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Gianfranco Fini

Paolo Farinella, prete

Mi sono sorbito un’ora e tre quarti di discorso di Fini a Mirabello, da cui sembrava dovessero dipendere i destini del mondo. Mirabellum, umbilícus mundi! Oddio, anche questa! Il mondo si è spostato un poco più in là e Fini ha potuto delimitare i suoi confini, come in un branco, dove tra i due contendenti per la supremazia, il vincitore, orinando, delimita lo spazio di sua influenza. Assente ma presente Cesare-Caligola, il pretoriano Fini si è svuotato e si è liberato l’intestino restituendo il servizio del Giornale/Libero con enorme soddisfazione: comunione e liberazione al tempo stesso. Nulla di più, nulla di meno. Ha vinto l’ossimoro, figura retorica che afferma nello stesso tempo due antitesi contrastanti e irriducibili (ghiaccio bollente; stanco riposo; riso dolente, ecc.).

Fini ha parlato, Berlusconi ora prepara le elezioni e Bossi passa alla cassa a riscuotere. Cosa è successo? Tutto e nulla (ancora ossimori). Fini si è tolto i sassi dalle scarpe e ha riconsegnato il cerino acceso a Berlusconi, il quale credendosi furbo aveva strafatto come al solito e dar suo: avrebbe premiato chi tradiva Fini, inserendoli nelle liste elettorali prossime in posti sicuri. Se qualcuno cascasse nella trappola finirà senza Fini e senza Berlusconi perché costui è bugiardo e non mantiene mai le promesse bugiarde: tanto negherebbe di averle fatte. Stiano attenti i seguaci di Fini perché chi tradisce una volta, tradisce due, tre e finché può e di lui non ci si può fidare. Tanto meno ci si può fidare di Berlusconi che è la falsità fatta maschera pittata.

Fini ha elencato tutte, quasi tutte, le cose che non vanno in Berlusconi e gliele ha cantate e suonate, mettendolo di nuovo nell’angolo. Si è proposto come moderno liberale, ha chiamato nell’ammucchiata Rutelli e Casini, ha rotto la cristalleria, togliendo a Berlusconi il giochino ormai inutile del partito su misura o del predellino e lo obbliga a trattare con lui e il suo gruppo per ogni respiro. La furbata di Fini è stata che non ha annunciato formalmente la nascita di un partito, anche se lo ha fatto di fatto, e di non uscire dalla maggioranza, ma dichiarando che avrebbe votato con gioia e affetto i cinque punti del programma, cioè quello che interessa Berlusconi e la Lega. Ora questi non possono fare altro che trovare il pretesto per andare alle elezioni, perché Berlusconi da uomo politico senza politica e senza strategia che non sia salvarsi il bottom, non accetterà mai di essere dimezzato a comprimario.

Fini ha fatto l’elenco della spesa, è stato puntiglioso e sarcastico, efficace e rauco, sano e malaticcio, ha volato alto e basso, ma ha fatto solo ed esclusivamente il suo personale interesse, travestito da discorso nobile alla Nazione. Non ha fatto un minimo di autocritica, se non una volta e senza troppa enfasi (per dire che gli rimorde la camicia nera per avere votato la legge elettorale, meglio conosciuta come «La Porcata»); non ha chiesto scusa agli Italiani di avere appoggiato tutte le nefandezze di cui accusa Berlusconi: «Basta con le leggi ad personam», dice Fini che ne ha votato almeno 39 (di padre certo) e si appresta a votare la 40a con il secondo lodo Alfano.

Si schiera contro il processo breve, ma vuole mettere in sicurezza il boss mafioso: che se lo metta in cassaforte o anche altrove, ma non venga a fare lo statista o il liberale perché non può appoggiare Berlusconi nel momento in cui lo inchioda. Se questa è legalità, stiamo freschi! Non mi fido di Fini perché è e resta fascista e il suo discorso lo dimostra in ogni parola, in ogni cucchiaio di olio di ricino che versava sull’ammucchiata dell’amore, dove sono soliti amarsi bastonandosi di santa ragione.

