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Cindy Sheehan

Cindy Sheehan

“Quando voti in favore della guerra, non sorprenderti quando arriva.”
(Cindy Sheehan)

“Mandero al meno due brigate militari in Afghanistan.”
(Candidato presidenziale Barack Obama)

“La guerra in Iraq ci impedisce di affrontare soggetti importanti, come la rinascita di al-Qaeda in Afghanista e il regime Iraniano che ha intenzioni di sviluppare capacità nucleari.”
(Candidato presidenziale, Barack Obama)

“Se abbimo informazione su bersagli al-Qaeda e il Pakistan non è capace di agire, dobbiamo agire noi.”
(Candidato presidenziale, Barack Obama)

Questo articolo e queste osservazioni faranno incazzare molte persone, ma non mi importa. Ve la prenderete con me, anche se non sono io che decreto il prolungamento della guerra, non sono io che la finanzio, non sono io a torturare e a incarcerare senza regolare processo, non sono io a distruggere l’ambiente. Ho la sensazione che il tempo per fermare la disastrosa traiettoria di questo pianeta (dettata dal complesso industrial-militare Usa) stia per finire. Premetto che la mia motivazione non nasce dal fatto che io organizzi proteste alle quali non viene nessuno.

Io scrivo, invece, perché i miei nipoti e i nipoti degli altri non vivano in un mondo dove la guerra a scopo di lucro è un fatto quotidiano, e dove il domandarsi il perché viene bollato come “radicalismo” pericoloso. (…)

La settimana scorsa, la Camera dei Rappresentanti statunitense, controllata da i Democratici, ha votato per dare a Barack Obama 33 miliardi di dollari per finanziare due guerre idiote e imprudenti. E non è la prima volta che i democratici votano per la guerra. Lo sapete perché? Perché i democratici non vogliono la pace: sono anche loro parte del ‘partito della guerra’.

Le guerre iniziate da Bush e continuate da Obama appartengo a tutti coloro che hanno votato Obama. Se la gente avesse ascoltato quello che Obama diceva, e non solo il modo in cui l’ha detto, allora avrebbe capito che lui è sempre stato favorevole alla guerra in Afghanistan, e che non ha mai detto di essere contrario ad azioni militari contro l’Iran.

Durante la campagna elettorale di Obama, in tanti mi dicevano che lui sputava queste minacce militaristiche solo per farsi eleggere, e che una volta entrato alla Casa Bianca avrebbe fatto “la cosa giusta.” E io mi sono chiesta, quando mai succede veramente così? Tre giorni dopo aver giurato di difendere e proteggere la Costituzione, ha bombardato con i droni un “bersaglio” nel Pakistan, ammazzando una trentina di civili ed elevando a nuove vette l’arte della guerra telecomandata, mentre il cosiddetto movimento No-War taceva compiaciuto.

Tanti gruppi e singoli pacifisti perdono la testa durante la stagione delle elezioni, pensando che la differenza minima tra Democratici e Repubblicani giustifichi la dogmatica promozione dei Democratici. Ma sia John Kerry che Obama erano a favore della guerra. Un movimento contro la guerra si auto-delegittima quando si lega a un candidato che non promette una totale e completa astensione dalla guerra.

La maggior parte dei movimenti pacifisti, infatti, hanno votato per un candidato che prometteva di contrattare una guerra solo al fine di poterne espandere un’altra. Obama ha sempre detto di non essere contro la guerra, ma di essere contro le guerre “stupide”. Chi è contro la guerra avrebbe dovuto affermare: “Tutte le tutte le guerre sono stupide, per cui noi non ti sosteniamo”.

Ma cosa si può fare? Votare non cambia niente. Le nostre scelte sono tra il candidato A e B del medesimo partito della guerra. Un vero candidato pacifista verrebbe marginalizzato e ingiuriato. L’America non è una nazione pacifista: siamo da cima a fondo una nazione violenta, per cui bisogna ristrutturare la società dal basso verso l’alto. Svegliatevi e staccate dal vostro paraurti l’adesivo di Obama con il simbolo della pace al posto della O. Se siete veramente contro la guerra capirete che lui non è un promotore di pace.

L’unica speranza per il futuro dell’America sarà il riconoscimento del fatto che Obama, così come McCain, la Palin, e Bush, non sono in favore della pace: solo noi lo siamo.
Quindi, dopo aver finito di piangere i nostri morti, uniamoci e organizziamo una società che porti un cambiamento positivo. Noi non siamo nemici l’uno dell’altro: siamo nemici di uno Stato che ci è nemico.

Traduzione di Giovanni Zenati

Fonte: www.peacereporter.net

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