Home»Foto»Buona sera, va in onda il nulla. La fuga dal Tg1
Augusto Minzolini

Nei due minuti dell’ultimo editoriale di Minzolini, 400mila persone cambiano canale. In un anno persi 850mila spettatori. Migrazione di massa verso il Tg di La7 diretto da Enrico Mentana

Augusto Minzolini è il peggior direttore degli ultimi 20 anni. Lo dicono i dati auditel. Migliaia di persone dicono così addio al direttorissimo. Ma soprattutto i telespettatori fuggono dai suoi editoriali (articolo di Carlo Tecce). Solo martedì sera, quando il Minzo metteva in guardia il Capo dello Stato sul rischio di eventuali ribaltoni, 400mila telecomandi spegnevano la tv. Secondo Gad Lerner, che dieci anni fa ha diretto il tiggì della rete ammiraglia, gli editoriali servono a sollevare grandi temi di opinione, non per dettare la linea del premier, “è stato usato per fare bau”. Marco Travaglio però aggiunge che anche Minzolini ha il diritto di dire come la pensa. Il problema è che il giornalista mette in onda un “prodotto avvilente per chi lo fa e per chi lo vede, in cui le notizie vengono sistematicamente falsificate o coperte con notizie fasulle o non notizie”. Così il giornale di Rai Uno perde un milione di spettatori in un anno

Martedì sera, ore 20 e 06: Augusto Minzolini compare sullo schermo per l’ennesimo editoriale, circa 150 mila spettatori afferrano il telecomando e spengono la televisione. Sul finire del monologo altri 244 mila lasciano Raiuno e scappano verso il telegiornale di Enrico Mentana, sostituti da un gruppetto stanco di Tempesta d’Amore su Rete 4 e da 192 mila spettatori che accendono in quel momento la tv e beccano il fotogramma di Susanna Petruni che riprende la linea in studio. Morale dell’aritmetica: Minzolini ha perso 400 mila persone in centoventi secondi. Un record stratosferico, migliorato dal direttorissimo medesimo in ventiquatt’ore: l’edizione di martedì ha sfiorato il 27% di share per 6 milioni di spettatori, mercoledì disertano in 500 mila per un punto e mezzo di share. Il professore Francesco Siliato del Politecnico di Milano ha incrociato i numeri Auditel – elaborazione studio Frasi – con le analisi dell’Osservatorio di Pavia: “È incredibile il flusso di utenti raminghi da un canale all’altro, quasi immediata la fuga a La7, ma il particolare curioso è il numero di gente che chiude Raiuno durante l’editoriale di Minzolini”. L’indice di share è la colonna d’Ercole per valutare un telegiornale, il limite storico del Tg1 dei bei tempi era il 30%, un vetta mai raggiunta da Minzolini e sempre più distante: nei primi otto giorni di settembre, rispetto all’anno scorso, il Tg1 ha smarrito 850 mila spettatori.

Con la direzione dell’ex Squalo l’informazione di Raiuno è senza notizie e senza spettatori, così debole da crollare nell’istante esatto in cui un’altra rete – più piccina – affida a Mentana uno spazio per fare giornalismo. Nulla di più, nulla di meno. Il pubblico che sostava in attesa di cambiare a Raiuno, in una settimana di Mitraglia conduttore, emigra in massa a La7 gonfiando le cifre dell’ex Tg di Antonello Piroso, un giornale che arrancava sotto il 3% di share e ora mira al 10. La statuetta del terzo polo fa ridere Mentana: “Noi siamo come l’apostrofo rosa tra la parola t’amo”. Ma la crisi di spettatori è un virus che colpisce da mesi sia il Tg1 di Minzolini sia il Tg5 di Mimun (meno 1,2 milioni): “La7 ha riempito un vuoto informativo e di opinioni – dice Siliato – provocato dai due Tg concorrenti che s’assomigliano troppo per scegliere”. L’emorragia del Tg1 è all’inizio poiché l’indice di share cala al ritmo di mezzo punto al giorno e migliaia di spettatori dicono addio a Minzolini, ai servizi su dentiere, maggiordomi, cani da slitta. E nonostante le spese folli per contratti, gratifiche, scenografia, le critiche di Garimberti (presidente Rai) e Zavoli (presidente Vigilanza) e l’irritazione del Quirinale, l’ex cronista de La Stampa è il dipendente più coccolato e protetto di viale Mazzini: il direttore generale Masi l’ha difeso da politica e azienda e persino dal capo dello Stato. Per la Rai ascolti e pubblicità di Minzolini sono un ornamento, ancora di più con Mauro Mazza, il direttore di Raiuno, ora più distante da Fini e più vicino a Berlusconi. E ancora: le multe dell’Agcom vengono congelate dalle lettere rassicuranti di viale Mazzini, il comitato di redazione è sommerso da liste di minzoliniani convinti e superato a destra da promozioni a pioggia. Nemmeno il sindacato Usigrai riesce a smuoverlo: “Vogliamo sfiduciarlo”. E come? Zavoli ha ammesso di parlare a titolo personale poiché la Vigilanza è impotente sull’argomento.

E Bruno Vespa fa schiena dritta: “Non commento le lettere di un superiore – dice in riferimento a Garimberti – Buona la formula di Mentana, ma non avrebbe senso per il Tg1”. Non molla la presa il finiano Italo Bocchino: “La situazione del Tg1 non è più tollerabile”. Singolare il giudizio di Gad Lerner: “Quello di Minzolini non è stato un editoriale ma il bau di un giorno solo. Voleva sostenere che era meglio andare verso le elezioni anticipate – ha aggiunto Lerner – peccato che durante la notte Berlusconi aveva già cambiato idea: nell’emissione dei versi quindi non è stato neppure un ululato ma un semplice bau. Cosa dire del suo cambiamento? Io parlerei di un incanto, evidentemente è stato invitato a prendere un caffè, forse in una casa alle Bahamas, ed è rimasto incantato”. E per chi è disincanto basta fare click.

Fonte: www.ilfattoquotidiano,it

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