Fini è un furbetto senza quartierino: sta giocando una partita in solitario perché sa che quando Berlusconi cadrà, e cadrà, il partito di plastica si squaglierà e allora vi sarà la corsa al carro fascista. Costui, dopo 15 anni di sfricugliamento e prostituzione, ora si sveglia dal coma berlusconista e si mette al vento. Quando cadrà Berlusconi, Fini sarà pronto a raccogliere i resti di ciò che resterà dal «paròn ghe pensi mi». Fini si è servito di Berlusconi perché senza di lui non sarebbe stato mai accreditato come governativo.

Berlusconi ha sdoganato i fascisti e i Savoia, ma ora che Fini è presidente della Camera e punta ancora più in alto, ha bisogno di ben altri appoggi che non quelli di un dittatore che bacia le mani oscenamente ad un altro dittatore libico. Tutto qui. Questa è la grande politica della destra. Questo è il vuoto abissale della politica della sinistra che ormai è anche superfluo chiamare sinistra, visto che anche da quella parte si pensa di fare affari con Casini e con Fini. Da parte sua il Pd continua ad appaltare la sua funzione di opposizione alla destra stessa perché Fini sta facendo il partito di governo e di opposizione, togliendo alla sinistra la sua ragion d’essere. Una cosa positiva nel discorso di Fini c’è stata quando ha definito Berlusconi «indecoroso» per essersi inginocchiato davanti a Gheddafi: «quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso … non può portare a una sorta di genuflessione».

Il Pd aspettava il Verbum di Fini per andare all’attacco del cavaliere disonorato, e sperava che il fascista dicesse mezza parolina di apprezzamento dell’opposizione, invece li ha mandati a quel paese perché se lo avesse fatto avrebbe fatto anche il pieno di pomodori e ortaggi. L’unica concessione è sulla legge elettorale, ma sono divisi sul come e sul tipo e speriamo che dal «porcellum» non si passi al «suinum». Il Pd si è squagliato e siccome sono degeneri e debosciati che nulla hanno imparato dalle passate batoste, continuano imperterriti a dividersi su tutto. Dice un proverbio che coloro che Dio vuole perdere, prima li fa impazzire. Ecco, il Pd è impazzito, ma se diventasse almeno panna montata si potrebbe usarlo per qualcosa, ma avendo perso il suo sapore, è meglio buttarlo via.

Non è possibile che una opposizione decente, almeno passabile, debba aspettare il discorso di Fini per continuare ad aspettare in aeternum che la pioggia cada dalla terra al cielo, che i mari risalgano i fiumi verso le montagne e il Pd declami romanticamente l’Infinito di Leopardi: «il naufragar m’è dolce in questo mar berlusconian»? Non è possibile! Non è lecito!

Hanno osato definire «squadristi» i democratici che chiedevano conto a Schifani del suo passato e del suo presente non come persona, ma come seconda carica dello Stato e, all’occorrenza, Presidente della Repubblica Supplente (lo sa questo Fassino?). Invece di essere loro a fare alcune domande limpide a Schifanuzzu hanno manganellato i difensori della Costituzione dopo avere avuto il coraggio di invitarlo in pompa magna… veramente non c’è più religione e nemmeno le mezze stagioni. Schifani è quello che quando la piazza fischiava Prodi gongolava: «E questo è niente, il bello deve ancora venire».

Non accetteremo questo sopruso di democrazia e non rispetteremo nessun galateo, nessun protocollo, nessuna dabbenaggine da coloro che mangiavano mortadella in Parlamento durante la votazione della fiducia a Prodi. Il deputato Fassino che tiene anche la moglie in parlamento portandosi a casa doppio stipendio (40.000,00 al mese, così per dire, in coppia), si permette di parlare di deontologia? Che vada dal dentista prima di parlare e si faccia mettere una dentiera sicura.

