Home»Articoli»FACEBOOK SEMPRE PIÙ UNA RETE OSCURA DI ANONIMO LINGUAGGIO DI ODIO

Utente Facebook

Mike Adams

Quando la televisione fu inventata nella prima metà del ventesimo secolo, venne salutata come la breccia tecnologica che avrebbe ispirato, educato ed elevato la civiltà umana. I programmi didattici e il sapere pratico sarebbero stati diffusi tra le popolazioni, si pensava allora. La FCC (Federal Communications Commission) impose alle catene televisive di trasmettere i notiziari senza pubblicità in cambio della messa in onda della loro programmazione. Queste notizie dovevano costituire l’impegno delle stazioni televisive al miglioramento della società.

Questi erano i sobri e ben intenzionati albori della televisione, cioè di una rivoluzione tecnologica dirompente che ora ha invece rimbambito la nostra popolazione e che ora è sede della pubblicità manipolatrice delle corporazioni e dell’intrattenimento insensato. Lungi dall’illuminare la civiltà umana, la televisione la ha indubbiamente schiavizzata, portando la popolazione al consumismo incontrollato, all’indebitamento, alle patologie e alla stupidità di massa.

Se ancora è possibile trovare una programmazione televisiva con intenti educativi in canali come Nova, la BBC, il Learning Channel, Discovery e altri, la programmazione televisiva di massa disponibile al giorno d’oggi è un insulto al potenziale dell’intelligenza umana e contribuisce solo al crollo del discorso sensato – un fatto che diviene enormemente ovvio durante le campagne elettorali.

L’era di internet

Internet è stato spesso descritto come molto più intelligente della televisione. D’altra parte la televisione è una strada a senso unico: i direttori della programmazione e gli inserzionisti urlano i loro messaggi alle orecchie degli spettatori passivi (teledipendenti) che non hanno alcuna possibilità di partecipare o di rispondere.

Internet invece, è una strada a doppio senso: si può votare, commentare e chiedere informazioni. E per questo si è a lungo creduto che Internet fosse utile per la società. Far partecipare le persone e contribuire a progetti in modo creativo sembra essere molto più sensato che tenere le persone spalmate davanti allo schermo televisivo, magari ipnotizzate dall’ultimo, imperdibile reality.

Ovviamente Facebook ha giocato un ruolo fondamentale nella tendenza alla “partecipazione di massa” in rete. Ma ciò che emerge da Facebook e altri social networks non sono esattamente i contributi e le discussioni che idealmente ci si aspetterebbe di vedere. Anzi, per ragioni che tra poco saranno chiare, Facebook ha tirato fuori il peggio da molte persone, regredendo verso una rete intricata di dichiarazioni di odio anonime e dirette a qualunque persona e cosa.

Da qui il nuovo soprannome per Facebook..Hatebook. (Hate=Odio)

Perché Facebook è diventata una fucina di odio

Ciò che poteva diventare una piattaforma di condivisione comune, di raccolta di idee e di soluzione creativa di problemi è regredita (con qualche eccezione) in un adolescenziale festino dell’odio, di mezze idee davvero stupide. E il peggior problema di questi attaccabrighe che si aggirano per Facebook in cerca di qualcuno da attaccare e distruggere è che non sono una piccola fetta della sua popolazione; a volte sembrano dominare le conversazioni, con grande sgomento da parte delle persone ragionevoli e intelligenti che cercano di portare avanti una vera conversazione.

Sì, c’è molta gente intelligente, positiva e ragionevole su Facebook. Una parte di loro frequenta la nostra pagina di NaturalNews. Ma troppo spesso le loro idee vengono sommerse da quello che possiamo solo chiamare “odio insensato”.

È necessario spiegare la differenza tra critica ragionata e odio insensato. La prima è un commento o una critica che emerge dalla considerazione ponderata di un qualche fatto. Per esempio, gran parte di quel che scrivo è critica ragionata perché offre una critica e spiega il perché di essa. Questo articolo è un buon esempio di critica ragionata.

Odio insensato invece, è una forma di discorso irrazionale e carico emotivamente che non valuta fatti secondo logica o ragione di alcun tipo. È semplicemente uno sfogo emotivo, una specie di vomito mentale che schizza sul mondo della rete. E contiene tra i peggiori discorsi carichi di odio che si possano registrare.

Una volta ho letto un post di una persona che essenzialmente diceva: “Voglio trasmettere il mio amore a tutto il mondo!” Subito dopo, un attaccabrighe di Facebook ha postato: “Allora stai includendo anche i terroristi. Quindi tu ami i terroristi!” A quel punto si intromette un altro attaccabrighe: “È incredibile che lei ami i terroristi! Amante del terrore!” A partire da quel momento, credetemi, i post sono diventati una serie di scariche insensate di nonsenso velenoso contro una donna che intendeva solo postare qualcosa di positivo e rassicurante.

