Home»Articoli»Immigrazione in Italia: una risorsa indispensabile

Immigrazione in Italia

Piergiorgio Cattani

Martedì 26 ottobre è stato presentato in contemporanea in molte Diocesi italiane il ventesimo rapporto della Caritas sull’immigrazione in Italia, quest’anno intitolato “Per una cultura dell’altro”. Si tratta di un traguardo significativo perché in questi anni la Caritas ha prodotto dossier sul fenomeno migranti che piano piano si sono imposti nell’opinione pubblica per equilibrio di analisi e per capillarità dei dati raccolti.

Per esempio a Trento alla presentazione del volume ha partecipato il Questore e un rappresentante del Commissario del Governo (cioè del Prefetto), il Sindaco della città e il Presidente del Consiglio Regionale, segno di una grande attenzione da parte delle autorità civili. Questa constatazione se evidenzia il ruolo insostituibile della Caritas e della Fondazione Migrantes, denota l’arretratezza della politica italiana capace di litigare persino su incontrovertibili cifre.

Numeri che ci parlano non soltanto della presenza ormai lampante di stranieri residenti (al 31 dicembre 2009 erano 4 milioni 235 mila con un aumento dell’8,8% rispetto all’anno precedente), ma soprattutto della necessità vitale dei migranti per l’economia italiana. Benchè gli stranieri paghino più di altri le conseguenze occupazionali della crisi, sono essi che sostengono la crescita contribuendo con l’11% al PIL del nostro paese.

Le entrate per le finanze pubbliche assicurate dagli stranieri sono state nel 2009 pari a circa 11 miliardi di euro: 2,2 in tasse; 1 miliardo di Iva; 100 milioni per le pratiche per i permessi; 7,5 miliardi di contributi previdenziali. Quest’ultimo è un dato impressionante in quanto oggi è pensionato 1 straniero su 30 (mentre lo è 1 italiano su 4), e secondo le stime dell’INPS per il 2025 tra i cittadini stranieri vi sarà un pensionato su 12 mentre tra gli italiani il rapporto sarà di 1 a 3.

Il ruolo delle migrazioni sull’economia globale è un tema che andrebbe studiato con attenzione. Ne ha parlato a Trento alla presentazione del dossier Caritas Marco Rotelli, direttore generale della ONG Intersos che si occupa di cooperazione internazionale. Rotelli ha smontato dall’interno lo slogan abusato “aiutiamoli a casa loro” quasi che bastassero le risorse economiche per fermare un’ondata epocale di migrazione. Le stime parlano di 700 milioni di persone che hanno pensato seriamente all’opportunità di lasciare il proprio paese (e 25 milioni avrebbero come meta l’Italia) per migliorare le proprie condizioni di vita.

Ma quanti sono in grado di progettare un viaggio devono avere un grado medio di cultura e non devono trovarsi in situazioni di estrema povertà, che non consentono neppure di lasciare il paese. In realtà i migranti provengono da paesi poveri ma non poverissimi, appartengono al ceto medio e non alle frange emarginate e infine portano al paese di destinazione non soltanto manodopera generica ma anche competenze sempre più specializzate.

La cooperazione internazionale per legge si occupa invece delle situazioni di grave povertà e disagio. Paradossalmente l’idea condivisibile di aiutare le persone nel loro paese di origine non frenerebbe i flussi migratori ma li incentiverebbe, in quanto fornirebbe agli indigenti quelle risorse indispensabili per emigrare.

La realtà invece è un’altra: la cooperazione allo sviluppo è slegata dai processi di immigrazione; il fenomeno migratorio ha effetti quasi esclusivamente positivi per i luoghi di arrivo mentre ha conseguenze ambivalenti per i paesi di partenza. Se le rimesse degli immigrati sostengono interi stati (come per esempio l’Eritrea) o incidono in maniera molto significativa sull’economia di essi, la partenza dei cervelli migliori e delle competenze più necessarie (in Ghana in questi ultimi anni c’è stato un calo del 60% dei medici formati negli anni 80), impoverisce l’economia del loro paese. Lo slogan più veritiero sarebbe: “immigrati venite ad aiutarci a casa nostra!”.

Al di là di qualsiasi dato reale e analisi argomentata tuttavia la percezione dei cittadini rispetto all’immigrazione è lontana dalla situazione effettiva e risente della politica e dell’impostazione mediatica. Molto interessante è la ricerca statistica Transatlantic Trends Immigration 2009, che confronta i paesi delle due sponde dell’Atlantico.

La presenza di stranieri è percepita in maniera gonfiata: in Italia i cittadini ritengono che gli immigrati rappresentino il 23% della popolazione (quando viaggiano intorno al 6%), in Francia il 25% contro il 9%, in Canada il 37% contro il 20%. C’è una paura diffusa soprattutto verso gli immigrati irregolari o clandestini che per la maggioranza dei cittadini aumenterebbero la criminalità. Secondo una ricerca del Cnel invece nel periodo 2005-2008 i residenti stranieri sono aumentati del 45,7% mentre le denuncie penali contro di essi sono cresciute del 19%. Un dato positivo riguardo all’Italia parla di un 53% favorevole a concedere agli stranieri residenti il diritto di voto alle amministrative.

Insomma emerge un quadro in evoluzione. Se il fenomeno migratorio è inarrestabile e ricco di opportunità per i paesi ospitanti è compito della politica dire la verità, smussare le difficoltà , e operare per un’integrazione che conviene a tutti.

Piergiorgio Cattani

Fonte: www.unimondo.org

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