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I costi ambientali dei gadget

Siamo invasi di oggetti del desiderio, ma quando inevitabilmente si romperanno riusciremo a smaltirli senza produrre montagne di tecno-spazzatura?

Andrea Curiat

C’è poco da fare, i costosi gadget tecnologici di oggi saranno i rifiuti di domani. Siamo sommersi dagli iPod/Pad/Phone, invasi dai Blackberry, ossessionati dal touchscreen. Solo la scorsa settimana in Cina si è toccato un record: centomila iPhone 4 venduti in pochi giorni. Ma quando gli oggetti del desiderio inevitabilmente si romperanno o diventeranno obsoleti, riusciremo a smaltirli senza produrre montagne di tecno-spazzatura? E no, questa non può considerarsi una soluzione efficace.

Divide et impera”, disse una volta qualcuno esperto di problem solving. Immaginiamo allora di armarci di cacciavite e aprire un iPhone, per sbirciare all’interno e verificare se i singoli componenti siano più o meno eco-compatibili. Attenzione, però: non provateci a casa. Se proprio volete vedere con i vostri occhi cosa si nasconde sotto il logo della mela, questo è un modo decisamente più semplice e sicuro.

La prima“video-dissezione di un iPhone è stata condotta dalla società di ricerche hi-tech Semiconductor Insights e illustrata da Apple Insider. Dentro al case (di alluminio, plastica o acciaio inossidabile, a seconda dei modelli) e dietro allo schermo in cristalli liquidi ricoperto da vetro antigraffi, si nasconde un insieme di microchip composto dal processore centrale, da due memorie flash, da una scheda Lan wireless, un componente Bluetooth, un decodificatore audio e una trasmittente Gsm-Edge.

Giovanni Donatelli, docente di scienza dei materiali del politecnico di Milano, spiega: “Quasi tutti i cellulari e lettori mp3 possono essere divisi nei loro componenti fondamentali: il case, la cui plastica può essere fusa e riutilizzata per prodotti low-tech; i microchip e la componentistica interna, le cui parti metalliche vengono separate tramite magneti, e il resto poi suddiviso a seconda del peso specifico dei materiali; e infine la batteria al litio, con un suo percorso apposito di recupero”. Insomma, il nostro triste cestino di plastica grigiastra potrebbe essere stato, in una vita passata, l’allegro e colorato case di un lettore mp3.

Case a parte, quanto di tutto questo può essere riciclato? Quasi il 90 per cento, assicurano dal consorzio Remedia per la gestione e il recupero dei rifiuti elettrici ed elettronici. Ora, ripetendo il processo per 8mila iPhone (più o meno una tonnellata di telefonini), si ottengono ben 110 chili di rame, 60 chili di ferro, 15 chili di nichel e 4 chili di altri metalli preziosi. “Nel 2009 si raccoglievano 3,2 chili di rifiuti elettrici per abitante, di cui 0,51 chili da elettronica varia di consumo”, spiega il direttore generale di Remedia Danilo Bonato. “La raccolta è quasi raddoppiata nel giro di due anni, ma stenta ancora a decollare per i piccoli dispositivi. Servirebbero delle campagne di comunicazione e sensibilizzazione del pubblico”.

In teoria, riciclare un telefonino è abbastanza semplice. Chi compra un gadget hi-tech può restituirlo al negozio alla fine del suo ciclo vitale, senza incorrere in alcuna spesa. “In molti comuni italiani – spiega Katya Le Donne, dell’ufficio scientifico di Legambiente – mancano però le piazzole di ritiro e i casi di rivenditori che non sanno come smaltire i rottami sono sempre più frequenti”.

Fonte: www.wired.it

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