Home»Foto»Obiettivi del millennio più vicini? (Forse) sì

Il direttore della Fao Jacques Diouf - Foto: Thestate

Due buone notizie arrivate quasi in contemporanea. L’ultima è che meno donne muoiono di parto nel mondo. E il progresso non è di poco conto: il numero di decessi dovuti a complicazioni legate alla gravidanza e al parto è diminuito del 34%, secondo il nuovo rapporto Trends in maternal mortality realizzato da OMS, UNICEF, UNFPA e Banca Mondiale. Poche ore prima la Fao aveva annunciato che il numero delle persone affamate nel mondo è sceso sotto il miliardo. Sullo sfondo di questi rapporti c’è il summit sugli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà dal 20 al 22 settembre a New York, durante il quale i governi faranno il punto sui risultati raggiunti e le sfide da affrontare nel prossimo quinquennio. Ma cosa c’è dietro le cifre?

Partiamo dalla fame, e dal primo Obiettivo del Millennio, che impegna i governi a sradicarla entro il 2015. Nel 2010 per la prima volta in quindici anni si è invertita la tendenza: 98 milioni di individui sono saliti sopra la soglia delle 1.800 calorie al giorno, ha detto la Fao con il suo linguaggio tecnico, tipico delle agenzie internazionali.

La fame, insomma, è calata: nel mondo ne soffrono il 9,6% di persone in meno rispetto all’anno scorso. Nel presentare il rapporto Sofi 2010, però, il direttore generale Jacques Diouf ha lasciato poco spazio all’ottimismo: «Con un bambino che muore ogni 6 secondi per problemi connessi alla sottoalimentazione, la fame resta lo scandalo e la tragedia di più vaste proporzioni al mondo» ha detto. «E questo è assolutamente inaccettabile».

Se si va oltre la notizia, dando un’occhiata alle cifre degli ultimi anni, la good news della Fao risulta ridimensionata. È vero che il numero degli affamati è diminuito, per la prima volta in 15 anni. Ma è anche vero che aveva avuto un’impennata dal 2006 al 2009. Il numero delle persone affamate da 873 milioni del 2006 è salito fino a 1,02 miliardi nel 2009, il livello più alto mai raggiunto. Colpa della crisi alimentare prima e della crisi finanziaria poi, che hanno colpito le persone più vulnerabili, soprattutto in Africa, facendole cadere nel circolo vizioso della miseria e della fame. Ora i nuovi dati della Fao segnano un miglioramento, che però, secondo la stessa agenzia Onu, è da attribuire alla crescita delle economie di Cina e India più che a politiche mirate.

Per Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International, «il calo è legato più alla congiuntura favorevole che a politiche efficaci. Un’altra crisi alimentare globale potrebbe esplodere da un momento all’altro se i governi non affrontano le cause del fenomeno: volatilità dei prezzi delle derrate, decenni di investimenti insufficienti in agricoltura, cambiamenti climatici». Per Oxfam serve «un aumento degli aiuti di 37,5 miliardi di dollari all’anno per dimezzare la fame».

Secondo il rapporto Sofi 2010, la regione con più sottonutriti resta l’Asia con 578 milioni di individui. Ma è l’Africa sub sahariana la regione con la proporzione più alta di affamati: il 30%, con 239 milioni di individui. All’interno del continente, poi, ci sono situazioni differenziate: nel biennio 2005-2007 Congo, Mali, Ghana e Nigeria avevano già raggiunto il primo obiettivo del millennio (sradicare la povertà estrema e la fame), e Paesi come l’Etiopia sono prossimi a farlo. Ma nella Repubblica democratica del Congo la proporzione dei sottonutriti è aumentata del 69%.

Gli otto obiettivi del millennio sono quindi più vicini rispetto a qualche anno fa? I progressi più incoraggianti arrivano sul fronte della salute materna. Secondo il rapporto “Trends in maternal mortality”, in Africa sub-sahariana la mortalità materna è diminuita del 26% e in Asia il numero di decessi materni si stima sia sceso da 315 000 a 139 000 tra il 1990 e il 2008, con un calo del 52%.

Il progresso è notevole, sottolinea Unicef, ma il tasso di diminuzione è meno della metà di ciò che è necessario per conseguire l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di ridurre il tasso di mortalità materna del 75% tra il 1990 e il 2015, che richiederà una diminuzione annua del 5,5%; il calo del 34% rispetto al 1990 equivale ad una diminuzione media annua di appena il 2,3%.

Il risultato, tuttavia, segna un progresso evidente contro la mortalità materna, una piaga che affligge soprattutto i Paesi dove il sistema sanitario di base è precario e con poche risorse. Il 99% di tutti i decessi materni nel 2008 si è verificato nei paesi in via di sviluppo, con l’Africa sub Sahariana e l’Asia meridionale, che totalizzano il 57% e il 30% di tutti i decessi.

“La riduzione dei tassi globali di mortalità materna è una notizia incoraggiante” afferma Margaret Chan, Direttore generale dell’OMS. “I paesi in cui le donne corrono un alto rischio di morire durante la gravidanza o il parto stanno adottando misure che si stanno dimostrando efficaci; questi paesi stanno formando più ostetriche, rafforzando gli ospedali e i centri sanitari per assistere le donne in gravidanza. Nessuna donna dovrebbe morire a causa di un accesso inadeguato alla pianificazione familiare, alla gravidanza e all’assistenza al parto“.

Al di là dei chiaroscuri, la maggior salute delle madri può essere salutata davvero come una “good news”. La pensa così Gianni Vaggi, direttore del Master per la cooperazione allo sviluppo dell’Università di Pavia. «Non ho ancora esaminato nel dettaglio il rapporto, ma il dato sulla mortalità materna era stabile da vent’anni a questa parte. Se davvero c’è stato un miglioramento di questa portata la notizia è ottima. Bisogna però prestare attenzione alle differenze fra i Paesi: dentro al dato aggregato sull’Asia, bisogna considerare le differenze fra un Paese come la Cina e uno come il Pakistan».

In vista del Summit Onu del 20 settembre un vasto gruppo di associazioni italiane ha lanciato le sue proposte nel dossier “Raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Le raccomandazioni della società civile”, indirizzandole al governo italiano e alla delegazione che andrà a New York. [E.C.]

Fonte: www.unimondo.org

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