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Narcoinformazione

In Messico, un blog racconta la guerra tra i cartelli della droga come i media tradizionali non fanno.

Gabriele Battaglia

Teste decapitate, esecuzioni in diretta, foto in esclusiva di boss freddati, la sfilata dell’orrore è postata giorno per giorno da qualcuno che la sa lunga. “Postata” e non “pubblicata” perché quel qualcuno è un blogger, l’anonimo autore di Blog del Narco, il nuovo fenomeno della rete messicana che racconta quotidianamente una guerra che ha già fatto ventottomila vittime.

L’Associated Press ha scritto all’email del blog e il blogger ha richiamato da un numero nascosto. Si è presentato come uno studente del nord del Messico che sta laureandosi in sicurezza informatica e che ha creato il blog a marzo “per hobby”. Oggi l'”hobby” totalizza centinaia di commenti quotidiani e tre milioni di visite a settimana.

Non ha un’etica propriamente giornalistica, cerca l’effetto e pubblica volutamente contenuti raccapriccianti. Ma va là, dove i giornalisti messicani non vanno perché corrotti o terrorizzati dalla campagna di omicidi mirati dei narcos.
Questo è possibile per la natura stessa del media. Alcuni post arrivano
direttamente dalle bande a titolo di avvertimento o messaggio in codice, altri rivelano una vicinanza alla scena del crimine possibile solo a chi vi ha libero accesso: la polizia. E’ come se Blog del Narco fosse il ring dove cartelli e forze dell’ordine si sfidano a livello simbolico e mediatico.

L’anonimo autore pubblica tutto e così facendo, senza prendere posizione, mette sotto il naso del pubblico ciò che si avvicina il più possibile alla verità nuda e cruda.
A volte riporta news di altri media senza citare la fonte. Ma d’altra parte i giornali “autorevoli” fanno lo stesso con le sue, di notizie. Quando però la Milenio Television l’ha citato, il traffico del blog si è impennato del trenta per cento.

Lo studente-blogger dichiara di lavorare quattro ore al giorno e che, da quando l’impegno è diventato gravoso, si fa aiutare da un amico.
Una volta ha ricevuto minacce dalla figlia adolescente di un boss perché aveva pubblicato foto di una nota pop-star presente sua festa di compleanno. In un altro caso ha reso possibile un arresto: quello di una guardia carceraria che liberava alcuni detenuti nottetempo affinché fossero liberi di assassinare.
Nel segno del più assoluto “web sociale“, Blog del Narco ha anche un profilo su
Facebook e su Twitter, dove conta più di 8300 “followers”.

Uno dei servizi più gettonati dagli utenti sono le “dirette” o le anticipazioni sui luoghi dove molto probabilmente ci saranno sparatorie. Così il negoziante sa che è meglio chiudere un po’ prima e il comune cittadino che è consigliabile non portare a spasso il cane.
I critici accusano Blog del Narco di fare pubblicità gratis ai cartelli. Il misterioso narcoblogger risponde: “Adesso la gente chiede informazioni e, se non le pubblichi, si lamentano.”

Fonte: www.peacereporter.net


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