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Ospedale psichiatrico giudiziario

Esistono ancora, a 32 anni dalla Legge Basaglia. Sporcizia, degrado, sovraffollamento, assenza di cure mediche, scarsa assistenza psichiatrica. Sono le condizioni degli Ospedali psichiatrici giudiziari, prigioni che non aiutano a recuperare il paziente-detenuto. E dove si rischia l'”ergastolo bianco”. Le ispezioni a sorpresa della Commissione d’inchiesta sulla sanità hanno scoperto situazioni vergognose. Ne parla il presidente Ignazio Marino.

Lara Crinò

Pazienti legati ai letti. “Celle” sovraffollate, ambienti sporchi, spazi fatiscenti, nessuna privacy. Impossibilità per i ricoverati-reclusi di essere curati per malattie anche gravi, come il diabete. E soprattutto il peccato capitale: l’incapacità di garantire quelle cure psichiatriche al centro di un percorso di riabilitazione, la ragione per cui esistono queste strutture. Oggi, a trentadue anni dalla legge Basaglia che abolì i vecchi manicomi criminali, questa è ancora la situazione generale degli Ospedali Psichiatrici giudiziari, Opg, che dovevano rimpiazzare i reclusori della vergogna. Con persone trattenute oltre la fine della pena prevista, in una sorta di “ergastolo bianco”. Sono quei penitenziari speciali dove, per citare alcuni fatti di cronaca recente, sono stati custoditi e assistiti Annamaria Franzoni, condannata per il delitto di Cogne, e Ferdinando Carretta, che massacrò i suoi genitori alimentando un lungo giallo. A fotografare il degrado in cui vivono ancora molti dei 1500 pazienti di queste strutture è l’indagine della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, presieduta da Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Pd.

Tra luglio e agosto la commissione ha eseguito “ispezioni a sorpresa” in tutti e sei gli ospedali psichiatrici giudiziari (Napoli, Aversa, Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino) per poi indicare una serie di misure che dovrebbero migliorare una situazione definita “inaccettabile” dal punto di vista igienico e “lesiva della dignità personale” dal presidente della commissione. Alcuni provvedimenti da realizzare subito, per dare sollievo ai pazienti-reclusi, altri che si spera verranno attuati in tempi più lunghi. È lo stesso Marino, commentando le immagini girate durante le ispezioni (guarda il video), a spiegare come si sta cercando di cancellare lo scandalo degli Opg. Anche attraverso una nuova proposta di legge.

Dottor Marino, perché avete ordinato ispezioni a sorpresa negli ospedali psichiatrici?

Tutti i membri della commissione sono stati d’accordo sul fatto che era lo strumento migliore per capire quali fossero le reali condizioni di vita quotidiana di questi pazienti. Se partiamo da presupposto che chi è internato in un ospedale psichiatrico giudiziario è lì per essere curato, quello che abbiamo trovato è un fallimento totale. Innanzitutto perché i pazienti non hanno accesso sufficiente a ciò di cui hanno bisogno, ovvero le cure psichiatriche. In media, possiamo calcolare che ciascun paziente abbia contatti con uno psichiatra per meno di un’ora al mese. Poi, perché chi è internato in queste strutture ed è affetto da una patologia fisica anche grave non ha modo di essere curato. E questa è una violazione dell’articolo 32 della Costituzione, sul diritto alla salute. Infine, perché questi luoghi non sono idonei dal punto di vista igienico e sanitario.

Come mostra il video girato durante le ispezioni, queste strutture non dovrebbero ospitare dei malati. Somigliano più a carceri sporche e sovraffollate che a istituti di cura.

Questa è vero per la quasi totalità degli ospedali. Ad Aversa e a Napoli, per esempio. A Barcellona Pozzo di Gotto ci sono letti di contenzione ottocenteschi, a Montelupo Fiorentino c’è una situazione di grave affollamento, di fatiscenza della struttura e di totale mancanza di privacy. A Reggio Emilia la capienza ufficiale è di 132 pazienti ma ne abbiamo trovati 234. Tutto ciò ostacola la possibilità di un percorso riabilitativo. Consideriamo poi che molti pazienti, circa il 40%, sono in una condizione di “proroga”, ciò che viene chiamato ‘ergastolo bianco’. Di fronte a una pena detentiva di due-tre anni, alcuni sono rimasti in ospedale psichiatrico anche oltre vent’anni, un quarto di secolo. Persino dove si è fatto un vero sforzo per dare ai pazienti condizioni di vita più idonee, come a Castiglione delle Stiviere, che è la dimostrazione che un altro tipo di assistenza è possibile, il sovraffolamento rischia di vanificare i risultati.

Fonte: L’Espresso

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