Home»Ecologia»Agricoltura biologica»“Verde” solo sul bollino negli Usa è giro di vite per i prodotti eco e bio

Cibo biologico

Federico Rampini

Vi infastidisce il boom di pubblicità che vogliono sedurvi con un messaggio pseudo-ambientalista? Al supermercato siete disorientati di fronte all’invasione di marchi col prefisso bio- o eco– ? Non è solo una vostra impressione. Secondo l’ente americano Ecolabel Index, che ha fatto un’indagine mondiale in questo campo, esistono in commercio 349 varianti di etichette e certificazioni “verdi” per i prodotti di consumo di massa. Con pochissimi controlli sulla veridicità dell’affermazione espressa da quei bollini. Il consumatore ha ragione a sospettare che in molti casi lo stiano truffando: l’ambiente è stato catturato dal linguaggio pubblicitario, usato a sproposito, anche quando nulla è cambiato nella sostanza del prodotto. Contro questa maxi-impostura ora scende in guerra la Federal Trade Commission (Ftc), la potente authority americana per la tutela del consumatore. Era ora: l’ultima volta che la Ftc si occupò in modo approfondito della veridicità delle etichette era il 1998, molto prima che lamoda “bio” diventasse cultura di massa. Ma adesso il protettore dei consumatori promette delle “Green Guides” con regole precise e sanzioni severe, contro la pubblicità menzognera e i nomi accattivanti usati a sproposito. Al bando, per esempio, il diffusissimo slogan “eco-friendly” (amico dell’ambiente): dilaga, usato a sproposito su ogni sorta di detersivo e cosmetico, senza che dietro ci sia nulla di concreto. Una gran pulizia sarà fatta sugli 88 “certificati ambientali” più diffusi nella grande distribuzione: quelli che spacciano per “bio” la frutta e verdura, ma anche le merendine e la pasta, il dentifricio e la carta igienica. «Mai più vedremo dei bollini eco- e bio- che non abbiano dietro delle giustificazioni specifiche », ha detto al New York Times il giurista Christopher Cole specializzato nelle normative sul marketing. Questo cambierà anche il mestiere dei pubblicitari. L’ong TerraChoice ha rilevato in più del 10% delle pubblicità un’affermazione ambientalista. «Il consumatore – dice Scott Mc-Dougall che dirige TerraChoice – dovrà avere il diritto a una certificazione rilasciata da terzi, da un organo indipendente, che dia credibilità all’etichetta verde ». E Jon Leibowitz, presidente della Ftc, lancia un monito: «Per chi vuol fare il furbo, per le aziende che continueranno a usare messaggi infondanti o ingannevoli, sappiano che ci avranno alle calcagna». Fra le nuove regole: quando un prodotto viene etichettato come “biodegradabile”, la Ftc pretenderà che si indichi esattamente quanta percentuale del suo contenuto lo è davvero, un dettaglio quasi sempre sottaciuto nel marketing attuale. La Ftc ha già cominciato a mostrare che vuole mordere davvero. Ha lanciato le prime indagini e azioni giudiziarie contro grandi produttori come i supermercati K-Mart, la Tender la Dyna, tutti accusati di avere spacciato come biodegradabile della carta che lo è solo in percentuale modesta. Sono scattate anche delle “class action”, le azioni giudiziarie in cui collettività intere di consumatori possono costituirsi come parte civile: riguardano Apple, Clorox,Heartland Sweeteners. La Sc Johnson è sotto processo per avere usato in modo ingannevole il termine “bio” sui suoi prodotti Windex e Shout per la pulizia della casa. «Quasi una volta alla settimana – confessa Kevin Wilhelm che dirige una società di consulenza sul marketing ambientale – mi appariva un cliente che usava un nuovo tipo di etichetta o certificato. Era il Far West, una giungla selvaggia dove tutto era consentito. Adesso quella storia si chiude».

Fonte: La Repubblica

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