Home»Articoli»Le Linee guida per la rivoluzione digitale della pubblica amministrazione

Siti internet della Pa

Martina Pennisi

Nel mare magnum della Rete si contano circa 40.000 siti web gestiti dalle Pubbliche amministrazioni. Il dato è risalente al maggio del 2010 e fa riferimento alla miriade di siti istituzionali (Ministero, Ente pubblico non economico, Regione, Ente locale, ecc.) e siti tematici (presentazioni di progetti o eventi o erogazione di servizi) all’interno dei quali i cittadini devono orientarsi per ottenere informazioni e usufruire di servizi di varia natura. Per rendere più agevole la navigazione di quanti si perdono fra domini e link interni, il Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ha pubblicato le Linee guida per l’ottimizzazione dei suddetti portali.

Sessantacinque pagine di rapporto illustrano gli accorgimenti necessari a rendere il network di pagine web utile, semplice, trasparente, aggiornato, tempestivo e fruibile; queste le parole chiave che caratterizzano l’intero documento. Alla base della piccola rivoluzione digitale della Pa, sfogliando il documento, si individuano due step: la registrazione al dominio ‘.gov.it’ di tutti i siti, aspetto dal quale sono esentati sono Università ed Enti di ricerca, e l’individuazione di un responsabile per ogni Amministrazione che coordini i contenuti e che, in questa fase di ridefinizione, si occupi di segnalare quelli obsoleti e in contrasto con le Linee guida.

L’intenzione è infatti quella di procedere in alcuni casi con la soppressione di interi portali, fra quelli tematici, e di eliminare i contenuti non attuali dai siti istituzionali. Ultimata l’operazione di deforestazione, chi di dovere dovrà assicurarsi che i siti siano corredati da una serie di contenuti minimi richiesti.

Il sito del Ministero della Pa si propone come buon punto di partenza: è chiaramente indicato l’organigramma, con i relativi contatti, ed è evidenziato il programma per la trasparenza e l’integrità, all’interno del quale sono elencati – fra gli altri – gli incarichi affidati a collaboratori e consulenti esterni, gli incarichi retribuiti ai dipendenti pubblici e la lista dei dirigenti corredata dai loro curricula. Sono inoltre presenti le informazioni relative all’Ufficio relazioni con il pubblico. Manca, invece, l’elenco dei bandi di gara. Quest’ultima funzione è presente nel portale del Dipartimento per le Pari Opportunità, che non ha ancora inserito la sezione dedicata al programma per la trasparenza e non menziona la posta certificata ma dà la possibilità di effettuare ricerche all’interno del sito. Il motore di ricerca interno, raccomandato nelle Linee guida, è assente dai portali del Ministero dell’Interno, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, degli Affari Esteri.

Più diligenti, per ciò che concerne l’inserimento della barra di ricerca in homepage, i portali delle Regioni. Presente in modo omogeneo anche il collegamento all’operazione trasparenza anche se, contrariamente a quanto richiesto, non sempre ottiene una posizione rilevante nell’architettura della pagina d’apertura. Si distingue positivamente il Lazio, con un’icona di dimensioni degne di nota. Non ancora allineati alla trasparenza digitale i garanti di Comunicazione e Privacy, che presenta anche un problema di reindirizzamento, e i siti di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri. Sul pezzo, invece, la Croce Rossa.

L’ interazione con i cittadini impegnati nella navigazione, altro aspetto ripetutamente citato nel documento, non è garantita da tutte le pagine coinvolte nel discorso, ma è richiesta in modo specifico all’interno del sito Accessibile.gov.it. L’Osservatorio, realizzato dal Formez, dà la possibilità di sbizzarrirsi in commenti e segnalazioni sul funzionamento, o mancato tale, dei servizi delle PA. Mano, dunque, a mouse e tastiera perché gli spunti sono numerosi e apprezzabili ma la strada da fare è ancora tanta.

Fonte: www.wired.it

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