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Energia eolica - Foto: Antonio R. Torres

Per ridurre la dipendenza dal petrolio estero il Portogallo è diventato il pioniere europeo della transizione energetica. L’impegno del governo comincia a dare frutti, ma i problemi non sono finiti.


Cinque anni fa i leader del Portogallo, paese bruciato dal sole e sferzato dai venti, hanno fatto una scommessa: per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati hanno tracciato una ambiziosa tabella di marcia sulla transizione alle energie rinnovabili, dal 17 per cento di allora al 45 per cento del fabbisogno nazionale.

Da allora l’uso di energia eolica terrestre, che secondo l’Agenzia internazionale dell’energia di Parigi quest’anno è “potenzialmente in grado di competere” con i carburanti fossili, è settuplicato. Il Portogallo prevede di diventare nel 2011 il primo paese a inaugurare una rete nazionale di stazioni di ricarica per auto elettriche.

L’esperienza portoghese dimostra che è possibile ottenere rapidamente risultati, ma evidenzia anche i costi. Da molto tempo le famiglie lusitane pagano per l’energia elettrica il doppio rispetto a quelle statunitensi, e i prezzi sono saliti del 15 per cento negli ultimi cinque anni.

Secondo un rapporto recente dell’agenzia di consulenza energetica IHS Emerging Energy Research di Cambridge, le politiche aggressive per accelerare l’utlilizzo delle energie rinnovabili si stanno affermando in Portogallo e in altri paesi. Entro il 2025 anche Irlanda, Danimarca e Gran Bretagna ricaveranno almeno il quaranta per cento dell’elettricità da fonti rinnovabili.

Per forzare la transizione energetica portoghese il governo Sócrates ha ristrutturato e privatizzato i vecchi servizi pubblici per creare una rete più adatta alle energie rinnovabili. Per attirare le compagnie private nel nuovo mercato il governo ha offerto contratti a prezzi bloccati per 15 anni, con sovvenzioni variabili in base alle tecnologia utilizzata e finanziamenti inizialmente elevati ma via via ridotti a ogni rinnovo contrattuale.

I paesi europei sono fortemente incentivati a utilizzare le energie rinnovabili. Molti stati, come il Portogallo, possiedono infatti scarse riserve di combustibili fossili. Oltretutto il sistema del mercato delle emissioni dell’Unione europea scoraggia l’uso degli idrocarburi tassando le industrie in base alle emissioni.

La necessità accelera lo sviluppo

I rappresentanti dei governi sostengono che la transizione energetica non comporta un aumento delle tasse o del debito pubblico proprio perché le nuove fonti di elettricità, che non richiedono l’uso di carburanti e non comportano emissioni, rimpiazzano l’energia prodotta precedentemente tramite l’acquisto e la combustione di gas naturale, carbone e petrolio d’importazione.

L’iniziativa portoghese è figlia della necessità. A causa della crescita del tenore di vita e dell’assenza di riserve di combustibili fossili sul suolo nazionale il costo dell’energia importata è diventato altamente volatile ed è raddoppiato nel giro di dieci anni, fino a rappresentare il 50 per cento del deficit di bilancio commerciale.

L’obiettivo del governo di Lisbona è utilizzare fonti rinnovabili – centrali idroelettriche comprese – per il 60 per cento dell’elettricità e il 31 per cento dell’energia totale entro il 2020. I costi di produzione e le tariffe dei consumi di elettricità del Portogallo sono ancora entro la media europea, ma sono più alti rispetto a Cina e Stati Uniti.

Shinji Fujino, dell’Agenzia internazionale dell’energia, sostiene che i calcoli energetici del Portogallo potrebbero in realtà essere fin troppo ottimistici, ma ammette che la transizione ha creato una nuova e preziosa industria: l’anno scorso, per prima volta, il Portogallo è diventato un esportatore netto di energia inviando una piccola quantità di elettricità alla vicina Spagna. Decine di migliaia di portoghesi sono impiegati nel nuovo settore. Energias de Portugal, la più grande compagnia del paese, possiede impianti eolici nell’Iowa e nel Texas tramite la sua filiale statunitense, Horizon Wind Energy.

Oggi gli ingegneri e le compagnie portoghesi agiscono a livello globale. La Edp Renováveis, quotata in borsa per la prima volta nel 2008, è la terza compagnia a livello mondiale nel settore dell’elettricità generata attraverso l’energia eolica. “In genere l’Europa ha avuto grande successo in questo settore”, sostiene John Juech, analista del Garten Rothkopf. “Tuttavia questo è il risultato di un enorme intervento a supporto da parte del governo. Viene da chiedersi cosa succederà in caso di crisi economica o di cambiamento politico: le nuove tecnologie saranno ancora sostenibili?”

Forze imprevedibili

Alimentare un paese intero utilizzando solo le forze della natura, altamente imprevedibili, richiede l’uso di nuove tecnologie e l’abilità di un giocoliere. Un impianto eolico in grado di produrre 200 megawatt in una data ora del giorno potrebbe produrne soltanto 5 qualche ora più tardi; in molte aree il sole splende “a intermittenza”; l’energia idroelettrica è abbondante negli inverni piovosi ma può essere parecchio limitata in estate.

Il sistema di distribuzione portoghese è inoltre diventato a doppio senso. Anziché limitarsi a consegnare l’elettricità le compagnie si incaricano di prelevarla anche dalle fonti più esigue, come i pannelli solari sui tetti delle abitazioni private. Il governo di Lisbona ha deciso di incoraggiare fortemente questo tipo di contributi assegnando un premio per chi compra energia elettrica prodotta con i pannelli solari privati. Ma per assicurare una base energetica in grado di reggere quando le forze della natura decidono di prendersi una pausa, il sistema ha bisogno di mantenere una riserva di carburanti fossili da bruciare all’occorrenza.

La Danimarca, altro paese che fa grande affidamento sull’eolico, nei periodi in cui il vento latita è costretta a importare elettricità dalla vicina Norvegia, ricca di fonti di energia. La situazione del Portogallo in questo senso è più difficile, perché la rete energetica del paese è abbastanza isolata, nonostante la Ren sia riuscita ad accrescere enormemente le connessioni con la Spagna e abbia stimolato lo scambio di energia.

Gli esperti di energia considerano l’esperimento portoghese un successo. Tuttavia c’è chi ci rimette. Molti ambientalisti si sono schierati contro il piano del governo di raddoppiare il volume di energia eolica, sostenendo che le luci e il rumore delle turbine modificano il comportamento degli uccelli. I gruppi impegnati per la conservazione dell’ambiente sono preoccupati dal fatto che le dighe potrebbero distruggere l’habitat della quercia da sughero portoghese.

Prima di diventare la sede del più grande stabilimento eolico a sud di Lisbona, Barão de São João era un sonnolento villaggio sulla costa dell’Alentjo, abitato da agricoltori e residenti attratti dai prezzi bassi e dai panorami idilliaci. Poi sono arrivate le energie rinnovabili e hanno portato conflitti.

Traduzione: Andrea Sparacino

Fonte: THE NEW YORK TIMES

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