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Insonnia
Un italiano su tre riposa male. Altro che predisposizione biologica: l’insonnia dipende soprattutto dagli orari sballati.

Roberta Villa

Un italiano su tre pensa di dormire troppo poco. Ma quel che è peggio, il 60 per cento circa di questi insonni cronici risente delle conseguenze delle sue notti agitate sul proprio benessere psicofisico, sulle prestazioni professionali, nei rapporti interpersonali. E’ la fotografia di un’Italia inquieta quella che emerge dalla ricerca commissionata ad Astraricerche da Philips e realizzata sulla base di un migliaio di interviste a un campione di adulti rappresentativi di oltre 41 milioni di connazionali. Ma che cosa significa dormire troppo poco? «Quel che conta è sentirsi riposati durante il giorno» spiega Lino Nobili, responsabile del Centro del sonno dell’Ospedale di Niguarda. «In media questo risultato si ottiene con 7-8 ore di sonno, ma per qualcuno sei ore sono più che sufficienti, mentre ad altri non ne bastano nove». Una differenza che probabilmente è su base genetica. Non esiste quindi una regola per tutti. Ognuno deve dormire quel che gli basta (e non di più) per non accusare sonnolenza, mancanza di concentrazione o irritabilità durante il giorno. Una condizione che sembra essere diventata un lusso in tutte le società avanzate, come confermano dati analoghi provenienti dai Centers for Disease Control statunitensi. Mettendo insieme lo stress, gli orari sregolati, la quantità di cose da fare e sommandoli alle preoccupazioni e ai fattori provenienti dall’esterno, come luci e rumori, si spiega la maggior parte dei casi di insonnia in Italia. «Infatti, se si considera tutta la popolazione mondiale, solo il 9-16 per cento ha difficoltà a dormire» precisa Liborio Parrino, del Centro di medicina del sonno di Parma, «una quota che ha probabilmente basi biologiche e genetiche. Tutti gli altri sono vittime di un modo di vivere innaturale tipico dei paesi industrializzati». E’ anche vero che in occidente ci sono più anziani, su cui pesano più acciacchi. In oltre la metà dei casi, secondo la ricerca italiana, a ostacolare il sonno sono problemi di salute: per esempio dolori alle ossa o alle articolazioni, oppure malattie di cuore che disturbano il respiro, o un reflusso gastrico che provoca acidità quando ci si sdraia. «A volte non è la quantità, ma la qualità del sonno a non essere sufficiente» precisa Nobili, «per esempio perché intervengono fenomeni come la sindrome delle gambe senza riposo che provoca continui risvegli».

CIRCOLO VIZIOSO – In entrambi i casi il rapporto tra un cattivo sonno e una cattiva salute è un circolo vizioso: se è vero che spesso si fa fatica a dormire perché non si sta bene, la scarsità del sonno a sua volta ha una serie di conseguenze deleterie per la salute. «Inizialmente è stato dimostrato un legame tra un aumentato rischio di malattie di cuore, di ictus o di diabete e certi disturbi del sonno, come le apnee notturne » prosegue l’esperto milanese. «Ma ormai è evidente che, in persone predisposte, basta la deprivazione cronica di sonno, senza disturbi specifici, per favorire lo sviluppo di queste stesse e altre patologie». Per non parlare degli effetti sulla psiche, in particolare sull’umore. Tra insonnia e depressione per esempio è sempre difficile capire se l’una è conseguenza dell’altra o viceversa. Non per caso la natura ha previsto che passassimo un terzo del tempo della nostra vita a riposo: «Durante il sonno calano la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca» aggiunge Nobili. «Si modifica poi la produzione di insulina e di altri ormoni da cui dipende il metabolismo degli zuccheri, alterato nel diabete, o di leptina e grelina che regolano lo stimolo dell’appetito: ecco perché la mancanza di sonno può favorire l’insorgenza di ipertensione, diabete od obesità difficili da curare». Alcuni studi sembrano poi indicare un legame con il sistema immunitario per cui il fatto di dormire poco o male può aggravare malattie autoimmuni o indebolire le difese. Il risultato di tutto ciò potrebbe essere un addirittura un aumento della mortalità, come emerge da diverse ricerche recenti, ma certamente un peggioramento della qualità di vita. «Uno studio che abbiamo pubblicato su Sleep Medicine condotto in Italia su 3500 pazienti che si rivolgevano al loro medico per ragioni diverse lo dimostra chiaramente» conclude Parrino. «Quelli che soffrivano di insonnia riportavano, in un test che misura la qualità di vita, punteggi inferiori a quelli della media italiana; gli altri, pur avendo vari problemi di salute, al contrario li avevano superiori». Come dire che per vivere bene quel che conta è soprattutto dormire bene.

Roberta Villa

Fonte: www.corriere.it

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