Mi sono informato con la comunità di prodotti di salute naturali e con quella delle celebrità e ho scoperto che quasi la totalità di chi diventa famoso viene perseguitata da un costante assalto di parole piene di odio su Facebook, Twitter e altri social networks. Attori conosciuti, scienziati stimati, guide spirituali e scrittori vengono bersagliati dal vetriolo di Hatebook. Nessun personaggio noto sfugge a questa caccia degli attaccabrighe di Facebook perché sono attivi 24 ore al giorno e soprattutto, operano in totale anonimato.

Gli attaccabrighe prendono coraggio dall’anonimato. Se fosse obbligatorio dare il vero nome, la quantità di discorsi pieni di odio sarebbe di gran lunga inferiore. Perché gran parte di quello che queste persone dicono nei loro deliri di odio è così bizzarra e diffamatoria che non permetterebbero mai che i loro veri nomi fossero collegati a tali discorsi. Allora creano profili falsi, poi postano i messaggi sotto falsa identità, dando sfogo al loro intimo rancore senza correre il rischio che quell’atteggiamento assurdo comporterebbe in un mondo reale.

Il che mi fa sorgere la domanda spontanea: Chi sono esattamente questi attaccabrighe?

L’attaccabrighe della porta a fianco

Pare che questa sia gente normale, quella che si incontra ogni giorno. Gente che è frustrata per il lavoro, il matrimonio, la situazione economica e la vita. Non hanno un posto dove sfogare la loro frustrazione nel mondo reale. Non si può mandare a quel paese il proprio capo e sperare di ricevere ancora lo stipendio. Non è possibile urlare al proprio marito o alla propria moglie senza richiare il divorzio. Non si può sparare alla gente per le strade e non essere arrestati e sbattuti in galera.

Ma si può assassinare gente nella rete. Anonimamente..e protetti dalla struttura di Facebook che sembra essere designato proprio per incoraggiare le liti (perché il conflitto sfocia in più posts, più attenzione e quindi più introiti pubblicitari).

Il tipico attaccabrighe su Facebook è spesso lo stesso tipo che pensiamo essere un buon vicino. Tranquillo, educato in pubblico e ossequioso delle regole della convivenza sociale nel mondo reale. Ma nell’anonimato del mondo online, diventa L’Oscuro Signore Sauron, maestro del suo dominio di distruzione, distruttore dei sogni e di tutto ciò che è buono. Mua-hah-hah!

In pratica, si trasforma in una persona completamente diversa. E gli estremi che si esprimono in quelle due persone potrebbero facilmente essere diagnosticati come “disordine della personalità multipla”, se solo fossero espressi nel mondo reale. Ma nel mondo della rete, tutto ora sembra troppo “normale”.

Peraltro, Facebook non concede agli utenti la possibilità di proibire efficacemente e definitivamente agli attaccabrighe di postare sulla propria bacheca, né offre alcun tipo di “filtri dell’odio” o altre tecnologie per alleviare questa situazione. Come ho suggerito precedentemente, Facebook in realtà sembra incoraggiare i discorsi pieni di odio perché genera conflitto, e il conflitto comporta attenzione. In cambio, questa attenzione si traduce in più pagine visitate e più introiti pubblicitari. Chiudere i discorsi pieni di odio su Facebook potrebbe significare perdere metà e anche più del suo traffico. Non c’è proprio un incentivo finanziario per fermare la diffusione dell’odio sui social networks come Facebook.

Potremmo dire che Facebook si nutre di odio.

La distruzione di brave persone

Il risultato di tutto questo è che il discorso intriso di odio sta distruggendo la vita di molte persone brillanti. Conosco diversi individui geniali provenienti dal mondo accademico che non hanno saputo sopportare l’attacco del discorso di odio di Facebook e hanno finito col chiudere il proprio profilo, rimuovere ogni social network e si sono ritirati in quello che in rete equivale a un rifugio per eremiti.

È triste sapere che questi individui sono terribilmente intelligenti, persone di talento che hanno il dono del sapere da offrire all’umanità. E vengono sbattuti fuori dal palco da quel che possiamo chiamare assurdo discorso pieno di rancore di attaccabrighe anonimi che non offrono nulla al mondo. Individui davvero inutili.

