Home»Articoli»iPad ed ebook reader a scuola: la sperimentazione del liceo Lussana di Bergamo

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Camillo Miller

L’introduzione delle nuove tecnologie in ambito didattico è una pratica che è facile associare, quasi in automatico, alle grandi e ricche istituzioni scolastiche statunitensi dalle rette astronomiche, spesso convinti che in Italia un approccio innovativo come quello non sia neppure possibile.

Al Liceo Scientifico Lussana di Bergamo è in corso una sperimentazione che non ha nulla da invidiare ai progetti tecnologici degli istituti della West Coast. L’iPad e gli ebook reader, grazie all’impegno della professoressa Dianora Bardi, hanno iniziato la scuola insieme agli studenti della 4a L il 15 settembre scorso.

A quanto si è letto sulla stampa orobica e nazionale, però, pareva che la sperimentazione fosse partita subito con il piede sbagliato. “Salta in liceo Bergamo la prima lezione con i-pad ed eBooks”, scriveva l’ANSA con il consueto approccio creativo ai nomi di prodotti della Mela. Possibile? Una scuola che riesce a far partire un progetto che prevede l’acquisto di nuove tecnologie non pensa ad una cosa così basilare?
Per saperne di più non restava che andare direttamente alla fonte e chiamare Dianora Bardi per farci raccontare in prima persona che stanno combinando al Liceo Lussana.

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“Ma le pare possibile che riusciamo a far partire un progetto che prevede l’uso degli iPad e degli ebook reader e non abbiamo pensato alla wi-fi”, mi risponde la prof. Bardi quando all’inizio della nostra telefonata le chiedo subito conto del particolare che tanto è piaciuto ai giornali. Semplice questione tecnica, mi spiega la docente (che poi a risposto nel merito anche a BergamoNews, da cui era stata segnalata la carenza): c’è stato bisogno di un potenziamento della rete nell’aula della 4a L per supportare il carico di una trentina di dispositivi connessi in contemporanea e con i ritardi dovuti al rientro il primo giorno di scuola non era stata possibile attivarla per tempo.

Tanto più che il Liceo Lussana di Bergamo, ci tiene a dirmi la prof, è una scuola ENIS (European Network of Innovative School) e le tecnologie – compresa la connessione wireless – non mancavano anche prima dell’acquisizione dei nuovi iPad. Ma la domanda andava fatta subito, per chiarire quel che era successo il primo giorno e poter poi parlare della sperimentazione vera e propria.

Già dal 15 di settembre, però, i ragazzi della 4L avevano in mano il loro iPad, concesso in comodato d’uso della scuola. E del resto non serviva per forza la connessione ad Internet per guidare i ragazzi al primo approccio con un dispositivo che fino al quel momento non avevano mai preso in mano e che quest’anno dovranno imparare ad utilizzare come strumento per la didattica. Il 16 settembre, per la cronaca, era già tutto operativo e funzionante. Il 17, venerdì scorso, sono arrivati i 4 iPad mancanti che Apple non era riuscita ad inviare per tempo.

La sperimentazione

Chiarita la questione ho potuto parlare con la professoressa Bardi di cose più interessanti e farmi spiegare meglio alcuni degli aspetti pratici del progetto.

Lo scopo della sperimentazione mi era già chiaro grazie al comunicato stampa diramato qualche giorno fa dalla Scuola:

Lo scopo del Progetto è quello di verificare se l’utilizzo di strumenti mobili e versatili di lettura e rielaborazione, come ebook reader e iPad, possa rappresentare un reale fattore di innovazione metodologico-didattico, affiancando e/o sostituendo i tradizionali libri di testo, nonché incidere sulla motivazione allo studio, sul processo di apprendimento e, in particolare, agevolare l’acquisizione di specifiche competenze di lettura e scrittura.

Facile a dirsi, ma nel concreto, quali pratiche verranno messe in atto? La reperibilità dei contenuti, nel generale mortorio dell’editoria digitale italiana, mi sembrava potesse essere uno scoglio non indifferente. Ma basta svincolarsi dal dogma del “sussidiario”, per capire che in fondo già molto si può fare senza chiedere nulla agli editori.

Una delle parole chiave, mi ha spiegato la prof. Bardi, è “classici”. Gli insegnanti hanno l’autonomia di strutturare il programma dell’anno scolastico come meglio ritengono (seppur entro le linee del ministero) e volendo possono anche fare a meno dei libri di testo, strumenti dal valore salvifico senza i quali una buona parte dei docenti della mia carriera scolastica avrebbero potuto “insegnare” tutt’al più le regole dello scopone scientifico.

La letteratura italiana fino a buona parte del novecento, ovvero più o meno dove si fermano i programmi dei Licei, è ormai libera dal giogo del copyright decennale. Su Liber Liber o nel database del Progetto Gutenberg si può trovare di tutto senza troppi problemi e a costo zero. Vale lo stesso principio per la letteratura inglese. Anzi, nel caso specifico il progetto Gutenberg è praticamente una miniera d’oro da cui attingere liberamente. Allo stesso modo gli eredi di Cicerone e Tito Livio pare non si siano mai lamentati della diffusione in rete delle opere originali degli illustri avi. Per i dizionari di italiano e latino c’è internet (e le schiene degli alunni ringraziano).

Fonte: www.theapplelounge.com

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