Lavoriamo perché crolli tutto: non c’è nulla da salvare di questo parlamento, governo, maggioranza e opposizione. Nulla. Non si possono nemmeno riciclare perché sono rifiuti tossici. Bisogna solo smaltirli con attenzione per non farsi inquinare. Altro che educazione, è questo il tempo di gridare e di scendere in piazza, di scardinare e di fare la rivoluzione. E’ questo il tempo dei forti e degli onesti e non ci lasceremo mai incantare né dal pifferaio corrotto e corruttore di Arcore, né dalla finta sirena di Fini, né dal vuoto spinto di Bersani & C. Noi siamo già oltre e oltre resteremo, ancorati alla Costituzione finché questi assassini non lasceranno il campo perché una cosa è certa: Fini o non Fini, Tizio o Caio, D’Alema o Fassino, Letta (nipote) o Rosy, noi non faremo passare né il lodo né il brodo Alfano o altra simile brodaglia. Passate parola.

Non posso non finire in bellezza. Sentite questa: nella riunione del partito dell’amore-a-pesci-in-faccia Berlusconi e i suoi scherano fanno appello alla dignità della Camera che non sarebbe più governata da un «presidente imparziale», anzi dicono proprio «super partes». Chi ha fatto scempio di tutte le garanzie e di tutte le istituzioni, chi ha defecato in pubblico sull’onore e la dignità degli organi di controllo, chi ha ricattato i parlamentari cercando di comprarli ieri come oggi, chi fa eleggere prostitute compiacenti, ora vuole uno che sia «super partes». Peccato che sono pudico e moderato, altrimenti me ne sarebbero scappate alcune e non le avrei frenate.

PS. La situazione precipita, la Lega vuole le elezioni, Berlusconi non le vuole: i due gaglioffi si sono assegnate le parti e stanno recitando secondo la logica: «muoia Sansone con tutti i Filistei», tanto sia l’uno che l’altro hanno sistemato le creature per le prossime mille generazioni: uno con le leggi a favore della Mondadori e delle Tv e l’altro con prebende e incarichi politici. Alla faccia di Roma ladrona!

Paolo Farinella, prete

Fonte: www.repubblica.it

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2 Responses to "FINI OVVERO L’ELOGIO DELL’OSSIMORO"

  1. admin   13 settembre 2010 at 13:27

    Paolo Farinella ha firmato il suo articolo, pubblicato su Repubblica, facendo seguire al suo nome e cognome il suo status presbiterale. E’ stata una sua scelta.
    Personalmente non credo nella esibizione pubblica di titoli o riconoscimenti. Numerosi sacerdoti, quando pubblicano articoli o libri, non amano evidenziare il loro status nel mondo. Mi riferisco ad Hans Kung, Ernesto Balducci, Alex Zanotelli, José Antonio Pagola, ecc. A voler interpretare le intenzioni dell’autore, credo che abbia sottolineato il suo ruolo di uomo di chiesa per evidenziare le presenza del corpo ecclesiale di persone appartenenti alla gerarchia che manifestano posizioni non allineate con quelle di Roma.
    “Lavoriamo perché crolli tutto” è evidentemente una esortazione e una speranza perché si avvii un autentico rinnovamento della politica in Italia. C’è chi sta lavorando nel suo piccolo perché questa speranza si trasformi in realtà. Mi riferisco, ad esempio, a quei sindaci ed amministratori dei cosiddetti “comuni virtuosi” che stanno dimostrando, con i fatti, che una politica diversa, in un’Italia diversa, è possibile.
    Ciao!
    Matteo

  2. Uranio Mazzanti   12 settembre 2010 at 18:18

    1.- “Non mi fido di Fini perché è e resta fascista e il suo discorso lo dimostra in ogni parola.” : legittimo pensarlo ma perchè sottolineare che chi lo pensa sia “prete”? La posizione laica di Paolo Farinella, anche se non la condivido, mi sta bene figuriamoci. Ma quella del prete Farinella secondo me stona Quel :”, prete” dopo il nome dell’autore , a mio avviso, presuppone e “vanta” un valore del giudizio e un’autorità che non è affatto scontata.
    2.- “Lavoriamo perché crolli tutto”. Ma lavoriamo chi? Paolo Farinella e chi altro? La Chiesa? O è un’esortazione?
    Mi piacerebbe un chiarimento.
    Uranio

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