Immaginiamo che Facebook fosse esistito ai tempi di Einstein o del famoso fisico Richard Feynman. Questi fisici brillanti – le cui idee hanno letteralmente trasformato la nostra comprensione dell’universo – sarebbero stati attaccati come imbroglioni e chiacchieroni dalla diffusa idiozia delle masse. “Il tempo è relativo? Assurdo! Che razza d’imbecille potrebbe mai credere a un’idea così stupida?” E a questo sarebbe seguito qualche migliaio di posts di attaccabrighe che non hanno la capacità intellettuale di capire la teoria della relatività di Einstein né l’inclinazione a imparare qualcosa al riguardo e partono con le critiche e le condanne.

Il tono della regressione del pensiero

Quello che davvero sta capitando con Facebook, Twitter e altri social networks è che le conversazioni predominanti nella società stanno regredendo verso discorsi di odio senza senso. Bobby odia Sherry. Sherry detesta il vestito di Cindy. Cindy odia lo stupido sorriso di Bobby..e Bobby è andato a letto con Sherry l’altra sera anche se la odia, l’ha fatto solo per farle alcune foto e metterla in imbarazzo sulla rete.

Questo genere di storie viene poi seguito dai più futili frammenti di nonsenso, come: “Questa mattina ho bruciato il toast e mi sono ricordato quanto sei stronza” anche se io l’ho scritto troppo correttamente; in realtà nel mondo di Hatebook, un insulto del genere si leggerebbe così: “stamatt o bruciato il tost e mmi so ricordato che 6 na stronza” seguito da un “6 padetica” da qualche altro incapace.

E va avanti così, un coro di pazzia basato su un torpore mentale che sembra aver contagiato una percentuale allarmante della popolazione della rete.

Non vorrei essere frainteso: non dico che tutti gli utenti della rete si comportino così. Voglio solo dire che le persone intelligenti, che magari hanno qualcosa di importante da aggiungere a una discussione vengono spesso sommerse dagli attaccabrighe che possono urlare sempre più rumorosamente delle persone che attaccano.

Eppure abbiamo bisogno dei social network

Perché è importante tutto questo? Perché Facebook, Twitter e altri social network sono diventati così popolari che farne parte è essenziale per qualunque cosa compaia in rete. Se non li utilizziamo perdiamo occasioni di raggiungere persone. E se li utilizziamo cadiamo nella rete del discorso intriso di rancore degli squilibrati, che non solo provocano stress emotivo ma anche obbligano alla rimozione dei post negativi e a rispondere ai bugiardi attaccabrighe che postano intenzionalmente informazione che loro sanno essere falsa.

Questo è vero indipendentemente da quale partito si prende. Che tu sia repubblicano o democratico, che tu sia per la medicina naturale o quella convenzionale, che tu creda nel riscaldamento globale o meno…niente di questo conta, sarai comunque attaccato dall’assurdo discorso dell’odio da attaccabrighe idioti che usano le loro esplosioni di rancore come una sorta di masturbazione mentale. Loro “si scaricano” nel distruggere chiunque e nel portare le conversazioni ragionate verso attacchi linguistici intrisi di cattiveria.

Il quadro generale che risulta da questa situazione è che la gente che va in rete inizia a percepirsi sempre più negativamente e vive stressata. La società soffre nel suo insieme quando il discorso dell’odio arriva a dominare in rete. Non c’è più spazio per i ragionamenti.

Il senso comune non sembra trovar posto in un ‘tweet’ di 140 caratteri. Dimenticate le frasi ad effetto della TV – quelle online sono semplici frammenti di pensiero che spesso non contengono altro che parole messe giù casualmente insieme a insulti e bestemmie.

È questo il meglio che possiamo dare? Davvero? È questa la civiltà che ha mandato l’uomo sulla luna, che ha costruito l’acceleratore di particelle atomiche, che ha scoperto i tanti segreti della biochimica e che spera di poter colonizzare un giorno altri mondi? Chi svilupperà la prossima generazione di innovazioni tecnologiche se i nostri giovani sono impegnati a scrivere messaggi e truccare i test invece di imparare la matematica? Come sopravviveranno le democrazie se non c’è tolleranza per discussioni ragionevoli sui candidati politici e sulle loro politiche, e tutto si riduce a chi riesce a spararla più grossa per avere più voti?

Soluzioni?

Allora come invertiamo la tendenza delle interazioni in rete verso una direzione più positiva e responsabile? È una questione cruciale del nostro tempo e la si considera appena in questi giorni.

Istintivamente si pensa che la soluzione sia di richiedere a tutti una licenza per usare internet e che lo si possa fare solo usando veri nomi. Può sembrare una buona idea ma è facile capire che questo farebbe diventare internet uno stato di polizia, con le discussioni in rete monitorate, controllate e censurate dai governi. Per esempio, chiunque sia scoperto a criticare le politiche di vaccinazioni obbligatorie potrebbe essere sbattuto fuori dalla rete.

