli aerei senza il relativo armamento. Insieme a noi c’era la Germania, che ha ritirato i suoi aerei proprio perché in questa fase tattica il Tornado senza armamento è stato ritenuto non più necessario. (…) L’imbarazzo dei nostri militari è dato dal sentirsi in qualche modo di serie B rispetto agli alleati, che ci chiedono perché, pur avendo gli aerei, non li usiamo e li chiediamo a loro”.

E’ il vecchio complesso dell’Italietta che non vuole essere da meno, che non vuole sfigurare. Quel pericoloso e irrazionale sentimento che in passato portò altri governi italiani ad avventurarsi in assurde campagne coloniali in Africa, e che oggi porta la nostra aviazione militare a bombardare un lontano paese asiatico nell’ambito di una brutale guerra d’occupazione internazionale. Peccato che oggi, proprio per scongiurare vecchi errori, esista una Costituzione che ripudia la guerra, ma che è considerata carta straccia non solo dai politici di entrambi gli schieramenti, ma dallo stesso Capo dello Stato che quella Carta dovrebbe far rispettare.

In Senato, infatti, il ministro La Russa ha difeso la costituzionalità della nostra missione citando il presidente Napolitano: ”È chiaro che la nostra missione comporta atti che possono essere definiti atti di guerra. (…), ma sul problema che essa risponda o contravvenga al nostro dettato costituzionale non ci sarebbe bisogno che mi soffermassi più di un secondo, avendolo risolto, e mi inchino alle sue parole, in maniera lapidaria, serena e definitiva ieri, non un anno fa, il presidente della repubblica, citando in un suo comunicato ufficiale la rispondenza al dettato dell’articolo 11 della nostra Costituzione della missione internazionale”.

”Continuare ad insistere su questo tema, specie dopo le parole del presidente della repubblica, mi sembra un esercizio teso a confondere – ha concluso La Russa – e che non appartiene alla comune volontà, che riconosco all’intero parlamento, di affrontare la questione in maniera seria, determinata e leale, avendo sempre di mira gli interessi nazionali, gli interessi della comunità internazionale e anche la sicurezza dei nostri ragazzi in divisa”.
Appunto, non certo l’interesse degli afgani.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

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