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Infografica

Giorgio Fontana

Il mondo dell‘infographics – le rappresentazioni visuali ed eventualmente interattive di informazioni – sta diventando sempre più attuale e notiziato. Un esempio di casa: la mappatura globale del mezzo miliardo di utenti Facebook. Naturalmente, l’infographics si rivolge a qualunque ambito conoscitivo, e il potenziamento degli strumenti di visualizzazione lo rende non solo un pratico colpo d’occhio su una serie di dati, ma anche qualcosa di più.

Così la pensa Manuel Lima, ad esempio: un interaction designer nato nelle Azzorre ma cresciuto professionalmente a New York e Londra. Quanto sia in gamba lo testimonia il fatto che la rivista Creativity l’abbia nominato fra “una delle cinquanta menti più creative e influenti del 2009“: ma riconoscimenti a parte, basta dare un’occhiata al suo progetto capitale – Visual Complexity.

Le tasse negli USA

L’idea di Lima è quella di creare uno spazio dedicato alla visualizzazione di reti complesse. Una rete complessa è una rete strutturata in modo topologicamente non banale: in parole povere, non si presenta secondo regole date o in modo casuale. Per tornare al nostro esempio, l’insieme degli utenti di Facebook è una rete complessa: un insieme di entità legate fra di loro in modi che non sono né regolari (io sono amico tuo, ma tu sei amico di altre persone che non sono connesse con me) né casuali (i legami fra utenti avvengono secondo delle logiche).

La cosa interessante è che le reti complesse si trovano un pò ovunque, dal social web alla biologia, dalle mappe delle metropolitane alle relazioni di business. Bene: il sito di Manuel Lima raccoglie tutte le modalità più interessanti di visualizzazione di tali reti. Il fine ideale è fare da base per una teoria dei vari metodi di lettura grafica, con un impulso particolare alla contaminazione fra campi del sapere. Ma la cosa più interessante, per il profano, è il modo in cui colori e forme rivelano la filigrana di strutture così diverse fra loro. Racconta Lima:

Rete dei social network

Mentre lavoravo a Blogviz, il mio progetto di tesi, avevo bisogno di un modo migliore per comprendere come i blog fossero linkati fra loro e come fosse strutturato l’intero web. Così cominciai a collezionare decine di progetti di visualizzazione, apparentemente molto differenti: linee di percorso degli aerei, reti di proteine, reti neurali, social network e così via. Ma le loro inattese somiglianze mi incuriosivano. L’aspetto più affascinante delle reti è l’ubiquità. Siccome sono la trama della vita, sono strutture universali, presenti in ogni forma di relazione, da quella più naturale a quella più artificiale.

Fra i più di 730 progetti riportati da Lima ce ne sono alcuni veramente fantastici. Qualche esempio: il GenomeDiagram di Pritchard e White; un tool per dare un volto carino al proprio network di Twitter; la rappresentazione dei posti più remoti della terra; le “relazioni invisibili” fra persone che camminano in un medesimo luogo; una mappa in stile metro dei trend del web. E infine il mio preferito: la rappresentazione visiva delle canzoni pop (giuro).

Insomma, roba da passarci delle ore. Sì, perché al di là dell’interesse specifico (la mappatura di un genoma non è proprio la tipica cosa che uno analizza dopo il caffè), le rappresentazioni contenute in Visual Complexity sono tutte molto belle. In qualche modo, lo specchio grafico non rivela solo la trama dei network complessi, ma anche la loro intima estetica. C’è una relazione fra le due cose?

Le reti hanno una bellezza intrinseca che è difficile negare. E gli schemi più elaborati sono quelli che ci seducono al livello più profondo. Può darsi che il cervello abbia un’attrazione inconscia per i sistemi complessi, un tipo di “codice della rete” cognitivo, che spiega perché si sentiamo così affascinati da queste topologie. Il nostro desiderio naturale sembra spingere verso l’ordine e la simmetria: ma le reti ci mostrano quanto la complessità possa essere avvincente.

Già. La magia della complessità sembra paradossalmente semplice da apprezzare.

Fonte: www.wired.it

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