Per ovvie ragioni, i governi non dovrebbero mai avere il controllo dell’accesso alle discussioni. Gli stati di polizia come la Cina già avanzano pretese simili e di fatto sono molto efficaci nella censura e nel controllo delle conversazioni online. Misure draconiane di questo tipo non avrebbero senso negli Stati Uniti dove la libertà di parola è ancora ampiamente rispettata.

Ma esistono altre soluzioni possibili. I social networks come Facebook potrebbero fare molto di più per migliorare la situazione. Potrebbero fornire agli utenti strumenti per bloccare gli attaccabrighe o per filtrare i post dai toni apertamente negativi. Si potrebbe inserire un sistema di “reputazione” dove le persone vengono inserite in uno status di “lista bianca” o “lista nera” a seconda di cosa pensano gli altri utenti dei loro commenti. Gli utenti potrebbero allora bloccare i post di quelli che hanno una bassa reputazione.

Un sistema basato sulla reputazione potrebbe restituire a internet una certa civiltà, anche se la persona reale rimane dietro un nome virtuale.

Credo che questa potrebbe essere un’idea da un miliardo di dollari, qualche imprenditore coraggioso potrebbe decidere di introdurre un sistema di monitoraggio in modo da assegnare a ogni utente un punteggio della sua attività in rete, permettendo ai siti di usare quel punteggio come parte dei calcoli di visibilità dei contenuti.

In verità, avevo previsto il bisogno di un tale servizio una decina d’anni fa e avevo registrato molti nomi di domini come ReputationMonitor.com, ReputationGuard.com e ReputationServices.com. Se qualcuno, nel leggere questo articolo, è interessato a creare e lanciare un sistema tecnologico di reputazione che possa aiutare a risolvere il problema degli attaccabrighe di Hatebook, sarei felice di collaborare e promuovere la vostra proposta.

Se un sistema basato sulla reputazione è un’idea per abbassare i toni dell’odio insensato sulla rete, ci possono essere altre potenziali idee a cui non abbiamo pensato ancora. Un sistema di analisi delle parole chiave può valutare i post in senso negativo o positivo e siti come Twitter o Facebook potrebbeo permettere agli utenti di controllare i propri “filtri dell’odio” (una sorta di filtro dei genitori per i bambini) che potrebbero automaticamente tener fuori i post negativi. I filtri dello spam funzionano praticamente nello stesso modo.

Questo potrebbe servire come un “firewall dell’odio” che ridurrebbe notevolmente la quantità di rancore riversato sulla rete. Abbiamo firewall per i virus e per gli hackers..perche non per gli attaccabrighe?

Ecco un’altra idea interessante: sviluppare un programma di analisi del testo da inserire alla base del flusso di dati corporativi, che possa filtrare tutti i post o email pieni di odio. Noi di fatto abbiamo sviluppato una tecnologia del genere su NaturalNews.com: i temi vengono catalogati in base ai concetti-chiave contenuti e poi vengono messi in rapporto con temi simili in modo da poter dare suggerimenti intelligenti ai lettori. Fare la stessa cosa con le email e i post è piuttosto semplice.

Ma per fare tutto questo, dobbiamo prima ammettere che l’approccio comunicativo di Hatebook non è più accettabile. Permettere comunicazioni anonime intrise di odio sta distruggendo la qualità collettiva delle nostre vite e non aggiunge nulla di valore alla società.

Tuttavia, se da un lato dobbiamo ridurre l’anonimato degli attaccabrighe, dall’altro dobbiamo mantenere la libertà di parola che rende internet uno strumento straordinario per la condivisione del sapere, della creatività e delle idee.

Sicuramente non è facile da realizzare e non credo di avere tutte le risposte. Ma so che quello che accade su Facebook sta distruggendo la buona volontà di tante brave persone cui il mondo dovrebbe essere grato.

Se vogliamo sopravvivere come civiltà, possiamo e dobbiamo fare di meglio. La aperta condivisione di idee è cruciale per affrontare le grandi questioni del nostro tempo: Come farà il pianeta a sopportare il dominio distruttivo dell’umanità? Come faremo a conquistare altri pianeti per salvarci dai cataclismi venturi? Come diffondere il sapere affinché le prossime generazioni siano più sagge della nostra? Come possiamo esplorare le cause della felicità?

Queste domande non possono essere discusse in un ambiente che favorisce l’odio insensato e lo stupido anonimato invece delle idee e degli argomenti ragionati.

Mike Adams

Fonte: www.naturalnews.com

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

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