Home»Articoli»LA FINE DELLA MOBILITA’ AUTOMOBILISTICA?
Traffico automobilistico

Brian Ladd

Nel mondo di oggi, ci curiamo della nostra libertà e della nostra individualità. E, come hanno ben capito i pubblicitari di automobili, un pò di esperienza ci fa sentire più autonomi di una corsa veloce su una decappottabile.

Modernità fa rima con mobilità. La nostra economia dipende dalla circolazione libera e rapida di merci e persone e la tecnologia per il trasporto è stata ideata su misura per realizzare i nostri bisogni. Inizialmente le ferrovie trasportavano persone e beni a velocità mai immaginate fino ad allora, mentre le navi a vapore circolavano in tutto il globo. Successivamente, nel ventesimo secolo, sono stati gli aerei a permetterci di viaggiare ancora più velocemente.

Eppure, per molte persone la mobilità è legata alle automobili. Le auto non solo hanno permesso agli abitanti delle zone rurali di liberarsi dall’isolamento in cui avevano vissuto, ma grazie a queste i cittadini hanno potuto raggiungere le campagne. Le classi medie danno per scontato l’avere un’automobile, mentre per i più poveri possedere un’auto è segno e strumento di avanzamento.

Ma è sostenibile la nostra mobilità moderna? Siamo di fronte ad una crisi energetica, climatica ed economica – e forse addirittura ad una crisi di mobilità.

Negli ultimi due anni, secondo le stime dell’ONU, la popolazione mondiale è divenuta per lo più urbana. Per la prima volta, la maggior parte di noi vive nelle città e questa maggioranza crescerà rapidamente. Però la vita urbana ci pone di fronte ad una sfida contro la mobilità automobilistica. Nelle città, le macchine consentono una mobilità accomodante – ma soltanto quando il traffico non si fa fitto. [Le auto] evitano agli automobilisti di fare ritardi e di sbarazzarsi di tutti quei fastidi causati da autobus, treni e marciapiedi. In altri termini, un’auto fa da involucro d’acciaio per proteggere gli automobilisti dai propri concittadini.

Ma questa protezione ha un prezzo: se non una perdita di civiltà, allora certamente di mobilità urbana, dato che le auto ostruiscono le strade. La persone credono ancora che valga la pena di guidare in città. Ma per la comunità nell’insieme, il dover lasciare spazio alle auto significa riservare un’ampia parte della città ad una rete costosa di autostrade e parcheggi – che comunque non riesce a stare al passo con il crescente parco automobilistico.

Tra costruzioni di strade e colpi di clacson, la tanto lodata libertà della strada aperta svanisce in uno specchietto retrovisore. Se continuiamo ad affollare con le auto le nostre città – non soltanto Londra o Los Angeles, ma anche Mumbai e Shanghai – resteremo con una scarsa mobilità e avremo delle città a malapena funzionali.

Ciò ci conduce allo stato dell’industria automobilistica. Sebbene la crisi dell’industria automobilistica americana abbia molte cause, la sua soluzione potrebbe affondare nella crisi della mobilità.

Gli USA sono sempre stati il modello di società mobile, in cui le persone sono disposte a far su armi e bagagli e spostarsi in un altro luogo – se non in un altro territorio nel west, almeno in un sobborgo più distante, una traversata lontano dalla vecchia abitazione. Gli U.S.A. sono invidiati da tutto il mondo anche perché sono stati il primo paese in cui la gente comune possedeva delle auto e perché è ancora la nazione in cui le persone guidano auto enormi. Perciò le città sono state ricostruite tenendo conto delle auto e delle autostrade.

Anche quando il business automobilistico diventava un fenomeno globale, quello statunitense restava una razza a parte. Sebbene in Europa la Ford e la General Motors costruissero automobili piccole, riuscivano tuttavia a fare i soldi in casa convincendo gli abitanti a comprare dei mostri succhia-benzina che garantivano il dominio della strada aperta. Detroit deve il suo notevole successo secolare alla capacità delle case produttrici di automobili di confezionare una mobilità pratica con una fantasia improbabile.

Questi giorni potrebbero essere finiti. Il crollo economico mondiale è avvenuto subito dopo l’esplosione del prezzo del petrolio del 2008, che si è rivelato essere di breve durata ma è probabile che si ripresenti visto che i rifornimenti mondiali di petrolio sono stati spinti fino al limite. Le nuove tecnologie come le batterie al litio e le macchine ad idrogeno promettono di liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili senza doverci separare dalle nostre automobili, ma anche la scoperta più strepitosa non potrà sostituire abbastanza presto il nostro parco automobilistico. Quando arriverà qualcosa per rimpiazzare le auto che conosciamo – e qualcosa accadrà, finalmente – potremmo già aver avuto la possibilità di ripensare alla nostra dipendenza da queste.

Alcuni di noi rinunceranno volontariamente alla mobilità moderna. Tuttavia la fine del petrolio a basso prezzo – assieme alla recessione – ci invita a stare lontani dalle auto prese in prestito, a vendere la seconda auto, a guidare meno, ad usare le auto in condivisione, a scegliere veicoli più piccoli, al trasporto pubblico, ad usare le biciclette o ad andare a piedi, o trasferirci in quartieri periferici in cui si cammini a piedi e si usino i mezzi pubblici per i collegamenti con il centro.

Gli economisti che ritengono tranquillamente che le quantità di auto vendute prima del 2008 sono “normali”, perché gli americani “hanno bisogno” delle loro auto, fraintendono la natura del mercato automobilistico. Le grandi automobili, i lunghi spostamenti e i grandi auto-parcheggi hanno i loro vantaggi ma potremmo vivere senza questi. Eppure la crescente classe media degli altri paesi vuole emulare il sogno americano – ed essere capaci di guidare in città e imbottigliarsi nel traffico, proprio come gli occidentali. Inoltre, molti governi muoiono dalla voglia di costruire autostrade e promuovere l’industria automobilistica nazionale.

E ancora, se gli occidentali modaioli vanno sempre più in bici, camminano a piedi e usano i treni, forse i ricchi asiatici faranno lo stesso, e forse i loro governi cominceranno a dubitare che le auto siano la soluzione del futuro.

È difficile immaginare un mondo in cui guidare automobili sia passato di moda. Ma è inevitabile che un giorno questo accadrà e forse quel giorno non è troppo lontano.

Brian Ladd

Fonte: www.project-syndicate.org

Traduzione a cura di NINO VITALE per www-comedonchisciotte.org

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