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Food, Inc

Cibo s.p.a. è un documentario che descrive la trasformazione radicale dell’industria alimentare avvenuta negli USA negli ultimi decenni. Vedere da vicino ciò che è successo in America è sicuramente importante per capire quello che rischiamo di veder succedere anche da noi molto presto.

Nonostante il consumatore venga illuso di avere a disposizione una grande varietà di marche e prodotti diversi, in realtà questi fanno tutti capo ad un numero molto ristretto di super-aziende alimentari, che poi li immettono sul mercato con nomi e sotto marche diversi. Ancora più inquietante è il fatto che, indipendentemente dal produttore, uno degli ingredienti principali rimanga il granoturco, nelle sue forme più disparate.

La sua estrema economicità, ottenuta in modo artificiale grazie a pesanti incentivi pubblici, ha portato ad utilizzarlo anche come mangime per i bovini, al posto dell’erba che dovrebbe essere il loro nutrimento ideale.

Gli allevamenti di bestiame hanno raggiunto dimensioni enormi ed i mattatoi sono diventati catene di montaggio ad altissima efficienza, dove gli animali al massacro sono trattati poco peggio degli stessi dipendenti, che vengono usati come “macchine umane”.

Tale ciclo lavorativo porta con se altre deleterie conseguenze quale un altissimo rischio di infezioni e contaminazioni dei prodotti, che devono quindi essere sottoposti a fasi di lavorazione che includono una forte sterilizzazione.

Non manca infine il capitolo dedicato alla tristemente famosa Monsanto, che a seguito della recente possibilità di brevettare forme di vita (vegetali o animali) sta cambiando radicalmente il settore agricolo, e impedisce di fatto agli agricoltori di svolgere il loro lavoro con le metodologie che da sempre hanno caratterizzato la loro attività.

Fonte: www.ilporticodipinto.it

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One Response to "Cibo S.p.a: il documentario"

  1. Uranio Mazzanti   16 settembre 2010 at 12:46

    La carenza di un aminoacido essenziale – il Triptofano – nel mais e la presenza di una specifica proteina con effetti alimentari avversi – la Zeina ( il nome latino del granoturco è zea-mais)- sono storicamente alla base di quella sindrome alimentare definita con le tre D (Diarrea, Dermatite e …Demenza) cui potevano essere soggette popolazioni la cui alimentazione era basata sul granoturco.
    Leggasi “polenta”.
    Suggerimento questo per chi capziosamente voglia individuare anche cause alimentari ancestrali nei comportamenti non brillantemente acuti di qualche soggetto (rigorosamente politico) del norditalia.
    In aggiunta casomai alla tipica mancanza di Iodio delle valli alpine.
    Certamente il mais non fa parte di quella dieta che probabilmente ha concorso insieme ad altre ragioni – come la mitezza del clima ad esempio – al fiorire dell’intelligenza mediterranea.
    Negli anni ’70 il nostro Paese ha subito la colonizzazione USA anche per quanto riguarda l’alimentazione del bestiame con l’introduzione-imposizione del silomais nella dieta dei bovini a sostituzione del tradizionale fieno e pastone di cereali vari.
    Mi risulta che per fare il Parmigiano il latte non deve provenire da mucche alimentate con questo foraggio che, oltretutto necessita di molta acqua , per irrigazione (quindi energia da petrolio) nella sua coltivazione.
    Meno male che almeno l’entusistica “soluzione” del “biodiesel da mais” di qualche tempo fa è rientrata nell’archivio delle fesserie. Chissà forse causate da una di quella tre D.
    Saluti
    Uranio

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