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Il Pakistan nel mirino

Ondata di bombardamenti Usa sul Pakistan, che blocca i rifornimenti militari Nato. Mentre l’ex presidente Musharraf paventa un nuovo golpe militare. Il parere di Ahmed Rashid e Raimullah Yusufzai.

Enrico Piovesana

L’escalation della campagna missilistica dei droni Cia in Nord Waziristan (solo a settembre 21 attacchi con 130 morti); le ripetute incursioni aeree degli elicotteri da guerra americani (che giovedì hanno bombardato anche postazioni militari pachistane, uccidendo tre soldati); la rappresaglia di Islamabad, che ha deciso di bloccare le rotte di rifornimento della Nato in Pakistan. E, ancora, le minacce dell’ex presidente Pervez Musharraf che dal suo esilio londinese annuncia di voler tornare sulla scena politica pachistana, paventando il rischio di un nuovo golpe militare se all’esercito pachistano non verrà dato più potere.
Su tutto questo, abbiamo chiesto un parere a due noti analisti pachistani: il famoso scrittore e giornalista Ahmed Rashid (autore di ‘Talebani’, ‘Nel cuore dell’islam’ e ‘Caos Asia’) e il decano dei giornalisti pashtun pachistani, Raimullah Yusufzai (direttore di The News e autore dell’ultima intervista a Osama bin Laden).

Nelle ultime settimane si è registrato un numero mai visto di attacchi aerei americani sul territorio pachistano, anche contro postazioni dell’esercito di Islamabad, che ha reagito bloccando i rifornimenti militari Usa diretti in Afghanistan. Sono segnali di un peggioramento nei rapporti tra Stati Uniti e Pakistan?

RASHID – ”Certamente. I crescenti attacchi Usa riflettono il deterioramento dei rapporti e si spiegano con il fatto che l’amministrazione Obama ha una gran fretta di mostrare risultati nella lotta ad Al Qaeda e ai miliziani di Haqqani prima delle elezioni Usa di novembre e del rapporto Petraues di dicembre. Ed è un dato di fatto che i militari pachistani non stanno cooperando come Washington vorrebbe, sopratutto dopo la condanna in America, per terrorismo, della scienziata pachistana Aafia Siddiqui. Questa aumentata pressione militare americana sul Pakistan è forse dovuta anche all’urgenza di sventare in tempo i preparativi di attacchi terroristici contro l’Europa che sarebbero in corso nella regione pachistana del Nord Waziristan. Se ne sa poco, ma la Cia sa sicuramente dove andare a colpire, e lo sta facendo”.

YUSUFZAI – ”Gli elicotteri americani hanno condotto in Pakistan quattro attacchi in una settimana: la situazione sta diventando molto seria. Sicuramente oggi tra Pakistan e Stati Uniti ci sono più problemi di quanti ve ne siano mai stati in passato: non c’è mai stata fiducia reciproca, ma ora siamo ai minimi storici. L’escalation di attacchi americani arriva proprio mentre qui a Islamabad arriva il capo della Cia, Leon Panetta, per pressare i militari pachistani a collaborare maggiormente nella lotta contro i santuari della jihad. Di fronte all’inasprirsi della resistenza armata talebana in Afghanistan, gli americani hanno deciso di adottare una tattica più aggressiva, spingendo la guerra anche oltre il confine pachistano. Penso che nei prossimi giorni e settimane assisteremo ad altre incursioni aeree americane qui in Pakistan”.

L’ex presidente Pervez Musharraf ha appena annunciato da Londra di voler tornare sulla scena politica pachistana con un suo partito. Ha parlato del rischio di un nuovo golpe militare a Islamabad – come quello diretto da lui nel 1999 – se all’esercito non verrà dato più potere. E’ possibile che gli americani, scontenti dell’attuale governo civile pachistano, abbiano deciso di tornare a scommettere sull’ex generale e sull’esercito?

RASHID – ”Gli Stati Uniti desiderano un governo pachistano più affidabile, ma non penso proprio che mirino a un ritorno al potere dei militari. D’altronde gli stessi militari pachistani non hanno più interesse a guidare formalmente il paese, perché hanno capito che possono farlo anche con i civili al governo: già oggi l’esercito gestisce la politica estera, le politiche di sicurezza, le emergenze nazionali come si è visto dopo le recenti alluvioni. Non penso che vogliano sobbarcarsi la responsabilità formale di guidare il paese in un momento di grave crisi economica come quello che il Pakistan sta attraversando ora, e che rende impopolare qualsiasi governo in carica, civile o militare che sia.

YUSUFZAI – ”Musharraf non gode più di alcun reale sostegno negli ambienti politici e militari pachistani, quindi un suo ritorno in politica non avrebbe un impatto reale sugli equilibri di potere a Islamabad. La situazione in Pakistan oggi è molto instabile, sia dal punto di vista politico che da quello economico: se volesse, l’esercito potrebbe riprendere il potere in ogni momento, ma non gli converrebbe perché in questa fase si troverebbe ad affrontare problemi e sfide molto difficili”.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

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