Home»Articoli»Stop al corso per adulti. A Pisa scatta la protesta

Prof. Rocco Altieri

Paolo Periati

È ormai al quinto giorno di sciopero della fame Rocco Altieri – professore dell’Università di Pisa e insegnante nei corsi serali per adulti – per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul tema cruciale della formazione degli adulti, con particolare interesse verso l’accoglienza, la formazione e l’integrazione dei lavoratori immigrati. La protesta è rivolta contro la riforma Gelmini che ha imposto pesanti tagli al budget e, tramite l’Usp competente toscano, ha fatto sì che la prima classe serale del corso economico aziendale e alberghiero – attivato in un istituto pisano – venisse cancellata.
La notizia è giunta il 9 agosto scorso, quando decine di iscrizioni erano già state ricevute, e ha costretto così a bloccare le altre richieste (circa 60 quelle respinte).
Secondo i docenti, la decisione altro non è che «l’anticamera della definitiva cancellazione dell’intero corso, anche perché – spiegano – si tratta dell’unica ‘classe prima’ attualmente presente in tutta la provincia di Pisa». Come ha dichiarato la coordinatrice del corso, Anna Maria Agresta, le lezioni sono da sempre un «rifugio» per tutti coloro che hanno voglia di ricevere un’istruzione e non hanno tempo, in quanto lavoratori, e per chi non ha avuto questa possibilità in passato. Vi partecipano infatti lavoratori italiani, stranieri, immigrati e 18enni con disagio sociale. Ma anche quei lavoratori in cassa integrazione o licenziati che con un pezzo di carta in tasca potrebbero avere nuove possibilità di trovare lavoro.
In questo caso non si tratta di un precario che lotta per un posto di lavoro – il professor
Altieri è di ruolo e prossimo alla pensione – ma di una battaglia etica e sociale per tutelare il diritto costituzionale allo studio che i lavoratori hanno fin qui avuto. «Mi aspetterei che i sindacati insorgessero contro chi vuole l’estinzione dei corsi serali. Si tratta di una fondamentale scuola di formazione, una fucina di integrazione sociale e dialogo multiculturale», afferma il professore, che continua: «Sono 5 giorni che non mangio per salvare la funzione sociale che ha il corso: si tratta di un vero e proprio laboratorio pratico per eliminare pregiudizi, per educare e aiutare la convivenza sociale. Al corso hanno preso parte persone di più di 19 nazionalità diverse, provenienti da tutto il mondo. Ho visto uomini, donne, ragazzi e ragazze italiane stare in banco accanto ad africani, sudamericani, europei dell’est, asiatici e superare quei blocchi pregiudiziali che prima avevano. Ho visto svanire l’ostilità», conclude Altieri.
Il corso dunque, oltre a essere un luogo in cui si insegnano le materie economiche, gestione aziendale e le diverse professionalità alberghiere, è uno spazio di coesione umana e incontro tra le culture che verrebbe spazzato via, cancellato senza motivo.
In questo caso non ci sono spese in eccesso su cui far cadere la mannaia ministeriale; tagliarla non significa risparmiare perché, come ricorda il professore: «Piuttosto diventa uno spreco, visto che i docenti, per lo più di ruolo, continueranno a percepire lo stipendio senza lavorare». L’unico vero spreco è il blocco di un’iniziativa che potrebbe avere ricadute positive sul piano economico e sociale. Invece, la soppressione del corso per adulti significherebbe privare il territorio e la comunità di una preziosa risorsa.

Fonte: Il Manifesto

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